15 Febbraio 2013

La ripresa non si vede Pil giù in Italia ed Europa

La ripresa non si vede Pil giù in Italia ed Europa

 

 

grazie alle sue riforme il pil aumenterà del 6% in cinque anni. Le sue politiche recessive hanno aggravato le condizioni del paese. Nemmeno di fronte alla realtà di un paese impoverito, dove è sempre più difficile trovare lavoro, Monti fa autocritica. Occorre invece una drastica inversione di rotta sulle politiche del lavoro». Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, spiega che «se non si interviene con urgenza sui fattori che ostacolano lo sviluppo, ci sarà un’ ulteriore decrescita del nostro Paese. Bisogna reagire intervenendo sulle questioni che stanno provocando la recessione. Occorre innanzitutto abbassare le tasse sui lavoratori e sui pensionati, stimolando così i consumi e rafforzando di conseguenza le imprese e l’ occupazione. Le risorse si possono trovare, riducendo le agevolazioni fiscali alle imprese e intensificando maggiormente la lotta all’ evasione fiscale». Per il Codacons i dati dell’ Istat dimo strano della Banca centrale europea, delle banche centrali nazionali e dei fondi salva -Stati. Nella rete della Tobin Tax finiranno invece tutte le transazioni «per le quali esista un collegamento con la zona di applicazione». In base al «principio di residenza» l imposta sarà dovuta se una delle parti della transazione è stabilita in uno degli Stati membri che la applicano o se una delle parti agisce per strano come «la stima di crescita per la fine del 2013 prevista dal Governo Monti è a dir poco sballata, per non dire che ha del miracoloso. Un miraggio, insomma». Coldiretti fa invece notare come i dati Istat evidenzio un calo congiunturale del settore agricolo nel quarto trimestre e sottolinea a riguardo che la campagna vitivinicola del 2102 è stata tra le più scarse degli ultimi decenni (-8%). Sarà un’ annata in flessione anche per l’ olio di oliva (-11,7% sul 2011), la frutta (-9,7%) e gli ortaggi (-7%). Confesercenti parla invece di «un calo atteso, ma non per questo meno allarmante, che sottolinea la necessità di una politica per la crescita che faccia riprendere anche il mercato interno. Il crollo dei consumi degli italiani (-35 miliardi di euro), dovuto alla crisi e alle misure di austerity fiscale, ha inciso su un’ economia già debole, ed ha contribuito alla caduta del Pil nell’ ordine di 0,6-0,7 punti percentuali».

 

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