12 Agosto 2021

La ripresa fa salire l’inflazione

 

Le  pressioni  sui  prezzi  accomunano  l’attuale  fase  congiunturale  di  Stati  Uniti  e  Italia.  Secondo  i  dati  diffusi  dal  governo  americano  i  prezzi  al  consumo  sono  aumentati  del  5,4%  nel  mese  luglio  rispetto  all’anno  precedente,  lo  stesso  ritmo  di  giugno  e  il  livello  annuale  più  alto  dal  2008.  Su  base  mensile,  tuttavia,  l’inflazione  ha  mostrato  un  rallentamento,  con  un  rialzo  dello  0,5%  da  giugno  a  luglio  rispetto  al  +0,9%segnato  da  maggio  a  giugno.  Il  raffreddamento  è  dovuto  a  problemi  di  approvvigionamento  legati  alla  pandemia  oltre  alle  incertezze  sui  consumi  legate  ai  nuovi  aumenti  di  contagi  da  variante  Delta  che  stanno  frenando  alcune  attività  commerciali.  Il  cosiddetto  indice  dei  prezzi  “core”,  quello  che  esclude  le  categorie  più  volatili  come  alimenti  ed  energia,  è  cresciuto  del  4,3%  rispetto  su  base  annuale,  rispetto  al  +4,5%  di  giugno.  Su  base  mensile  l’aumento  è  stato  dello  0,3%  a  luglio,  anch’esso  in  forte  calo  rispetto  all’aumento  medio  dello  0,8%  nei  tre  mesi  precedenti.  In  Italia  l’inflazione  ha  segnato  in  luglio  un  +1,9%  dal  +1,3%  del  mese  precedente.  A  spingere  i  rincari  sono  i  prezzi  dei  beni  energetici,  che  registrano  un  aumento  a  doppia  cifra,  trainati  dall’impennata  delle  tariffe.  Numeri  che  preoccupano  i  consumatori,i  quali  prevedono  una  “stangata”  in  arrivo  per  le  famiglie.I  dati  definitivi  diffusi  dall’Istat  evidenziano  a  luglio  un  aumento  dei  prezzi  al  consumo  dello  0,5%  rispetto  a  giugno  e  dell’1,99%,  su  base  annua,  con  una  revisione  al  rialzo  rispetto  alle  stime  preliminari  (+0,4%  e  +1,8%).  È  da  gennaio  che  il  tasso  di  inflazione  – dopo  otto  mesi  di  variazioni  negative  – continua  progressivamente  a  crescere,  fino  a  quest’ultimo  balzo  di  sei  punti  percentuali.  La  «forte  accelerazione  di  luglio»,  spiega  l’Istat,  è  «di  nuovo  dovuta  ai  prezzi  dei  beni  energetici,  in  particolare  di  quelli  regolamentati,  che  registrano  così  la  crescita  più  alta  dal  1996»,  cioè  da  quando  viene  registrato  questo  aggregato.  I  prezzi  dell’energia  segnano  infatti  a  luglio  un  +18,6%  su  base  annua,  spinto  soprattutto  dalla  componente  regolamentata,  ovvero  dalle  bollette,  che  volano  al  +34,2%  (dal  +16,9%  di  giugno).  Subiscono  di  conseguenza  un’accelerazione  anche  i  prezzi  di  abitazione,  acqua,  elettricità  e  combustibili  (+9,1%  da  +5,9%),  seguiti  dai  trasporti  (+5,2%).  L’inflazione  a  questi  livelli  si  tradurrà  in  una  “stangata  vacanze”,  avvertono  le  associazioni  dei  consumatori:  il  Codacons  stima  +584  euro  annui  per  la  famiglia  tipo,  l’Unione  consumatori  +691  euro  per  una  coppia  con  due  figli.  Ma  non  ci  sono  fondate  ragioni  per  essere  allarmati,  osserva  Nomisma,  facendo  notare  che  l’inflazione  continua  ad  essere  spinta  dalla  componente  volatile,  mentre  la  componente  di  fondo  cresce  solo  dello  0,6%.  «Quello  che  preoccupa  maggiormente  gli  investitori  non  è  l’inflazione  in  quanto  tale,  ma  il  tapering:  il  timore  che  la  Bce  rallenti  l’attuale  politica  monetaria  espansiva»,  spiega  Lucio  Poma,  capo  economista  di  Nomisma:  le  rassicurazioni  sono  state  date,  ma  ora  si  guarda  alla  Germania,  che  proprio  oggi  ha  diffuso l  dato  sull’inflazione  a  luglio  (+0,9%  mensile  e  +3,8%  annuo)  e  che  «potrebbe  innescare  pressioni  sulla  Bce  per  anticipare  un’azione  di  contrasto  all’inflazione».  Riflessione  equivalente  vale  per  la  Federal  Reserve  che  potrebbe  pronunciarsi  in  materia  a  settembre.  Tra  i  governatori  della  Banca  centrale  Usa  rimane  tuttavia  la  convinzione  che  l’aumento  dell’inflazione  rifletta  fattori  “transitori”,  dovuti  al  fatto  che  la  gente  è  tornata  da  alcuni  mesi  a  vivere  una  certa  normalità  con  una  veloce  ripresa  dei  consumi  con  un  balzo  della  domanda  che  mette  alla  prova  le  forniture.

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