20 Aprile 2019

La ripresa è lontana Cresce la sfiducia di imprese e famiglie

aspettative dei consumatori ai minimi dall’ agosto 2017
«Questo clima di incertezza penalizza consumi e investimenti: è più che mai necessaria una scossa per ridare slancio al Paese». Federdistribuzione, l’ associazione di riferimento della catene dei grandi centri commerciali, guarda con preoccupazione il report dell’ Istat sul clima di fiducia dei consumatori che ad aprile non solo continua la curva discendente ma ha toccato «il livello più basso nel periodo agosto 2017-aprile 2019», cioè 110,5 rispetto a 111,2. Per Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale dei consumatori, si tratta di «dati allarmanti». Il motivo? Peggiorano le attese sulla situazione economica dell’ Italia (+3,2 punti), il giudizio sulla si tuazione economica della famiglia (+ 0,7%) e anche la possibilità futura di risparmio (+2,5%). Ma, soprattutto, le opportunità di acquist are beni durevoli sfumano per il 58,5% degli intervistati con un aumento della sfiducia di quasi 7 punti. «Un dato, quest’ ultimo, che certo non fa ben sperare sulla voglia di fare acquisti degli italiani», conclude Dona. E il Codacons sottolinea come questa situazione possa aggravarsi nel caso «dovessero scattare le clausole di salvaguardia sull’ incremento dell’ Iva, poiché il rincaro dei prezzi al dettaglio produrrà una contrazione dei consumi e un rinvio degli acquisti da parte delle famiglie» . Non è un caso che Confesercenti chieda chiarezza su questo fronte: «Il calo della fiducia di consumatori e imprese rischia di riflettersi negativamente sulla nostra economia, in particolare sui consumi. Per dare davvero certezza agli operatori economici non basta una risoluzione politica: serve un piano rigoroso, occorre dettagliare le misure e le risorse per il disinnesco delle clausole Iva». L’ Ufficio studi di Confcommercio non è preoccupato per l’ intensità della riduzione del clima di fiducia «tutto sommato moderata». Il problema è che l’ analisti dell’ Istat completa «uno scenario di peggioramento della congiuntura dopo un primo trimestre migliore delle attese». E se a questo ci aggiunge la «forte riduzione delle aspettative delle imprese del commercio registrata dai dati odierni» allora si «rafforza la sensazione che, contrariamente a quanto atteso da alcuni interlocutori istituzionali, l’ accelerazione della ripresa sia ancora tutta da costruire» . Sensazione confermata anche dalla rilevazioni dell’ Istat c secondo cui anche la fiducia delle imprese torna a scendere: da 99,1 a 98,7. Soffre di più la manifattura, che tocca il minimo dal febbraio 2015, mentre il settore delle costruzioni è in controtendenza con un ottimismo sulle prospettive future che torna ai livelli pre-crisi e tocca il massimo dall’ aprile 2007. Questa ricerca, almeno secondo l’ Istat «conferma la debolezza dell’ attuale fase ciclica, pur lasciando intravedere qualche segnale positivo nei servizi e nelle costruzioni, dove migliorano le aspettative sugli ordini e la domanda». Si delinea, invece, uno scenario «complessivamente incerto» sia nel commercio sia nella manifattura. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
maurizio tropeano

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