7 Maggio 2010

La riforma del Codice della Strada

Roma Chi poteva immaginare che la crisi greca avrebbe prodotto ripercussioni perfino sul codice della strada italiano? Che se il testo del codice è meno duro di quello che ci si aspettava la colpa è del debito pubblico di Atene? Eppure è così: lo ha detto il presidente della commissione lavori pubblici del Senato, Luigi Grillo, ammettendo che ben diverso respiro poteva avere il provvedimento sulla sicurezza stradale appena licenziato se solo il ministero dell’Economia avesse in minima parte allargato i cordoni della borsa: «La crisi finanziaria in Grecia ha reso tutti più cauti» ha affermato Grillo. E’ la prima ammissione che il nuovo Codice della strada non è lo specchio di quella tolleranza zero che ne doveva essere il principio ispiratore. Da nessuna parte, per esempio, si parla di segnaletica e manutenzione stradale da migliorare, nessun cenno al necessario aumento dei controlli (e quindi anche del personale) da parte di polizia e carabinieri. Il provvedimento arriva in porto senza il becco di un quattrino, questa è la ragione che ha indotto le opposizioni al voto di astensione (Il Senato ha approvato il provvedimento con 138 voti favorevoli, 3 contrari e 122 astenuti) e che ha spinto il relatore Cicolani a dire che serve «un più stretto rapporto fra Parlamento e Governo per calibrare meglio le poche risorse disponibili». Ora il provvedimento ritorna alla commissione trasporti della Camera il cui presidente Valducci ha già ipotizzato che alcuni passaggi del testo del Senato potrebbero essere ritoccati, segnatamente il cosiddetto emendamento grappino, che restituisce la patente per tre ore al giorno a chi deve andare a lavorare e la disciplina degli orari delle discoteche e della somministrazione delle bevande alcoliche. Non finisce qua, dunque, la lunga partita del Codice della strada. Tra un circa un mese vedremo quale sarà il risultato finale. Intanto è da segnalare una norma, contenuta nel testo, che metterà il pepe nel piatto dei Comuni: i senatori hanno fissato in 60 giorni il termine entro il quale una contravvenzione deve essere notificata all’automobilista; se i Comuni impiegheranno più di 60 giorni, la contravvenzione si intenderà annullata. Le prime reazioni al provvedimento del Senato sono venute da enti ed associazioni di categoria. I più arrabbiati di tutti sono quelli della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) il cui presidente, Lino Stoppani, lamenta addirittura che «l’introduzione generalizzata degli etilometri nei ristoranti avrà effetti negativi sui costi e sull’organizzazione del lavoro». L’Asaps (associazione amici della polizia stradale) esprime invece «sorpresa per la deroga alla sospensione della patente per lavoro o fini sociali. Un confine – spiega il presidente Giordano Biserni – che potranno chiedere di varcare in tanti. Saranno difficili i controlli e frequenti gli sconfinamenti di orario. Chi ha bevuto doveva pensarci prima. Questo samaritanesimo per la patente non produrrà frutti positivi per la sicurezza». Il Codacons infine ritiene «insufficienti» le modifiche al Codice della strada «specie nella parte relativa alle minicar. Non basta – spiega il presidente Carlo Rienzi – introdurre sanzioni nei confronti di chi apporta modifiche al motore, ma occorre prevedere l’incriminazione delle officine quando una microcar modificata si rende protagonista di incidenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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