20 Novembre 2019

La resa di Trenta: lascio casa

la ex ministra confessa: «è un atto d’ amore di mio marito, ha fatto istanza di rinuncia»
… Ha provato a resistere, ma alla fine ha dovuto alzare bandiera bianca Elisabetta Trenta. «Lasceremo l’ appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco», le parole pronunciate ieri mattina dall’ ex ministro della Difesa ai microfoni di «24 mattino», su Radio 24. «Mio marito, titolare dell’ alloggio, sta presentando istanza di rinuncia della casa. Un atto d’ amore nei miei confronti», ha proseguito l’ ex esponente dell’ esecutivo gialloverde in merito alla ormai famosa vicenda dell’ appartamento di servizio a lei assegnato, da lei conservato anche dopo la fine della sua esperienza governativa e passato, infine, al marito militare, il maggiore dell’ Esercito Claudio Passarelli. 180 metri quadrati a Roma, a poche centinaia di metri da piazza San Giovanni in Laterano, per 540 euro al mese, con doppio salone di rappresentanza, quattro camere, due bagni, cucina con terrazzo e posto auto nel garage condominiale. «Sono del Movimento cinque stelle. Ho parlato con Luigi Di Maio e credo che abbia capito le mie ragioni. Non sono stata trattata bene, ma non smetterò di fare politica e credo nel M5s», ha spiegato sempre la diretta interessata. Evidentemente, le sollecitazioni giunte dal capo politico pentastellato, che ha fatto della lotta ai privilegi il suo mantra, hanno sortito effetto. Certo che non devono essere stati dei giorni facili, gli ultimi, per la docente della Link Campus University di Roma. I tentativi di autodifesa, affida ti ad un’ intervista ad un quotidiano, all’ insegna del «non me ne vado, ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla?». Ed ancora, il fatto di aver abbandonato la casa di proprietà al Pigneto perché «c’ erano problemi di controllo e di sicurezza. In quella zona si spaccia droga e lastrada non ha vie d’ uscita. E poi io avevo bisogno di un posto dove incontrare le persone, di un alloggio grande. Era necessaria riservatezza». Da qui la decisione di non andarsene appunto dall’ alloggio di servizio del consorte perché, spiegava l’ ex ministro della Difesa, «la mia è una vita di relazioni, di incontri». Argomentazioni che non avevano convinto il responsabile degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. «Conoscete me e il Movimento. Questa cosa non è accettabile aveva osservato Di Maio a Rt1 102.5 -. Trenta ha smesso di fare il ministro circa due mesi fa e aveva tre mesi di tempo per lasciare la casa. Ed è bene che la lasci. Poi se il marito, da ufficiale, ha diritto all’ alloggio può fare domanda e potrà accedere come gli altri ufficiali ad un appartamento. Questa cosa fa arrabbiare i cittadini e fa arrabbiare anche noi che siamo i soli a tagliarci lo stipendio». Toni altrettanto duri da parte del blog delle Stelle che parlava di «spiegazioni non sufficienti» ed aggiungeva: «I nostri valori sono incompatibili con l’ intenzione di mantenere l’ appartamento. Ci sono soldati e militari che hanno davvero biso gno di un alloggio e non è il caso di Elisabetta Trenta e del marito. Questa situazione inaccettabile anche per il lavoro che i nostri parlamentari e attivisti portano avanti da anni in tema di Difesa». «Bene il bonus traslochi chiesto dal M5s. Così magari la Trenta si decide a lasciare l’ alloggio di servizio che non le spetta», aveva commentato ironica il presidente di Fratelli d’ Italia, Giorgia Meloni, mentre la Procura militare di Roma aveva aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato né indagati. Ieri, l’ annuncio del trasloco e la resa. Per una grana (forse) disinnescata con un Movimento cinque stelle che di grattacapi ne ha fin troppi, se ne profila all’ orizzonte un’ altra, per l’ ex ministro della Difesa. Il Codacons ha depositato un esposto alla Corte dei Conti del Lazio affinché verifichi possibili sprechi di soldi pubblici sulla vicenda. Adesso, oltre ad eventuali illeciti dovranno essere accertati anche i danni erariali. continuano a ripetere come un mantra. Un disco rotto quella cifra tra la gente del quartiere. Il signor Sergio passa davanti all’ immobile, butta un occhio, chiede cosa sia successo. Poi capisce, e parla da solo: «È ‘no sconcerto tutta la politica.., ce se rinuncia pure a meravigliarsi ormai de quello che sentimo. Noi che potemo fa’?».

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