1 Luglio 2010

La resa della comunità Jonathan “Ci hanno costretti a chiudere”

«Ci hanno costretti a chiudere, siamo una realtà scomoda». Una protesta forte, quella di Silvia Ricciardi e Enzo Morgera che dopo quasi vent´anni di attività al fianco dei minori a rischio chiudono la loro comunità di recupero Jonathan. Una decisione sofferta, ma importante, spiegano i due. Un gesto rivolto all´intera collettività per sottolineare le carenze del sistema delle politiche sociali della Regione Campania. «Nonostante avessimo tutti i requisiti – aggiunge la Ricciardi – Non abbiamo avuto accesso al contributo regionale e questo ci ha creato gravi problemi nella gestione della comunità che al momento si regge solo sulle rette degli ospiti». «La Regione investe molti più soldi nelle strutture private che in quelle pubbliche – spiega Morgera – E mentre gli istituti pubblici rispettano alla lettera leggi e disposizioni, quelle private possono fare quello che vogliono». I due parlano della comunità come di una persona fisica. La chiamano per nome, Jonathan, quasi fosse un figlio. E sono tanti i figli della strada che sono passati dalla villetta di Scisciano, come dalle altre tre comunità. Circa 800 minori a rischio in quasi vent´anni. E non solo. Morgera e Ricciardi sottolineano anche come le loro comunità siano state importanti per tanti giovani alla ricerca di lavoro. «Da noi ci sono 18 dipendenti regolarmente assunti – spiega Morgera – A costo di fare ulteriori sacrifici abbiamo deciso di fare un contratto a tutti». A questi si aggiungono gli otto volontari qualificati provenienti dalle università, tutti al servizio di circa 20 ragazzi ospitati nelle strutture. Ma a determinare questa scelta dolorosa nella coppia è stato anche un altro motivo. «Da febbraio il Centro di giustizia minorile di Napoli ci invia meno ragazzi – dice Morgera – Questo è un danno enorme perché le rette per noi sono fondamentali. Evidentemente siamo una realtà scomoda, siamo troppo critici e la nostra idea di mettere sempre il minore al centro non è condivisa da tutti». Agiscono nel profondo Nolano, tra Scisciano e Marigliano, le comunità dei due. Territori in cui la morsa dei clan camorristici è sempre asfissiante e dove per un giovane è facile avvicinarsi agli ambienti della malavita. Ed è per questo che i centri non lavorano solo alla generica educazione dei minori destinati alle comunità dai tribunali. Due le priorità: inclusione sociale e inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro. «Qui arrivano minori che hanno vissuto esperienze di ogni genere – spiega Ricciardi – Da quelli che si sono resi protagonisti di semplici atti di bullismo ad altri che invece hanno preso la strada dei clan camorristici. Per tutti ci sono sempre stati gli stessi insegnamenti, dal dire buon appetito prima di mangiare e dall´andare a letto presto, alla cultura del lavoro e della legalità». «Per tutti abbiamo attivato dei percorsi ben precisi – dice Morgera – L´obiettivo era trovare loro un lavoro in una delle grandi aziende con le quali abbiamo rapporti da anni. Adesso tutto questo rischia di finire e la chiusura di Jonathan è soltanto il primo passo».
 

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