13 Gennaio 2019

La resa del Campidoglio: «Sicurezza? Non è un diritto»

la memoria difensiva alla class-action del codacons: «colpa di chi è imprudente» l’ avvocatura: «gli impegni elettorali non sono vincolanti, vie impossibili da controllare»
IL DOCUMENTO ROMA «Buca… buca… buca con acqua!». Come Tognazzi nel Federale di Luciano Salce, i romani una volta agguantato il volante o montati in sella a uno scooter dovrebbero, secondo l’ amministrazione comunale, prevedere il sobbalzo sulle carreggiate col bitume sfarinato. È quanto si legge nella memoria difensiva spedita dagli avvocati del Campidoglio, «in persona del sindaco», al Tribunale civile, dove il prossimo 22 gennaio entrerà nel vivo la class action avviata dal Codacons per difendere i cittadini incidentati per le voragini. «L’ utente danneggiato», si sostiene nel documento consegnato ai giudici, dovrebbe «percepire o prevedere con l’ ordinaria diligenza la situazione di pericolo», considerato che «l’ insidia stradale», secondo il Comune, può «essere superata con l’ adozione di normali cautele». Insomma, se la buca, quasi mai segnalata, fa strage di semiassi e cerchi, per l’ Avvocatura capitolina la colpa potrebbe essere del conducente spensierato e va quindi «considerata l’ efficienza del comportamento imprudente» di chi si trova alla guida. Le povere buche, si legge in un altro passaggio, altro non sarebbero che «cose inerti» (c’ è scritto proprio così…) e per questo va valutato addirittura il «concorso colposo» dell’ automobilista sinistrato, una sua possibile «condotta negligente». E la sicurezza stradale che il Comune dovrebbe assicurare? «Né la serenità né tantomeno la sicurezza – ribattono i legali incaricati dalla sindaca Virginia Raggi – costituiscono, in sé considerate, diritti fondamentali di rango costituzionale inerenti la persona, la cui lesione possa consentire il ricorso alla tutela risarcitoria del danno». IL PROGRAMMA M5S Qualcuno forse ricorderà – lo ha fatto pure il Codacons – che proprio la «sicurezza stradale», testuale, era un pilastro del programma con cui il Movimento 5 Stelle ha sbancato le elezioni comunali del 2016. Tra le varie promesse, c’ era l’ impegno a mettere riparo «alla pessima qualità di strade e segnaletica». Eppure secondo l’ Avvocatura del Campidoglio, quelle promesse, non hanno valore, almeno nelle cause. «È del tutto pretestuoso ancorare la responsabilità contrattuale di Roma Capitale – si legge nella memoria – addirittura a una sorta di contratto di mandato che si sarebbe perfezionato tra la cittadinanza e i propri rappresentanti politici», perché non c’ è «vincolo di mandato», e vige «l’ impossibilità legale per i membri politici eletti di assumere qualsivoglia impegno contrattuale idoneo a impegnare l’ Ente verso l’ esterno». C’ è un’ ultima chicca, nella difesa del Campidoglio. Le strade di Roma sarebbero troppo estese, per poterle manutenere e sorvegliare in modo decente. Data «la sterminata estensione della rete stradale cittadina», scrivono i legali comunali, «non è possibile pretendere dalla pubblica amministrazione un controllo veramente efficace tale da prevedere…. l’ insorgere di cause di pericolo per i cittadini». Insomma, cari romani, se vi mettete alla guida, fatelo «diligentemente» e poi non lamentatevi, perché le buche sono troppe, anzi «plurime con danni evidenti addirittura sull’ intero manto stradale», una iattura diventata normalità, niente di «straordinario o eccezionale». Al limite, gli automobilisti, dice Palazzo Senatorio, se la prendano con le ditte che si sono aggiudicate gli appalti. Non la pensano allo stesso modo gli stessi funzionari comunali. La direzione tecnica del Municipio X di Roma, in un rapporto allegato al processo, punta il dito sulla mancanza di fondi, «del tutto insufficienti a garantire perfino le indispensabili condizioni minime di sicurezza per la viabilità veicolare e pedonale». Lorenzo De Cicco © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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