8 Giugno 2004

La relazione della Consob

Armando Zeni
MILANO
Un?ora e venti minuti, in piedi, davanti a due ministri, al responsabile dell?economia Giulio Tremonti e a quello degli interni Giuseppe Pisanu, e a decine e decine di uomini d?affari, banchieri, uomini di finanza, un?ora e venti minuti per leggere una relazione, la trentesima nella storia della Consob, la prima della sua presidenza. E lui Lamberto Cardia, l?uomo che dallo scorso luglio – nemmeno un anno ma che anno: l?anno più nero, quello del crack Parmalat seguito al crack Cirio seguito al crack delle obbligazioni argentine – è alla guida di uno dei gendarmi del mercato, di quella Consob che per alcuni avrebbe dovuto intervenire prima per portare alla luce del sole gli scandali dei bond ed evitare che tanti risparmiatori vi finissero coinvolti e che per altri ha fatto quel che poteva fare, anzi di più, visti gli scarsi poteri e mezzi di cui dispone, ebbene lui, Lamberto Cardia, nelle sua prima relazione una notizia forte l?ha data: la Consob, ha detto, ha avviato procedimenti sanzionatori nei confronti di alcune banche, una decina, responsabili d?aver violato le norme in materia di collocamento e che per questo rischiano di vedere intaccata la loro reputazione.
Dunque, per la prima volta la Consob ammette: dopo un intenso lavoro di ispezione e di verifica sui principali intermediari bancari italiani, sono state individuate specifiche responsabilità degli intermediari ispezionati nei casi Cirio e nella vicenda dei prodotti innovativi di Banca 121. Le cita con pignoleria, Cardia, queste responsabilità: «Una diffusa inidoneità delle procedure adottate ad assicurare una corretta informazione degli investitori rispetto alle condizioni di rischio-rendimento degli strumenti trattati». E ancora: «Inidoneità a segnalare al cliente i possibili conflitti di interessi derivanti dall?eventuale esposizione della banca nei confronti degli emittenti le obbligazioni negoziate con la clientela». Banche responsabili, dunque, come aveva in qualche modo lasciato intendere una settimana fa, sia pure con tutt?altro linguaggio, anche il governatore della Banca d?Italia, Antonio Fazio, quando nelle sue conclusioni aveva lasciato intendere che «il patrimonio di reputazione degli intermediari si fonda sulla capacità di corrispondere al meglio l?interesse della clientela». Solo che Cardia usa parole dirette, mette il dito nella piaga, spiega che gli interessi in gioco sono sempre più differenziati: «le banche finanziano le imprese – dice – prestano consulenza per le emissioni, collocano e negoziano i titoli, li acquistano e li vendono come gestori, effettuano studi per consigliarne l?acquisto o la vendita ai propri clienti e al mercato». Spiega che «i potenziali conflitti tra i diversi interessi possono portare gli intermediari a incentivare collocamenti obbligazionari da parte di società o gruppi nei confronti dei quali non ritengono di incrementare la propria esposizione».
Un j?accuse vero. Che avrà adesso i suoi sviluppi nell?iter sazionatorio che prevede tempi lunghi, un mese di tempo alle banche per rispondere, sei mesi di tempo alla Consob per decidere sulla base delle risposte ricevute se procedere o no con una sanzione (da 5mila a 100mila euro) che più che per l?importo delle multe è temuta per il ?danno reputazionale? e cioè la pubblicazione ufficiale sul bollettino Consob di chi sarà colpito da sanzione. Tempi lunghi, forse troppo dopo il tanto parlare, dopo i crack Parmalat e Cirio, della necessità di fare qualcosa presto per il risparmiatore tradito. Ma questo, per ora, è quanto si può fare, tenendo conto – per dirla con Cardia – che, a bocce ferme, «aumenta il timore e forse anche il rischio fenomeni analoghi possano ripetersi».
E così, dopo la bacchettata alle banche, che pure non convince qualche associazione (come l?Adusbef e il Codacons che insistono ad accusare la Consob di reticenze e ritardi) e che le banche per ora incassano senza polemizzare, Cardia ha buon gioco a chiedere al governo di potenziare la commissione. La situazione è nota: da mesi, dopo le dimissioni di Filippo Cavazzuti non ancora sostituito, i commissari sono solo quattro e l?organico è sotto di molte decine di uomini: a scandalo Parmalat non ancora esploso Cardia fece il numero di 150 persone ma forse adesso, con i nuovi compiti che aspettano la Consob (a cominciare dall?arrivo delle cinque direttive europee che dovranno essere recepite) 150 non bastano. Servono più uomini ma deve essere anche adeguato il sistema sanzionatorio, prevedendo, propone Cardia, «sanzioni efficaci, sufficientemente dissuasive».
Quanto poi alla riforma del risparmio, subito invocata all?indomani del crack Parmalat per ridar credibilità al sistema e oggi impantanata in parlamento, Cardia ripete quello che aveva già detto. Ma a voce più alta: servono, dice, «risposte tempestive e incisive». E per far seguire i fatti alle parole, ecco l?elenco delle proposte Consob: rafforzare i controlli e la trasparenza nelle società, anche per gli analisti, limitare l?emissione di bond, dare più potere nella governance ai soci di minoranza. Ma quello di cui ha più bisogno il mercato – questo il messaggio finale – sono comportamenti virtuosi: serve la trasparenza, certo, serve l?inasprimento delle sanzioni per chi sgarra, serve la dissuasione ma prima di tutto, insiste Cardia, è indispensabile una sana iniezione di etica.

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