10 Dicembre 2009

La Regione Lazio ribadisce la sua scelta: “no” alle centrali nucleari

La Regione Lazio ribadisce la sua scelta: "no" alle centrali nucleari. Era stata una delle dieci che avevano impugnato sin dall’inizio la legge davanti alla Consulta. E la questione diventa subito materia del contendere, argomento per le elezioni che incombono. Il ministro dello Sviluppo Scajola, forse anche temendo contraccolpi, assicura che «i territori del Paese che hanno le condizioni giuste» per ospitare gli impianti «verranno indicati in primavera». Come dire che i nomi circolati finora non sono quelli dove sorgeranno le nuove centrali. Ma la scontro resta e promette scintille. La Regione Lazio non si sposta di un millimetro. Si opporrà «in tutte le sedi, utilizzando tutti gli strumenti in suo possesso». Ivi incluso «il ricorso per anticostituzionalità o un referendum consultivo da indire nel territorio regionale». A farsi portavoce dell’"intransigenza nucleare" è Filiberto Zaratti, assessore regionale all’Ambiente. Posizione condivisa dalla sua maggioranza di centrosinistra. Prima dell’assessore, era stato il vice-Marrazzo, Esterino Montino a ribadire la linea del «senza se e senza ma», il netto "no" della Pisana. «La sfida del futuro non è il ritorno al nucleare – è la tesi dell’esponente pd – ma quella delle energie rinnovabili, noi siamo nettamente contrari e ci opporremo in ogni modo». E i siti? I nomi che circolano sono i soliti: Montalto di Castro, (Viterbo), mai entrato in funzione; Borgo Sabotino (Latina), dove esiste una centrale in via di dismissione, e come terza ipotesi Garignano, (Caserta), sulla linea di confine con la Campania. Tutti non confermati dall’Enel.  Il Codacons, l’associazione di tutela dei consumatori, bolla intanto, le informazioni circolate in questi giorni come «false e dirette a ingannare i cittadini». «Già oggi – sostiene il presidente Carlo Rienzi – esistono progetti per reattori di nuova generazione, sicuri e a bassissimo impatto ambientale che hanno ricevuto l’approvazione delle più importanti autorità internazionali come Aiea ed Euratom». Chi sostiene ineludibile la scelta del nucleare e chi si schiera col vecchio fronte del no. Mauro Libè, capogruppo udc in Commissione ambiente, è più interlocutorio. «Non si potrà prescindere dal consultare le comunità coinvolte», ma al tempo stesso «non si dovrà restare bloccati dai particolarismi locali». Il Lazio è pronto ad alzare le sue barricate. Se il ricorso non dovesse andare in porto, il piano bis prevede altri paletti. La legge sviluppo lascia infatti alle regioni la Valutazione ambientale strategica (Vas).

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