31 Marzo 2012

La Regione dovrà risarcire i pazienti rimasti senza Tac

La Regione dovrà risarcire i pazienti rimasti senza Tac

LECCE – La Regione dovrà risarcire cinque malati oncologici della provincia di Lecce che tra gennaio e settembre 2011 sono stati costretti a effettuare pet tac a pagamento, in mancanza di macchinari pubblici o in regime di convenzione. La decisione, destinata a fare scuola, è stata presa dal giudice di pace Luigi Piro, in accoglimento dei ricorsi presentati dall´avvocato del Codacons Massimo Todisco. Per cinque persone che hanno ottenuto ragione, ora ce ne sono molte di più pronte a contestare l´operato della Regione: almeno altre 50, una ventina delle quali protagoniste di cause già incardinate. Tutte puntano il dito contro quella che definiscono “una palese violazione del diritto alla salute”, perché impone il pagamento di un esame che dovrebbe essere gratuito per chi soffre di patologie tumorali. L´assenza dei macchinari necessari negli ospedali pubblici leccesi, negli anni scorsi, ha reso necessario convenzionare strutture private, come il Centro Calabrese di Cavallino, che per quasi tutto il 2011 è rimasto però senza accreditamento. Per questo motivo molti malati oncologici, non potendo recarsi fuori regione né sottostare a liste d´attesa chilometriche in altri ospedali pugliesi, hanno dovuto sborsare cifre tra i 600 e i 1.200 euro, che ora la Regione dovrà restituire. Nessuno dei ricorrenti, infatti, ha chiesto un solo centesimo in più rispetto alle somme spese per l´esame. «I pazienti – ha chiarito l´avvocato Todisco – hanno scelto di percorrere le vie legali per vedere riconosciuto un diritto, esplicitato dal regolamento regionale che prevede la presenza di due Pet tac (una pubblica e una privata) per ogni bacino d´utenza superiore alle 750.000 unità». In provincia di Lecce, invece, per molto tempo non c´è stata neanche una gratuita. Il motivo per cui ciò sia potuto accadere il giudice Piro avrebbe voluto chiederlo al presidente della Regione Nichi Vendola, convocato a Lecce per un interrogatorio formale ma rimasto sempre lontano dall´aula a causa di impegni istituzionali. Le sue dichiarazioni, alla fine, sono state date come acquisite. E del resto poco avrebbero potuto aggiungere per spiegare una carenza innegabile, che il giudice in ultima analisi ha ritenuto lesiva dei diritti dei malati. La denuncia era fondata. I carabinieri del Noe, ieri mattina, hanno sequestrato un´area di 6000 metri quadri, nelle campagne di Mola, dove così come documentato da un dipendente della discarica di Conversano, arrestato dopo aver scavato nel sottosuolo con un escavatore, sarebbero stati interrati rifiuti solidi urbani. La notizia arriva nel giorno del grido d´allarme lanciato dall´Arpa che, citando i numeri di un monitoraggio, ha spiegato come l´Europa ritenga la Puglia la regione peggiore d´Italia per il numero di discariche abusive. Nella sede degli uffici dell´Agenzia per la protezione dell´ambiente a discutere dell´emergenza discariche e rifiuti ci sono il procuratore Antonio Laudati, i rappresentanti di Legambiente e gli esperti dell´Arpa. È il direttore scientifico dell´Arpa Massimo Blonda a fornire un dato che desta preoccupazione: «In Puglia, nell´ultimo anno – dice – sono state censite 1.692 discariche abusive per 11.000 chilometri quadrati di superficie e un volume di rifiuti abbandonati pari a due milioni e 263.000 metri cubi». Numeri che hanno spinto l´Unione europea a considerare la Puglia «la regione peggiore d´Italia». Una valutazione possibile perché la Puglia ha inviato i dati del monitoraggio condotto dall´Agenzia regionale. Perché, comunque, la guardia è alta. «Oggi – aggiunge Blonda – nella nostra regione c´è la percezione di un maggiore controllo e di una minore impunità». La conferma arriva anche dalle parole del procuratore Antonio Laudati che dice: «Su questa materia la Procura di Bari è ben organizzata, la prima in Italia dove sono state costituite sezioni specifiche» che ci permettono di «controllare il territorio dalla terra e dal mare. I reati ambientali vanno fermati prima che sia troppo tardi, perché il danno che producono è molto spesso irreparabile». E poi l´appello di Laudati per una «sinergia fra cittadini, istituzioni, forze dell´ordine e mondo dell´informazione». E le forze di polizia hanno avviato accertamenti sul caso di Mola di Bari. Domenico Lestingi, dipendente della società che gestisce la discarica di Bari, è stato arrestato perché ha rubato un escavatore ma, come ricostruiscono i carabinieri del Noe, «prima di essere bloccato, aveva realizzato un avallamento in un campo agricolo limitrofo alla discarica, riportando in superficie residui di rifiuti illecitamente interrati dalla stessa società». (g.d.m.)
chiara spagnolo

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