11 Ottobre 2001

La recinzione dell?acquedotto del Peschiera presenta troppi buchi

L?ALTRA FACCIA DELLA GUERRA
La recinzione dell?acquedotto del Peschiera presenta troppi buchi
La gente ha paura

OBIETTIVI strategici, piani di sicurezza e sistemi di prevenzione. La situazione statunitense non lascia immune la città e mentre in tutta Italia si mettono a punto sistemi di sicurezza e si raddoppia la sorveglianza degli obiettivi a rischio, anche Rieti si prepara a fare la sua parte. Ma in che modo? Evidentemente non basta solamente parlarne.

Più delle parole servono i fatti. E` quanto emerso dalla diretta radiofonica di ieri mattina su Radio Uno, nella seguita trasmissione condotta ogni giorno dal giornalista Oliviero Bea.

A partire dalle 12.30 Radio Zorro ha fornito uno spaccato delle città italiane che programmano in questi giorni sistemi e piani di sicurezza per scongiurare possibili attentati.
Lo stesso Bea ha rappresentato la situazione delle più importanti città dello Stivale, chiamando al telefono autorità e cittadini impegnati nel civile. La diretta di Bea non ha comunque trascurato il territorio provinciale. Da Cittaducale, sede dell`acquedotto del Peschiera, è infatti intervenuto il responsabile del Codacons provinciale Marco Tiberti. All`attento Tiberti è stata chiesto di fare il punto sulla situazione dell`acquedotto che fornisce il novanta per cento dell`acqua potabile alla Capitale. E allora misure di sicurezza e sorveglianza sono sembrate parole dell`altro mondo. Sconvolgente la situazione prospettata all`intervistato che non ha esitato a rappresentare uno spaccato di reatinità.

La recinzione dell`acquedotto del Peschiera è infatti quasi completamente mancante. Un perimetro metallico in disfacimento e in qualche caso addirittura divelto che consentirebbe quindi a chiunque il libero accesso. Per non parlare poi dei lavori in corso all`interno dell`acquedotto. Le gallerie danneggiate in seguito alle scosse telluriche di due anni fa, sono in fase di ricostruzione proprio in questi giorni.

Un andirivieni di operai che anche in questo caso non serve a garantire davvero nessuno. E quando Oliviero Bea ha chiesto se il posto fosse sorvegliato, a Tiberti è quasi caduta la cornetta del telefono ammettendo che di militari fino a questo momento non se n`era vista nemmeno l`ombra (anche se va detto che il fotografo de Il Tempo che ieri ha scattato la foto a fianco ha notato la presenza dei carabinieri, ndr).

«Ricordo che durante la Guerra del Golfo ha spiegato Tiberti le forze dell`ordine erano costantemente posizionate a guardia di questo acquedotto. Ora in una situazione difficile e pericolosa come quella attuale, non riusciamo nemmeno a limitare l`accesso di gente nella zona».

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