La rassegna della canzone italiana non ha più il monopolio degli ascolti
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fonte:
- Brescia Oggi
Non ipotesi ma fatti: la rassegna della canzone italiana non ha più il monopolio degli ascolti
Non sono solo i giovani: persino i fedelissimi «over 50» hanno cambiato canale, come testimonia l?erosione della seconda serata
Sanremo. Formula rinnovata o appesantita? Troppi cantanti o troppi minishow? Il Festival di Sanremo è in crisi d?ascolto e anche se Pippo Baudo dice di non volersi preoccupare più tanto, visto che gli oltre 11 milioni di spettatori dell?altra sera non sono comunque pochi, il refrain «Sanremo è Sanremo» quest?anno non è più di moda. La malattia esiste e una diagnosi si può tentare.
Innanzitutto, e sono i dati ad indicarlo, è stato infranto un tabù: l?inossidabilità del festival, il luogo comune per cui in quei giorni tutto è monopolizzato, quindi anche l?ascolto, dalla gara. Errore: se la concorrenza si mette in testa di fare concorrenza con una programmazione adeguata, Sanremo perde appeal e alla solita minestra di canzonette e sketch si preferisce altro.
Se poi, il Tg1 finisce presto e prima del vero inizio del festival, Raiuno punta alla comicità surreale, delicata e da intenditori di Angelo Orlando («Un angelo a Sanremo)», la linea a Baudo arriva con i minimi storici di 5 milioni e il 17% mentre da Mediaset partono le bordate di «Striscia la notizia» (che pure non è ai record massimi) e di «Sarabanda».
Il povero Baudo deve risalire la china per decine di minuti prima di arrivare ad uno share decente. Ma certo non è tutto. Dopo la prima mazzata di martedì, quando sette milioni d?italiani hanno scelto di guardare «Zelig» e ealtri due milioni hanno preferito «Ballarò», l?altro ieri oltre 800 mila spettatori sono fuggiti da Rai e «Sarabanda», con il suo pubblico da licenza elementare ( nel senso che frequentano le elementari) e di target giovanissimo ha rosicchiato non poco il bacino festivaliero a colpi di mascherate in stile wrestling tra El tigre, Uomo gatto e Donna Gufo.
Quel che è più doloroso per Baudo è quell?emorragia del suo zoccolo duro: nella prima serata la fascia dai 55 anni e gli over 65 era la stragrande maggioranza, ieri invece persino lì c?è stato un calo di diversi punti.
Neppure più tv geriatrica si può definire: a Little Tony e Bobby Solo hanno preferito le truffe appassionanti di Piero Marrazzo a «Mi manda Raitre». La flessione è stata anche al centro e nelle isole. Ieri sera Italia 1ha ceduto a Canale 5 il compito assolto per due puntate e ha puntato sul «Grande Fratello». Baudo in conferenza stampa ha dato una stoccata delle sue, definendolo «programma che ricorre a mezzucci per fare ascolto», e che gioca sul «voyeurismo di certo pubblico televisivo».
Ma la guerra è guerra: e se un pò di pubblicitari e le associazioni di consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori) cominciano a criticare il festival, per i costi o per le iperconduzioni di Baudo, forse sarà meglio rifletterci tenendo conto che anche il ministro per le comunicazioni, Maurizio Gasparri, pur ammettendone la grande professionalità ha sottolineato la longevità della scena televisiva di Pippo. Troppi cantanti, eccessiva lunghezza della serata ha detto il patron del festival per spiegare il calo d?ascolti (ma non è lui a decidere la formula?) a fronte di una maggiore qualità artistica a cominciare anche dalle due vallette (Serena Autieri e Claudia Gerini) parlanti e cantanti e non solo semoventi come da tradizione.
«Non è una tragedia – conclude Baudo – non mi ammalo per questo. Il pubblico cambia, dobbiamo accettare i cambiamenti. Disperarsi non serve. È come il negoziante che è abituato a vendere 100 metri di stoffa e poi, quando ne vende solo 90, dice “sono fallito“. Non è così».
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