11 Giugno 2014

La Rai si ferma, oscurati i renziani

La Rai si ferma, oscurati i renziani

ENRICO PAOLI La Rai, intesa come azienda, oggi manda in onda lo sciopero ma non troppo. E sì, perché ad incrociare le braccia, mettendo a rischio dirette, programmi vari e telegiornali sono le maestranze non giornalistiche di viale Mazzini. Ma non di tutte le sigle sindacali. All’ agitazione, indetta per protestare contro il taglio da 150 milioni di euro deciso dal governo, hanno aderito la Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Libersind ConfSal, che possono contare su quasi l’ 80% degli 11 mila dipendenti. La Cisl di Raffaele Bonanni, invece, si è accodata all’ Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che dopo un primo assalto frontale ha deciso di riporre l’ ascia di guerra. I giornalisti, non volendo disturbare troppo il manovratore di palazzo Chigi, hanno ottenuto, fra le altre cose, il mantenimento delle sedi regionali. E la domanda, a questo punto, è quantomai legittima: come racconteranno lo sciopero dei dipendenti Rai i giornalisti della Rai che hanno scelto di non scioperare? Il dettaglio, come è facile intuire, è tutt’ altro che secondario. Lo sciopero si articola nell’ arco dell’ intera giornata e prevede lo stop di ciascun turno di lavoro su tutto il territorio nazionale. I dipendenti dell’ azienda che hanno aderito all’ agitazione sindacale hanno organizzato presidi di fronte alle sedi regionali in modo da rendere visibile la propria protesta (dalle 10 alle 13 circa in tutta Italia, a Roma in via Teulada). «Il contributo più importante che la Rai può e deve offrire al Paese è legato ad una vera riforma che investa sulla qualità dei prodotti culturali», sostengono i sindacati, «una Rai libera da sprechi, mega consulenze, super stipendi ed appalti inutili. Tutte voci, queste, non intaccate dalla richiesta di 150 milioni di euro. L’ altra Rai, quella colpita, è quella dei titoli di coda». Trattandosi del Servizio pubblico alla protesta dei dipendenti della Rai, ma non dei giornalisti che hanno colto l’ occasione per marcare la distanza dalle sigle confederali, fa da contrappasso la controprotesta promossa dal Codacons e sottoscritta dal Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori e Associazione Utenti Radiotelevisivi. Le suddette associazioni hanno inoltrato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, una contro-diffida «per contrastare la gravissima presa di posizione dei sindacati Slc Cgil e Uilcom Uil e ottenere il taglio dei 150 milioni in favore della rete di Stato». Le associazioni dei consumatori italiane «appoggiano con ogni mezzo possibile la battaglia avviata dal governo contro gli sprechi in Rai», dato che l’ iniziativa dei sindacati «si pone in netto contrasto con le esigenze dei cittadini». E a proposito di cittadini c’ è da registrare l’ ultima iniziativa del presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, il grillino Roberto Fico. «Molte persone mi stanno scrivendo in merito alla partecipazione del direttore di Rai News, Monica Maggioni, alla riunione annuale del gruppo Bilderberg. Volevo dirvi», dice l’ esponente del Movimento 5 Stelle, «che sto per inoltrare una interrogazione ufficiale ai vertici Rai». Nel mezzo allo scontro fra favorevoli, contrari e neutrali, il governo torna a far sentire la propria voce sulla Rai, affidando il compito al sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli. «Sul futuro della Rai dobbiamo aprire una grande consultazione in tutto il Paese», dice l’ esponente Dem, «stiamo lavorando per trovare la formula più adatta per consentire la più grande partecipazione» ha aggiunto l’ esponente dell’ esecutivo. Sullo sfondo resta il nodo cruciale del rinnovo della convenzione Stato-Rai che scade a maggio 2016. Rinnovo che il governo vorrebbe anticipare già al 2015, in modo da chiudere la partita. Soprattutto in un ottica di future elezioni politiche. Del taglio di 150 milioni deciso dal governo Renzi si parlerà questo pomeriggio nel prosieguo dell’ audizione del presidente Anna Maria Tarantola e dei membri del Cda in Commissione di Vigilanza.

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