11 giugno 2018

La Raggi «premia» 700 vigili stanchi di alzare la paletta

Esoneri dai turni di prima mattina o di notte. Divieto assoluto di alzare l’ arto superiore destro per segnalazioni, obbligo di una pausa ogni dieci minuti per evitare lo stress, dispensa dal contatto con gli agenti inquinanti. Sono queste, secondo quanto evidenziato dal Messaggero, alcune prescrizioni dei certificati medici che consentono a circa 700 vigili urbani della Capitale di essere impegnati in funzioni di front-office (cioè di restare in ufficio) senza andare per strada. Sarebbero una quarantina al mese le richieste che arrivano al Comando generale della Polizia di Roma Capitale (nuova denominazione del corpo) o nelle caserme distaccate. Considerato che i caschi bianchi a libro paga del Campidoglio sono poco più di 5.600, ciò significa che un vigile su otto (il 12,5%) marca visita e si fa assegnare a incombenze meno gravose. Solo un terzo del personale è impiegato in «servizi esterni» con grave pregiudizio della viabilità e anche della sicurezza dei cittadini perché un vigile è comunque un deterrente per i malintenzionati. La polizia locale costa oltre 387 milioni di euro ai contribuenti capitolini, ma il sindaco Virginia Raggi non ha conseguito un miglioramento del servizio. E anche laddove abbia cercato di risparmiare un po’, bisogna dire che le è andata male. Ad esempio, con i dipendenti dell’ Anagrafe. L’ amministrazione pentastellata, per non poggiarsi troppo sui servizi bancari, aveva chiesto ai dipendenti di effettuare anche le operazioni di cassa. Panico. In tutti i sensi. È subito scattato uno sciopero dei sindacati di base perché molti avevano accusato un malore appena si sono ritrovate alle prese con mandati, registri e reversali. Non è un caso che, per non tradire il proprio spirito goliardico, il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, abbia chiesto un corso di formazione sulla pastorizia per i dipendenti comunali quando è stata lanciata la proposta di usare capre e pecore per tosare l’ erba incolta dei parchi romani. In questa carrellata non poteva mancare il «fiore all’ occhiello» del servizio pubblico della Capitale: l’ azienda di trasporti Atac, già nota alle cronache per l’ elevata frequenza di autobus flambé e per aver accumulato 1,3 miliardi di debiti nonostante un parco veicoli preistorico. Il tasso di assenteismo (12,5%) è quasi il doppio di quello dell’ Atm di Milano (7,5%), ma a guardare i dati si ripete il caso dei vigili urbani. I meno presenti sono i macchinisti delle metro (14,9%), gli addetti ai servizi ausiliari (17%) e al supporto di esercizio (18,6%) e gli autisti (12,4%), cioè chi lavora fuori da un ufficio. Da oggi si sperimentano i tornelli sui bus per cercare di chiudere la stalla sperando che non tutte le mucche siano scappate. Roma con l’ addizionale Irpef più elevata d’ Italia. Roma con un debito pubblico da 12 miliardi di euro. Roma con circa 50mila dipendenti tra pubblica amministrazione e partecipate. Roma dove il sindaco elargisce l’ aumento di stipendio per tutti nonostante non si riesca a bandire una gara d’ appalto seria per la manutenzione delle strade. È la degna Capitale di uno Stato che corre a tutta velocità verso il baratro.

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