17 Novembre 2017

La Raggi fa cassa con le strisce blu: via i parcheggi gratuiti e aumenti fino a tre euro l’ora

 

 

Alessandra Benignetti Ci aveva provato, senza riuscirci, l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino. Ora è Virginia Raggi a proporre un nuovo piano per la mobilità che preveda l’aumento delle strisce blu nella Capitale, assieme ad una revisione, ovviamente al rialzo, delle tariffe.

In questo senso la giunta pentastellata non si distanzia molto dalla precedente Dem. La nuova delibera sui parcheggi a pagamento, che secondo il Corriere della Sera la giunta grillina si prepara ad approvare e a rendere operativa entro la primavera del 2018, prevede, infatti, l’eliminazione dei parcheggi gratuiti, l’aumento delle tariffe orarie e l’abolizione dei mini-abbonamenti da 4 euro per la sosta di 8 ore. Un piano che non si differenzia molto dalla delibera approvata dalla precedente amministrazione Pd e poi annullata da una sentenza del Tar del marzo 2015.

Anche l’obiettivo è lo stesso di allora: scoraggiare i cittadini ad usare le auto private. Ma con la municipalizzata dei trasporti sull’orlo del fallimento, in molti hanno subito messo in dubbio la vocazione ambientalista dei grillini accusando la giunta di voler “fare cassa” alle spalle dei romani. Quella del Campidoglio, in effetti, rappresenterebbe una vera e propria stangata per gli automobilisti. Stando al piano di Palazzo Senatorio le tariffe, che attualmente sono di un euro l’ora, potrebbero aumentare fino a tre euro in alcune zone della città. I consumatori potrebbero, inoltre, dover dire addio alla tariffa agevolata di quattro euro per otto ore e all’abbonamento mensile da 70 euro mentre le strisce bianche, che nella Capitale rappresentano attualmente il 20% dei parcheggi su strada, potrebbero essere verniciate di azzurro e da parcheggi gratuiti trasformasi in posti a pagamento.

Le strisce blu diventerebbero così 76mila in tutta la città e sostare gratuitamente diventerà impossibile. Ma la strada del provvedimento appare già tutta in salita. Le opposizioni insorgono, da Forza Italia al Pd, con Barbara Saltamartini, vice capogruppo della Lega alla Camera, che minaccia di voler letteralmente cancellare le nuove strisce blu e il vicepresidente commissione Mobilità del Lazio, Adriano Palozzi, di Forza Italia, che ha bollato il piano annunciato da Enrico Stefàno come un “modo inaccettabile di far cassa” che “penalizza oltremodo i cittadini”. “Quando c’è da mettere le mani nelle tasche dei romani i 5 Stelle sono sempre i primi, ma in materia di trasporto pubblico in 17 mesi hanno fatto solo danni”, accusa Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, mentre il compagno di partito Andrea De Priamo definisce “folle” il piano dei grillini e attacca: “l’unico modo per diminuire il traffico privato è investire seriamente sul trasporto pubblico, il cui livello in questi mesi è stato addirittura peggiorato”.

“Come possa la giunta M5S superare i rilievi del Tar ampliando la sosta tariffata su tutto il territorio romano è veramente incomprensibile”, afferma la consigliera capitolina del Pd, Ilaria Piccolo, riferendosi alla bocciatura dell’analoga proposta approvata dalla giunta Marino. “Colpire addirittura i parcheggi degli ospedali dove le persone vi si recano per esigenze di salute è da avvoltoi, da succhiatori di sangue”, accusa la rappresentante dei democratici. Intanto il Codacons si prepara a ricorrere nuovamente ai giudici amministrativi. “Nessuna modifica alla regolamentazione delle strisce blu nella capitale potrà essere adottata senza la partecipazione degli utenti”, ha fatto sapere l’associazione dei consumatori tramite una nota. “In nessun caso sarà possibile eliminare i parcheggi gratuiti perché ciò contrasterebbe con le norme del Codice della Strada, e anche eventuali incrementi tariffari dovranno essere decisi quartiere per quartiere, attraverso una dettagliata istruttoria che individui le zone con particolari criticità sul fronte del traffico e della viabilità”, avverte il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi, mettendo in guardia la sindaca sul fatto che “qualsiasi delibera che non terrà conto di ciò e che non prevederà la presenza del Codacons alla sua redazione sarà impugnata al Tar del Lazio”.

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