27 Aprile 2001

La rabbia su Internet : «Giù le mani dagli Sms»

In rivolta 10mila siti, ma i più grandi scelgono il dialogo con le compagnie. Suonerie a pagamento: i portali si adeguano


La rabbia su Internet : «Giù le mani dagli Sms»



Fine dei messaggi gratis, seimila e-mail di protesta e il Codacons ricorre al Garante. Ma la Rete si divide

MILANO – Oltre diecimila siti pronti al net-sciopero, seimila messaggi di protesta inoltrati alle compagnie telefoniche, due associazioni di consumatori mobilitate. Sono i numeri della guerra contro l?annunciata fine del messaggino gratuito da Internet (ne vengono spediti 1,5 milioni al giorno dalla rete), capeggiata dal sito Clarence al grido di «Giù le mani dagli Sms». Una guerra commerciale che divide la rete tra piccoli e grandi, tra chi ha deciso di ribellarsi e chi sta studiando nuove soluzioni per trarre profitto.
Sicure vittime, i navigatori. Perché il caso Sms è solo la punta di un iceberg: con la crisi di Internet, a corto di pubblicità, ci si avvia verso una nuova era nel quale i servizi gratuiti troveranno sempre meno spazio. Il caso Sms nasce dalla decisione delle compagnie telefoniche italiane di ricompensare con una somma di denaro anche la compagnia del cliente che riceve il messaggio. La conseguenza è che i costi cresceranno per i siti Internet, che finora offrivano gli Sms gratis. In futuro, dunque, non sarà più possibile risparmiare le 200-250 lire richieste per inviare un messaggio dai cellulari. In questi giorni l?Autorità per le Comunicazioni sta valutando se dare il via libera all?operazione «interconnessione», prevista per giugno.

Sostengono la protesta di Clarence portali concorrenti, come Punto.it , ma anche alcune associazioni consumatori: come l?Adiconsum e come il Codacons che ha presentato un esposto all?Autority sulla concorrenza denunciando «l?ennesimo accordo tra potenti finalizzato a svuotare le tasche dei consumatori».
La replica delle compagnie si può riassumere così: non si capisce perché siti e portali debbano guadagnare su un servizio nostro.

Colpisce il silenzio di molti siti.
Una spiegazione la dà Massimo Ciociola, direttore commerciale di «Wireless solutions»: «Di fronte a un?evoluzione inevitabile ci si può porre in due modi: lamentarsi o cercare soluzioni». I siti più grandi hanno scelto la seconda: cioè, individuare nuovi servizi e nuove forme di pagamento: «Come accade all?estero – spiega Ciociola -. I portali devono adeguarsi se non vogliono morire». Sostengono apertamente il dialogo, per esempio, CiaoWeb e Lycos. Del resto, spiegano, se «la torta c?è, la vogliamo mangiare anche noi».

Stessa musica per le suonerie. La Siae ha fatto sapere che per ogni «ringtone» scaricato, il portale dovrà pagare il 12% dei proventi (minimo 194 lire). Adeguarsi o morire. Suonerie.it ha eliminato le musiche coperte da diritto d?autore. «Non ce le possiamo più permettere», spiega il titolare del sito Leonardo De Luca. Nokia, che gestisce gran parte del mercato suonerie e che sta per siglare un accordo con la Siae, le ha già messe a pagamento: scaricarne una costa 1.100 lire. Si paga con una scheda «scratch», una sorta di «gratta e suona».

Resta la protesta. Il 2 giugno scatta il boicottaggio dei siti «telefonici». Da ieri su Clarence.com sono in rete i messaggi di protesta. Combattivi, come quello di Antonio Vinci, da Tuili (Catania): «Spegniamo per due giorni i cellulari per protesta». Tra l?ironico e il rassegnato, come quello di Martino Leoni (Massa): «Pagare gli Sms? Giustissimo. Ora scusatemi, devo andare a pagare la tassa sui capelli lunghi».

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