1 Luglio 2010

La rabbia di Alemanno: “Un casello sul Gra? Lo sfondo”

Il Grande raccordo anulare di Roma non si tocca.

Anche il sindaco della Capitale Gianni Alemanno, come i suoi predecessori, è pronto a tutto per difendere la libertà di circolazione tanto da dire: «Pedaggio sul Gra? Impossibile: se qualcuno sul Raccordo mette qualcosa per far pagare il pedaggio vado io con la macchina e lo sfondo».

Il punto però non è l’eventuale pedaggio ad ognuna delle 33 entrate del Gra che abbraccia Roma con i suoi 68 chilometri di asfalto, ma l’aumento, di 1 e 2 euro, del passaggio ai 9 caselli che immettono alla capitale. Ferma contrarietà al pedaggio sul Gra anche dal presidente della Regione Lazio Renata Polverini: «Non è immaginabile un pedaggio in quanto per i cittadini del Lazio il Gra significa percorrere un tragitto per andare a lavorare o a scuola». Il Codacons ha annunciato un ricorso al Tar contro «l’illegittimità» degli aumenti. Basta prendere, avverte il presidente Carlo Rienzi, il caso di Roma dove a essere penalizzati sono esclusivamente coloro i che abitano fuori dal Gra. Anche la tariffa forfettaria non rispetta il principio di progressività in base al quale dovrebbe pagare di più chi percorre più chilometri perchè viene incassata prima, indipendentemente dal percorso.

Una decisione, quella dell’Anas con l’avallo del governo, che ha scatenato polemiche non solo politiche. Ad alzare gli scudi sono soprattutto le piccole e medie imprese che vivono della piazza romana. In particolare, denuncia la Cna, quelle del comparto della logistica. I costi lieviteranno , è stato calcolato, di 2,5-3 milioni l’anno. Una cifra sulla quale concordano anche i commercianti, non molto felici per la misura.

Se poi al caselli esistenti si aggiungesse quello per la Roma-Fiumicino il presidente di Confesercenti di Roma e Lazio Cesare Pambianchi la giudica «assolutamente aberrante anche solo parlarne considerando che il tratto di strada collega Roma all’aeroporto internazionale, alla Fiera di Roma, al porto di Civitavecchia, primo porto crocieristico del Mediterraneo e, partendo dal mare, alla nuvola di Fuksas».

Dunque anche se da una parte Alemanno assicura che «quello che è stato garantito dal governo è che non c’è un pedaggio sul Gra per i cittadini che si spostano da una parte all’altra della città», e la governatrice Renata Polverini ha già risposto «un no senza appello», ciò non toglie che appena oltre il Gra la tagliola scatterà comunque, per gli imprenditori e per i pendolari, spesso romani beffati due volte: hanno scelto di vivere oltre il Gra perchè case e vita costano meno e si ritrovano a pagare una tassa d’accesso per lavorare.

Ma lo stesso vale per gli studenti universitari. A pagare più di quanto già previsto con la manovra economica governativa, quella del Campidoglio e della Regione Lazio sono gli artigiani e i piccoli imprenditori in genere.

Per il comparto romano della logistica l’aumento dei costi determinato dagli aumenti dell’Anas per gli vincoli autostradali «oscilla tra i 2,5 e i 3 milioni di euro l’anno». I conti li ha fatti la Confederazione nazionale dell’artigianato di Roma, che spiega: «Roma potrebbe diventare la città a più alta tassazione d’Italia».

Ogni anno – spiega Cna – entrano a Roma 35 mila mezzi, di questi 10 mila attraversano i caselli agli svincoli autostradali di Guidonia (centro agroalimentare), di Fiano Romano (polo della logistica) e provenienti dalla provincia di Rieti (artigiani edili). Le imprese interessate all’aumento sono quelle della logistica, del comparto agroalimentare e i piccoli artigiani.

Con la nuova tassa di ingresso a Roma attraverso gli svincoli se oggi un furgone che entra a Fiano Roma paga 1,20 euro, da domani – sottolinea – pagherà 1,75 euro, con un aumento circa del 45%. Ogni furgone spenderà 200 euro in più l’anno. Se poi i conti li deve fare un mezzo più grande, come un autoarticolato, l’aumento annuale arriva anche a 300-350 euro in più.

 
 

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