12 Settembre 2020

La rabbia delle associazioni parti civili

«anche se il processo è terminato in questo modo, i problemi restano»
«OGGI si è prescritto anche il diritto di conoscere se faccia bene o male l’ acqua che si usa per mangiare, per dare il pavé che si compra o beve il caffè sia?». È la domanda che Codacons Adoc e Articolo 32, con gli avvocati Cricenti e Fuduli, si pongono dopo la sentenza che ha dichiarato l’ estinzione del processo “Acqua sporca” per prescrizione. «Se nessuno degli imputati ha rinunciato alla prescrizione in cambio di un giudizio di merito – fanno sapere dalle tre associazioni che si erano costituite parte civile l’ auspicio è che i cittadini e le istituzioni non rinuncino ad avviare un procedimento di valutazione e monitoraggio del sistema idrico calabrese e di quello servito dall’ Alaco. Se il processo si è chiuso con la prescrizione non si sono certo estinti i problemi quali le periodiche interruzioni del servizio, lo sgorgare di acqua marrone dai rubinetti ed il malumore per il dover pagare un canone per un servizio che tale non è. Ed allora – concludono i due avvocati vibonesi – al netto di un processo iniziato troppo tardi, le associazioni chiedono alle Istituzioni di non rinviare l’ esame di una problematica, questa sì, non prescritta». Il lavoro investigativo era iniziato da una serie di denun ce nelle quali si segnalavano disagi per il colore dell’ acqua che fuoriusciva dai rubinetti. Fenomeno esteso a macchia di leopardo sul territorio che aveva portato l’ Ufficio di procura a sequestrare il serbatoio di località “Tiro a segno”. Un palliativo, però, in quanto i problemi persistevano. E ciò aveva indotto gli inquirenti a rivolgere la loro attenzione a monte: cioè all’ Alaco, facendo riferimento a consulenti esperti in materia (specialisti universitari). Da qui era, così, emerso che ad essere compromesso era tutto il sistema idrico che abbracciava il Vibonese e il basso Catanzarese. gl. p.

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