12 Febbraio 2019

La rabbia dei pastori sardi davanti a Montecitorio

 

Si estende la protesta dalle campagne alla Capitale dove in Piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, sono arrivati gli agricoltori colpiti dalle pesanti calamità con il dimezzamento del raccolto nazionale di olio di oliva ed i pastori messi in ginocchio dalle speculazioni sulle quotazioni del latte.

Una presenza motivata dal fatto di far conoscere alle Istituzioni nazionali la tragedia del latte di pecora sottopagato con un grande striscione “Rispetto per la tragedia dei pastori sardi” davanti a bidoni di latte accatastati.

Circa un milione di litri di latte è stato lavorato per essere dato in beneficienza, dato in pasto agli animali o gettato per colpa dell’atteggiamento irresponsabile degli industriali che ha portato i pastori all’esasperazione di fronte a compensi inferiori a 60 centesimi al litro, al di sotto dei costi di produzione.

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, ha chiesto di procedere immediatamente al commissariamento del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop, responsabile con le sue scelte del crollo del mercato che ha messo in ginocchio gli allevatori.

I pastori hanno manifestato la propria rabbia davanti a cittadini e parlamentari con cori e grande striscione sul quale si leggeva ““Rispetto per la tragedia dei pastori sardi” ma chiedono anche provvedimenti immediati contro chi specula sul prezzo: “Pastori alla fame: commissariamo il Consorzio del pecorino Romano” si legge in un cartello.

“Attendiamo che l’associazione industriali proponga a tutti i pastori della Sardegna il prezzo del latte che non ha voluto né trattare né modificare in questi mesi rimanendo sordo e indifferente alle proposte avanzate” ha denunciato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “merita una risposta chi si sveglia alle 5 del mattino tutti i giorni per mungere e ottenere da ogni pecora circa un litro di latte al giorno che viene pagato con una elemosina che non copre neanche i costi di allevamento”.

“Non sono veri imprenditori – precisa Prandini – quegli industriali che se non riescono a vendere il pecorino che hanno deciso di produrre scaricano i costi della loro incapacità sull’anello più debole: i pastori. Le remunerazioni offerte non sono solo indegne ed offensive per i pastori ma anche illegali perché le norme sulla concorrenza vietano “qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione“, secondo quanto prevede l’articolo 62 della legge 1 del 2012 nato proprio per combattere speculazioni e pratiche sleali.

Lo dimostra l’analisi dell’Ismea che evidenzia come i prezzi riconosciuti ai pastori a gennaio 2019 sono stati pari a 56 centesimi di euro (Iva esclusa) rispetto a costi variabili di produzione saliti a 0,70 centesimi (Iva esclusa). Un obiettivo condiviso anche dall’Unione Europea che si appresta ad approvare la nuova direttiva contro le azioni commerciali inique e immorali che entro la prima settimana di marzo dovrebbe arrivare in Aula al Parlamento europeo.

Si tratta della presa d’atto della necessità di contrastare lo squilibrio commerciale che favorisce le speculazioni lungo la filiera e la necessità di intervenire per garantire un trattamento più equo alle piccole e medie imprese agroalimentari, come nel caso dei pastori sardi e dei loro greggi nei confronti dell’industria caseari.

La situazione è insostenibile con il prezzo offerto da un “cartello” di industrie inferiore a 60 centesimi per litro di latte di pecora che spinge alla chiusura i 12mila allevamenti della Sardegna dove pascolano 2,6 milioni di pecore, il 40% di quelle allevate in Italia, che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop).

Per questo in gioco c’è il futuro di migliaia di famiglie, di un settore economico strategico per il Made in italy e per l’intera Sardegna dove il 70% del territorio è destinato al pascolo dal quale gli animali traggono alimento ma secondo la Coldiretti negli ultimi dieci anni in Italia è scomparso un milione di pecore per colpa di scelte industriali irresponsabili.

Di fronte a questa situazione la Coldiretti, che continua la mobilitazione sino alla risoluzione dei problemi, metterà in campo tutte le azioni utili per garantire un prezzo equo ai pastori, comprese le necessarie iniziative giudiziarie per assicurare la corretta applicazione delle norme sulle relazioni commerciali – anche su specifico mandato degli allevatori – e assicurare la piena legalità del funzionamento del mercato del latte. Tutto ciò come previsto dalla vigente disciplina che impone il pagamento di prezzi non inferiori ai costi medi di produzione

Nello specifico – precisa la Coldiretti – è necessario:

revisionare il Piano di Programmazione del Pecorino Romano al fine di garantire una corretta gestione della produzione e intervenire sull’aumento delle sanzioni per i produttori che non rispettano le quote produttive
assicurare la necessaria rappresentatività degli allevatori all’interno del Consorzio, ristabilendo equilibrio tra i diversi operatori della filiera
assegnare agli allevatori il numero delle forme di pecorino romano da produrre secondo il Piano di Produzione
vietare la possibilità di entrare nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio a chi produce similari in Italia o all’estero.
garantire controlli massicci sulle produzioni di pecorino romano destinato alla grattugia, per assicurare la trasparenza del mercato e il rispetto del disciplinare del Pecorino Romano Dop.

Occorrono inoltre un’operazione di trasparenza su tutta la filiera con il contributo di Ismea, attraverso la costituzione di un Osservatorio Nazionale sui prezzi del latte e delle produzioni casearie ovicaprine e la desecretazione sui flussi di importazione di latte e caseari, con il coinvolgimento del Ministero della Salute e l’Agenzia delle Dogane

Infine, per la Coldiretti è necessario l’avvio di piani per la diversificazione produttiva e la promozione della qualità di tutti i formaggi ovini – anche al fine di ridurre l’incidenza del prezzo del Pecorino Romano sul prezzo del latte – e di investimenti per la destagionalizzazione della produzione di latte.
Anche il Codacons chiede commissariamento del Consorzio

Commissariare subito il Consorzio del pecorino romano e nominare un magistrato antimafia come commissario dell’ente. E’ la richiesta che oggi il Codacons rivolge al Ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio.

“All’interno del Consorzio vi sono aziende che favorirebbero esplicitamente il latte di provenienza straniera, creando un danno economico enorme al Made in Italy e agli allevatori italiani – spiega il presidente Carlo Rienzi –. Una situazione che va sanata con urgenza ristabilendo equilibrio all’interno del Consorzio, commissariando l’ente e mettendo ai suoi vertici un magistrato antimafia per il pieno rispetto della legalità”.

Il Codacons, che oggi manifesta a Montecitorio assieme ai pastori della Coldiretti, chiede inoltre al Governo di consentire la partecipazione dell’associazione, in rappresentanza dei consumatori, alla riunione indetta per il prossimo 21 febbraio.

“Anche i consumatori sono parte lesa nella vicenda – afferma Rienzi – spesso vittime di inganni alimentari legati alla commercializzazione di prodotti lattiero-caseari che si richiamano al Made in Italy ma che di italiano non hanno assolutamente nulla. Una truffa che deve finire perché distrae ogni anno milioni di euro dei cittadini in favore di operatori scorretti”.

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