23 Settembre 2019

La questione energetica DAL SUD AL MEDIO ORIENTE

 

Le tensioni geopolitiche Usa-Iran, con l’ Arabia e i suoi giacimenti petroliferi oggetto del contendere, sembrano incredibilmente opacizzare il framework attuale di epoca digitale nella quale, le risorse primarie, tra cui il petrolio, a confronto delle nuove icone rappresentative, come la blockchain, il bitcoin, l’ additive manufacturing, appaiono decisamente anacronistiche. Eppure, tutto ruota ancora attorno a questa risorsa combustibile fossile. Lo dimostra la risonanza mondiale che ha avuto il recente attacco alla raffineria saudita di Abqaib che ha provocato un balzo delle quotazioni del greggio, in rialzo di 62,67 dollari al barile a New York, e che come un déjà vu ha riportato tutti, millennials a parte, con la mente alla Guerra del Golfo del 1991. Stride il differente atteggiamento di normali cittadini e, spesso purtroppo anche di governi, nell’ urgenza attribuita alla questione energetica scaturente a seguito di evento episodico, rispetto alla problematica stessa a prescindere. Indubbiamente il riaccendersi di un quadro energetico geopolitico instabile costringe, in maniera cogente, le principali economie mondiali a fare uso delle scorte energetiche, ed anche se in questa fase l’ impatto sui prezzi dei carburanti risulta comunque ancora contenuto, tuttavia l’ Unione petrolifera avverte che l’ effetto potrebbe essere «significativo» nel caso di una crisi prolungata, con oneri economici fino a circa 300 euro a famiglia, secondo le stime del Codacons. Il 12 dicembre 2015, 195 su 200 Paesi aderenti alla XXI Conferenza delle Parti (più nota come COP21) hanno, infatti, sottoscritto a Parigi un accordo internazionale che, dopo Kyoto (1997), dove fu firmato un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il surriscaldamento globale, ha ribadito in modo marcato l’ urgenza delle questioni ambientali relative all’ effetto serra. La transizione energetica verso la produzione di energia da fonti rinnovabili è ancora in uno stadio iniziale. La domanda mondiale di energia elettrica, infatti, è soddisfatta ancora prevalentemente da fonti fossili: per il 34,2% da petrolio, per il 27,6% da carbone e per il 23,4% da gas (secondo i dati del primo rapporto annuale Med&Italian Energy Report del 2019, redatto dal Centro studi Srm di Intesa San Paolo in collaborazione con l’ Esl#Energy Center del dipartimento energia del Politecnico di Torino). Guardando allo Stivale, l’ Italia dipende per il 78,6 % dalle importazioni di combustibili fossili. È, pertanto, evidente che i condizionamenti che ogni Stato subisce nelle proprie scelte strategiche in campo energetico sono molteplici da parte di pochi grandi fornitori esteri che, di fatto, ne limitano l’ autonomia decisionale, potendo contare su una posizione di mercato dominante. A fronte di un processo di liberalizzazione e di privatizzazione che sta interessando il riassetto dei mercati energetici nei Paesi acquirenti, si va manifestando sempre più chiaramente la volontà dei Paesi fornitori di nazionalizzare le risorse energetiche. Si profila, quindi, un ulteriore fattore di distonia nel mercato delle fonti, in grado di penalizzare sia gli operatori nazionali che investono in progetti di estrazione all’ estero, sia il processo di approvvigionamento. La ricerca dell’ indipendenza energetica va perseguita sia mediante la diffusione di una cultura della sostenibilità e dell’ efficienza, e sia attraverso l’ ulteriore incentivazione delle fonti rinnovabili. Dal punto di vista delle riserve italiane, (le riserve sono quelle di cui è nota l’ esatta localizzazione e che risultano economicamente sfruttabili con le attuali tecnologie) è il Mezzogiorno a primeggiare sulle regioni del Nord, in particolare con la Basilicata che da sola pesa per l’ 84% della produzione a terra di Oil&Gas. Anche dal punto di vista della produzione di energia pulita, il Mezzogiorno presenta dati positivi, producendo il 50% circa del totale dell’ elettricità da fonti come eolico, solare, bioenergie e geotermica. L’ auspicio, a prescindere dalle azioni di governo di ogni Paese, è quello del rafforzamento della sensibilità del singolo cittadino, ossia dello sviluppo di un approccio bottom up nel quale gli individui si rivelino i primi stakeholders della sostenibilità ambientale. Le comunità di pratica si stanno, infatti, rivelando efficaci catalizzatori di fenomeni green promuovendo la mobilità sostenibile, il consumo intelligente e l’ economia circolare. Al di là della battuta, ormai vintage, di Luciano De Crescenzo che asseriva «a me che importa dell’ oscillazione del petroldollaro, io sempre diecimila lire metto di benzina nell’ automobile», resta un forte tema di responsabilità etica, sociale ed ambientale individuale che consente, inoltre, di ritenere le crisi geopolitiche come quella attuale USA-Iran più lontane dalla sfera di influenza.

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