19 Dicembre 2019

LA PROFANAZIONE DI 6UNDERGROUND (SENZACONTROLLI)

È uscito finalmente 6Underground , il tanto atteso nuovo action movie di Michael Bay, girato nel centro storico di Firenze e fatto di inseguimenti rocamboleschi di auto di grossa cilindrata, sgommate, sgassate, frenate, scontri, in un ritmo incalzante. E subito ha scatenato l’ immediata reazione da parte del Codacons che ha presentato un esposto alla Procura (peraltro non tanto indirizzato al film in quanto tale), nel quale si stigmatizza lo spot pubblicitario dell’ Alfa Romeo (che, appunto, sfrutta sequenze tratte dal lungometraggio per promuovere la sua «Giulia») intimandone il ritiro immediato, dal momento che veicolerebbe un «messaggio diseducativo che incita alla trasgressione delle norme stradali». Considerando il fatto, in se stesso, vale a dire della comunicazione pubblicitaria, ritengo più che giusto e plausibile esigere da parte dei «creativi» di rispettare un preciso codice etico, e, dunque offrire un prodotto coerente e rispettoso dei cittadini cui esso è destinato. A questo proposito potremmo ricordare il ruolo significativo svolto ormai da decenni da Pubblicità Progresso, la fondazione privata che dal 1971 si dedica alla realizzazione di campagne pubblicitarie, distribuite gratuitamente, aventi come obbiettivi questioni morali, civili ed educative rivolte alla società italiana. In primo luogo, se poniamo l’ accento sull’ influsso diseducativo di certe sequenze – siano esse di film, fiction, comunque inserite in programmi televisivi, a scala non solo nazionale, ma mondiale – in tal caso dovremmo eccepire all’ infinito su questo e quest’ altro, o su quello e su quell’ altro palinsesto. L’ altra sera, per esempio, mi è occorso di vedere uno «spezzone» di uno dei tanti agenti segreti 00 qualcosa, con inseguimenti (montati, peraltro tecnicamente in maniera efficace) per le vie strette del centro storico di Roma, in tutto analoghi a quelli di 6Underground. Dunque, anche in questo caso dovremmo parlare di messaggio diseducativo e non basterebbero le Procure, né probabilmente quest’ ultime sarebbero giuridicamente competenti. Sotto tale profilo, infatti, la questione consiste piuttosto in un atteggiamento etico, di costume, universalmente diffuso e generalizzato a livello mondiale, che asseconda i «desiderata», vale a dire i desideri e le pulsioni degli spettatori, che, nel bene e nel male, caratterizzano la società contemporanea. Siamo onesti: i buoi sono già scappati da un bel po’ di tempo… Ma se noi vogliamo approfondire, credo sia doveroso inquadrare i fatti da un punto di vista più ampio, tornando, piuttosto, sulla questione delicatissima dell’ utilizzo improprio dell’ immagine e della materia di cui è fatta la nostra splendida Firenze. Dunque, i fatti. Almeno due, tanto per citare, forse, quelli più eclatanti: la distruzione di un gruppo scultoreo di marmo (per finta) nel Salone de’ Cinquecento in Palazzo Vecchio da parte un’ auto di grossa cilindrata; lo «sfondamento» con rincorsa a razzo del portone in cristallo del quattrocentesco Palazzo Medici Riccardi. Anche se inserite nella finzione cinematografica, queste due sequenze non possono non innescare nello spettatore fiorentino, quanto meno un «disagio», un senso di «rigetto», nell’ assistere, impotenti, a quella che, senza tema di errore, non esito a chiamare «profanazione». Sì, una vera profanazione, proprio nel senso di «azione con cui si compromette, si offende o si annulla il carattere sacro di una cosa, un luogo, una persona (…) 2. In senso estens. e fig., mancanza di rispetto verso chi o verso ciò che merita riguardo» (Enciclopedia Treccani). Si percepisce immediatamente lo scarto semantico, meglio la «voragine» di significato tra quel frenetico ritmo, di mezzi in movimento, di rumori laceranti, di scontri, distruzioni, e la silenziosa compostezza di quella spazialità irripetibile, scandita da forme, proporzioni e materiali che ne fanno un unicum, non rinnovabile. E dunque da preservare per noi e per le generazioni future, secondo il sacrosanto principio della sostenibilità. Non dobbiamo, infatti, dimenticarci che il centro storico della nostra città è patrimonio dell’ umanità Unesco; e, come tale, abbiamo il dovere di proteggerlo e preservarlo con cura e determinazione. A questo punto è lecito domandarsi: com’ è potuto accadere che le amministrazioni competenti, pur avendo avuto l’ opportunità di visionare preventivamente la sceneggiatura, nella quale sono indicati con precisione sia i dialoghi che i luoghi e le modalità dell’ azione, abbiano consentito di girare quel tipo di scene così dissonanti, sotto ogni profilo, dal contesto in cui sono state inserite, ma dal quale hanno sicuramente ricevuto un’ elevata enfatizzazione? *Architetto.

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