La produzione industriale supera il pre-Covid
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fonte:
- Milano Finanza
L’ Italia potrebbe colmare, già nei prossimi mesi, il gap rispetto ai livelli pre-crisi. Lo sottolinea l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia nazionale, aggiungendo che la ripresa internazionale e l’elevata fiducia di famiglie e imprese «indicano che la fase di recupero dei ritmi produttivi continua». Nonostante l’incognita dell’inflazione a livello globale, la fotografia macroeconomica italiana risulta infatti incoraggiante. Nello specifico, in ottobre l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto in termini tendenziali del 3,1%, ma con un differenziale negativo d’inflazione con l’area euro di un punto percentuale. Il mondo del lavoro è tornato a registrare segnali di miglioramento, con un incremento degli occupati e una riduzione di disoccupati e inattivi nel mese di settembre. Per di più, il pil del terzo trimestre è aumentato del 2,6% (+6,1% variazione annua), non solo confermando il trend dei mesi precedenti ma riducendo anche ulteriormente la distanza con il pre-Covid. A questa crescita hanno contribuito la domanda nazionale quanto la componente estera e la forte espansione dei servizi di mercato quanto il progresso dell’industria. Soffermandosi sul secondo settore, l’indice di produzione industriale di settembre ha superato dell’1,55% febbraio 2020, ultimo mese prima dell’emergenza sanitaria. Eppure, su base mensile è cresciuto solo dello 0,1% (inferiore al dato di consenso dello 0,3%) e su base trimestrale dell’1%, in rallentamento rispetto ai mesi precedenti. Allargando lo sguardo, però, la produzione è aumentata del 4,4% su base annua e del 14,6% su nove mesi, al netto degli effetti di calendario. Tra i principali raggruppamenti di industria, l’energia è l’unica a flettere su base annua (-4,2%). Mentre si sono maggiormente distinte durante l’anno la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi (+13,3%), i macchinari (+11,4%), la metallurgia e i prodotti in metallo (+9,6%). Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, teme «che nei prossimi mesi l’industria possa andare incontro a una brusca frenata, anche per effetto dei minori consumi da parte delle famiglie che, a fronte della sostenuta crescita dei prezzi al dettaglio, taglieranno la spesa». Più positivo, invece, il giudizio del Centro studi di Confindustria che prevede una ripresa ad ottobre dopo il rallentamento tra luglio e settembre dovuto «a fattori limitativi della produzione, quali la scarsità di alcune componenti e materie prime, al maggior ricorso alle scorte di magazzino, al rallentamento produttivo dei partner commerciali e ad una maggior incertezza». Mediana, infine, l’opinione del presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona: i dati sono «insoddisfacenti, ci attendevamo un rialzo maggiore»,ma non sono certo «negativi, visto che restano in territorio positivo rispetto al pre-pandemia». (riproduzione riservata)
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