22 Gennaio 2012

La Procura ricorre al Riesame: Schettino deve tornare in cella

La Procura ricorre al Riesame: Schettino deve tornare in cella

GROSSETO Carcere per Francesco Schettino: può scappare all’ estero, può inquinare le prove sulle sue responsabilità di comandante della Concordia. La Procura di Grosseto ne è convinta e lo ribadisce calando la carta del ricorso presentato ieri alla cancelleria del tribunale del riesame di Firenze contro l’ ordinanza del gip Valeria Montesarchio. Il gip non ha convalidato il fermo in carcere contro Schettino e ha negato l’ esistenza dei presupposti del pericolo di fuga e dell’ inquinamento probatorio: una sconfessione che la Procura grossetana non ci sta a subire, e ora si cerca una rimonta. Il ricorso è stato elaborato con molta accuratezza dal procuratore Francesco Verusio e dai suoi pm Pizza, Leopizzi e Navarro, che coordinano le indagini sul disastro navale. La Procura ha motivato il ricorso sottolineando bene, tra gli altri aspetti, la questione del pericolo di fuga, su cui il gip aveva duramente evidenziato la circostanza che si trattasse di una mera ipotesi investigativa, con poche basi. Ma ci vorrà pazienza per sapere se secondo il riesame la procura esagerò nel chiedere il fermo in carcere per Schettino o se il punto di vista del gip sia stata poi eccessivamente “garantista”. L’ udienza non dovrebbe tenersi prima di una ventina di giorni. E sulla data potrebbe influire il ricorso, non ancora depositato ma annunciato, della difesa, che punta ad azzerare anche gli arresti domiciliari. Ma Giovanni Luca Barbera, direttore per il Mediterraneo della compagnia di navigazione svedese Wallenius, afferma che dopo l’ impatto con gli scogli “il comandante ha effettuato la miglior manovra possibile per evitare l’ affondamento della nave e salvare molte vite umane”. Intanto il Codacons ha reso noto di aver lanciato ieri a Miami, in collaborazione con i due studi americani Napoli Bern Ripka Shkolnik LLP e Proner e Proner, una class action contro la Costa Crociere e la Carnival , diretta a far ottenere ai passeggeri il risarcimento per tutti i danni subiti con il naufragio della nave Concordia. “Il risarcimento che ci si aspetta dalla Corte Americana”, si legge in una nota del Codacons, “è di almeno 125 mila euro a passeggero, sino a 2 o 3 volte tanto per casi specifici e sino a oltre un milione di euro nei casi più gravi. La class action è rivolta non solo agli italiani, ma ai cittadini di qualsiasi nazionalità della nave”.

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