23 Marzo 2018

La procura di Roma apre un fascicolo su Facebook

Accolto l’esposto presentato dal Codacons in 104 procure e al Garante della privacy sul «possibile coinvolgimento degli utenti italiani nello scandalo»

La Procura di Roma apre un fascicolo, al momento senza indagati o ipotesi di reato, sull’esposto presentato dal Codacons in relazione allo scandalo «Datagate» e il possibile coinvolgimento degli utenti italiani che hanno profili su Facebook.
L’indagine è affidata al procuratore aggiunto, Angelo Antonio Raganelli, che ha la delega sui reati informatici e relativi alla privacy. Nell’esposto del Codacons si chiede a 104 Procure di tutta Italia e al Garante di verificare possibili fattispecie previste dall’Art. 167 del Codice della Privacy (Trattamento illecito di dati) e dall’art. 169 (Misure di sicurezza).
Il Codacons spiega che «in base a tali articoli “chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni”». Per quanto riguarda le misure di sicurezza, evidenzia ancora l’associazione, «il Codice stabilisce che “chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure minime previste dall’articolo 33 è punito con l’arresto sino a due anni”. In base alle norme italiane, quindi, Mark Zuckerberg o i dirigenti di Facebook o di altre società connesse responsabili di eventuali illeciti sull’uso dei dati personali, rischierebbero fino a 5 anni di reclusione».

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