La Procura apre un’ inchiesta sui dati violati da Facebook
-
fonte:
- La Verità
dopo la pioggia di esposti del codacons, si indagherà sul possibile coinvolgimento di utenti italiani. zuckerberg convocato da tre commissioni parlamentari americane
Sarina BiraghiL’ algoritmo finisce in Procura. Dopo la pioggia di esposti presentati dal Codacons, la Procura di Roma ha aperto un’ indagine, al momento senza ipotesi di reato, in merito allo scandalo Datagate e sul possibile coinvolgimento di utenti italiani iscritti a Facebook. Si allarga dunque a macchia d’ olio il Facebookgate dopo lo scandalo Cambridge Analytica sull’ abuso dei profili social di 51 milioni di utenti.Non è bastato il «mea culpa» del fondatore Mark Zuckerberg, costretto ad uscire dal suo consueto «low profile», a fermare le conseguenze dell’ inchiesta giornalistica del Guardian e del New York Times, secondo i quali la società angloamericana di analisi dati avrebbe sottratto i dati personali di 51 milioni di utenti per trasferirli ai comitati elettorali della Brexit e di Donald Trump, informazioni finite, in particolare, nelle mani di Steve Bannon lo stratega del presidente Usa. Il coinvolgimento di Cambridge Anayltica, secondo il Guardian, è «raccontato» a fine 2016 in una cartellina pubblicitaria di 27 pagine per promuovere i suoi servizi di consulenza politica, nella quale rivendicava fra l’ altro d’ aver aiutato Trump a vincere le presidenziali Usa utilizzando Google, Snapchat, Twitter, Fb e Youtube.Carlo Rienzi, presidente di Codacons, di esposti ne ha presentati ben 104: «Di fronte all’ aggravarsi dello scandalo sull’ utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali, abbiamo deciso di coinvolgere la magistratura affinché accerti eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da società terze legate al social network. Se infatti emergerà che profili e dati personali dei cittadini italiani sono stati usati in spregio delle norme e per profilazioni politiche e campagne elettorali, si determinerebbe una palese violazione del codice della privacy, concretizzando reati per cui è prevista la reclusione». Nel tribunale romano il fascicolo è affidato al procuratore aggiunto Angelo Antonio Raganelli, titolare dei reati informatici e relativi alla privacy. In attesa di controllare tutte le app, cioè i programmi installabili su pc, smartphone e piattaforme Web, a cominciare da quella inventata da Aleksandr Kogan e usata dalla Cambridge Analytica per trafugare i dati, Zuckerberg ha già detto di «essere pronto a testimoniare davanti al Congresso americano, ma soprattutto a istituire nuove regole». Inoltre il fondatore del social con 2,1 miliardi di utenti, si è detto sicuro che si voglia ancora una volta sfruttare la piattaforma di Facebook per influenzare le elezioni, e ha lanciato l’ allarme sul voto di mid term a novembre prossimo. Nel frattempo il trentatreenne è stato convocato, in Europa da Londra e Bruxelles e da tre commissioni parlamentari Usa, oltre che dai procuratori del Massachussetts, di New York e del Federal Trade Commission, l’ agenzia americana per la protezione dei consumatori.La Gran Bretagna, in particolare, vuole chiarire il ruolo di Cambridge Analytica, visto che avrebbe lavorato anche a favore dell’ uscita del Paese dall’ Unione europea in occasione del referendum del 2016. Così come, pare, per un paio di formazioni politiche italiane. Per questo Zuckerberg è stato convocato dalla commissione parlamentare britannica sulla Cultura, i media e il digitale presieduta dal conservatore Damian Collins, così come dal Parlamento europeo.Negli Usa, Robert Mueller, lo speciale procuratore che indaga sul Russiagate, cioè sulle interferenze di Mosca nelle presidenziali Usa, sta indagando anche sui rapporti tra la campagna del presidente Trump e Cambridge Analytica. Alcuni esperti digitali che hanno lavorato per la campagna presidenziale avrebbero già incontrato il team di Mueller che, in dicembre, aveva richiesto di analizzare le email dei dipendenti di Cambridge Analytica che lavoravano per Trump. La società peraltro è finanziata dal miliardario statunitense Robert Mercer, imprenditore, potente coamministratore del fondo Renaissance Technologies, sostenitore della prima ora di Donald Trump, Secondo il Miami Herald, sono stati pagati alla società con sede a Londra circa 6 milioni di dollari per il suo lavoro del 2016. Insomma, Zuckerberg dovrà chiarire molti dubbi e rispondere all’ accusa principale rivolta al «suo» Facebook, ovvero di non essere stato in grado di garantire la tutela delle informazioni, di non averne impedito in modo efficace lo scambio, di non essersi assicurato dell’ effettiva eliminazione e di non aver messo al corrente gli utenti coinvolti. Appena 51 milioni di persone.
sarina biraghi
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- PRIVACY
