14 Novembre 2020

La primaria resta in presenza «Minimi i contagi tra i banchi»

la decisione dopo l’ incontro tra gli esperti del comitato tecnico scientifico e la ministra i tecnici ribadiscono che non cambia nulla: elementari e medie continuano a frequentare
Maria Claudia MINERVA La scuola dell’ infanzia e la scuola elementare restano aperte e le lezioni vanno avanti in presenza: niente didattica online al momento per gli alunni sotto gli 11 anni. Le lezioni a distanza sono invece confermate per gli studenti delle superiori in tutta Italia e per quelli di seconda e terza media nelle regioni cosiddette rosse (mentre in quelle arancioni come la Puglia resta in presenza tutto il ciclo della media), dove l’ allerta contagi è massima. Resta quindi ferma sulle sue posizioni la ministra all’ istruzione Lucia Azzolina che ieri in un vertice pomeridiano, durato all’ incirca un’ ora, ha incontrato il Comitato tecnico scientifico per il punto sulla situazione della scuola: i contagi tra i banchi sono minimi, si continua a far lezione in classe. La ministra ha posto agli esperti del Cts una serie di questione legate sia ai rischi di contagio nella popolazione scolastica, sia alle conseguenze per gli studenti in caso di chiusure. Il Cts – a quanto si è appreso – ha spiegato che le attuali evidenze confermerebbero un’ incidenza più bassa nelle fasce di età più giovani. Ha inoltre affermato che la chiusura prolungata delle scuole rischia di comportare ricadute psicologiche molto forti negli studenti. «Complessivamente possiamo dire che la situazione è monitorata molto attentamente e non dimostra dei segnali di allarme particolare, quindi quello che si sta facendo nelle scuole è la strada giusta» ha sottolineato Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico Scientifico, dopo l’ incontro del Cts con il ministro. Secondo Richeldi, per quanto riguarda le scuole, si esclude la possibilità che ci siano nuove chiusure a parte quelle già decise. Una scelta questa che lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha difeso sempre ieri ribadendo che «le scuole non sono focolai e i ragazzi rispettano le regole». Intanto, la questione scuole continua a essere al centro del dibattito in Puglia. Il 18 il Tar si pronuncerà di nuovo sull’ ordinanza con cui il 28 ottobre il governatoreMichele Emilianoaveva chiuso le scuoledi ogni ordine e grado (escluse materne ed asili nido),sospesa poi dalla sezione di Baridel Tar sulla base del ricorso di alcune famiglie con il Codacons Lecce. Anche il ministero dell’ Istruzione si è costituito:un atto tecnicoper avere accesso agli atti. Il presidente Emiliano chiederà ai giudici del Tar di essere ascoltato nell’ udienza, al termine della quale la sua ordinanza potrà essere confermata o cancellata. Sulla scuola, quindi, la posizione del governatore non cambia, tant’ è che, nonostante la sospensione dei giudici, ha continuato a lanciare appelli alle famiglie per la didattica a distanza. Il timore è che i contagi possano impennarsi. Effettivamente, secondo il bollettino di sorveglianza sul virus pubblicato mercoledì dall’ Istituto Superiore di Sanità i dati dicono che al 7 novembre nella fascia 0-19 anni, che conteggia anche la fascia scolastica, i casi sono 102.419 con una crescita del 1.073,10%, la più alta assoluta nella popolazione italiana. Il 25 agosto i dati erano solo 9.544. Al secondo posto per contagi c’ è la fascia tra 20-29 anni, in cui ci sono anche molti studenti universitari: erano 18.834 il 25 agosto, al 7 novembre erano 104.885 con un aumento del 556,88% in poco più di due mesi. Aumento meno considerevole nelle altre fasce. Motivo per cui ieri in tutte le città italiane gli studenti hanno messo in atto dei flash mob di protesta – un’ ora di didatica a distanza davanti ai propri istituti – per rivendicare il diritto di tornare in classe. E dopo la prima settimana altalenante di scuola del primo ciclo in presenza, il presidente dell’ Anp Puglia (Associazione nazionale dei presidi), Roberto Romito, chiede subito la convocazione di un tavolo regionale permanente sulla sicurezza e per il contenimento della diffusione del contagio nelle scuole. «Come dirigenti scolastici, abbiamo percepito già dall’ inizio della settimana, e continuiamo a constatarlo, un notevole disorientamento delle famiglie e una grande difformità nei loro comportamenti, per quanto riguarda l’ obbligo di mandare i figli a scuola quando queste sono aperte, come nella Puglia arancione. Sappiamo che questa situazione è nata dal contrasto sempre più netto fra le autorità governative e quelle regionali sulla diversa valutazione del rischio epidemiologico da Covid, con specifico riguardo alla misura in cui tale rischio effettivamente dipenda dalla fruizione in presenza da parte degli alunni». In attesa di sviluppi sul contrasto fra le norme statali e regionali i presidi pugliesi ritengono che «la situazione attuale del servizio scolastico in Puglia vada conosciuta e discussa approfonditamente» perché «sul nostro territorio si stanno creando notevoli disfunzioni e differenze nell’ erogazione dei livelli essenziali del servizio di istruzione nel delicato segmento del primo ciclo, che rischiano di tradursi in un permanente deficit pedagogico soprattutto a carico degli alunni più deboli e svantaggiati, tenuto anche conto di quanto già purtroppo accaduto nel corso del passato anno scolastico». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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