8 Luglio 2016

La «prima» social di Virginia Raggi con parenti e amici

La «prima» social di Virginia Raggi con parenti e amici
e promette: la domenica campidoglio aperto a tutti

Si entra o non si entra? Si vede o non si vede? Il Campidoglio, ai tempi dei Cinque Stelle, viaggia più sui social che dal «vivo», più sul blog di Beppe Grillo che su quello del Comune (che si «impalla»), più sulle seggiole riservate ai «vip» M5S (i parlamentari ed esponenti del direttorio, in prima fila davanti alla sindaca Raggi) che tra il pubblico stipato dietro, con familiari (ci sono i parenti di De Vito, la fidanzata di Daniele Frongia, mamma e papà Raggi, il marito della lettera strappa lacrime «mi manchi molto» Andrea Severini col figlio Matteo), il «mentore» Pieremilio Sammarco titolare dello studio che assiste Cesare Previti, una frotta di giornalisti che all’ inizio – così sembrava – non sarebbero potuti entrare in aula Giulio Cesare ma si sarebbero dovuti accontentare di seguire i lavori dallo schermo allestito in Protomoteca. A metà mattinata, dopo le polemiche del Codacons su una prima seduta «blindata», cambia tutto. E, del resto, chiudere a buona parte della stampa l’ aula sarebbe stata una mossa assai stridente con quanto poi detto da Virginia Raggi nel suo discorso, l’ idea di «aprire il Campidoglio la domenica», fare lo streaming «anche delle commissioni consiliari». Si parte con l’ Inno di Mameli: Raggi non lo canta, Marcello De Vito (che da lì a poco sarà nominato presidente dell’ Assemblea Capitolina) ha addirittura la mano sul cuore, nel centrosinistra Roberto Giachetti si risiede quando l’ applauso per la proclamazione della sindaca è ancora in corso. Sul lato sinistro degli scranni c’ è il pienone: con 29 Cinque Stelle (capogruppo è nominato Paolo Ferrara), sette «piddini», la «civica» Svetlana Celli, Stefano Fassina di «Sinistra Italiana», restano solo due posti vuoti. La corsa all’«occupazione» è scatenata: Enrico Stefàno è già in aula dalle 13.30, poco dopo arriva Michela Di Biase, capogruppo Pd che si mette vicino ai «pentastellati». Mentre sui banchi di destra, con Giorgia Meloni col « pancione», sono occupati dieci scranni su 40. Dopo Mameli il minuto di silenzio per Beau Solomon. Alessandro Onorato (Marchini), Davide Bordoni (Forza Italia) e Giulio Pelonzi (Pd) chiedono di estenderlo alle vittime di Dacca. De Vito pare di sì, ma poi al microfono non dice nulla e nessuno capisce cosa succede. Si parte anche con le votazioni, lente, estenuanti. Una, quella sui vicepresidenti d’ aula viene ripetuta perché il conteggio delle schede non torna. Alla fine, De Vito è presidente (sarà lui a regalare alla sindaca Raggi un mazzo di fiori, con tanto di bacio sulla guancia), Stefàno e Andrea De Priamo (Fdi) sono i vicepresidenti, Annalisa Bernabei (M5S) e Onorato i segretari d’ aula. La prima mozione è di Fassina, per chiedere che si faccia il referendum sulle Olimpiadi. Quasi un assist ai Cinque Stelle, il secondo (dopo gli elogi per la nomina di Marcello Minenna al Bilancio) in due giorni. L’ Assemblea può indire il referendum con votazione a maggioranza «qualificata» dei due/terzi, cioè 32 favorevoli. Raggi presenta gli assessori uno ad uno, legge una parte del curriculum, loro (Meloni, Berdini, Bergamo, Marzano, Meleo e gli altri) si alzano, fanno un mezzo inchino. La sindaca parla, tono di voce sempre un po’ impostato: «Dopo otto mesi di commissariamento abbiamo riportato la democrazia in Campidoglio. Ora inizia una nuova èra». Resta un nodo nella «squadra»: sarà Daniela Morgante la capo di gabinetto. Daniele Frongia, vicesindaco, glissa: «Non lo so». Da oggi si lavora: primo vertice tra sindaca, maggioranza e giunta. E primo dossier sul tavolo: il centro Baobab e l’ emergenza migranti. Si comincia.

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