9 Dicembre 2015

La prima scelta resta il fondo da 100 milioni

La prima scelta resta il fondo da 100 milioni

roma Per il momento l’ ipotesi di base resta quella di un fondo di solidarietà da 100 milioni, finanziato per un terzo con soldi pubblici e due terzi con risorse delle banche. Con questo Fondo si garantirebbe il «sollievo» per circa un terzo delle perdite subite dai sottoscrittori dei bond subordinati della quattro banche entrate nella resolution (sfiora i 350 milioni il valore azzerato nel settore retail). Ma in parallelo a questo intervento potrebbe arrivare anche un secondo aiuto, questa volta per dare «sollievo» alle perdite subite sull’ equity, vale a dire per i risparmiatori che detenevano anche azioni di Cassa Ferrara, Banca Marche, Popolare dell’ Etruria e CariChieti. Azioni che oggi non hanno più alcun valore. Un aiuto minimo, che potrebbe essere alimentato con i proventi delle vendite degli asset bancari rilevati dalle “banche ponte” guidate dal presidente Roberto Nicastro, che ha parlato di cessioni possibili entro la prima metà del 2016. Una volta chiuse quelle vendite un ristoro potrebbe arrivare agli ex azionisti rimasti con il cerino in mano. Terzo aspetto della regulation che si sta mettendo a punto al ministero dell’ Economia – sotto la pressione insistente dei parlamentari e di palazzo Chigi – è la “bad bank”. Anche la definizione dell’ organismo cui verranno girati i passivi e che è previsto nel decreto del 22 novembre scorso verrà chiuso in questa sede. Resta ancora in campo, ma ieri sembrava perdere un po’ quota, la strada alternativa proposta in questi giorni dal sottosegretario all’ Economia, Enrico Zanetti: un credito d’ imposta del 26% da scomputare dall’ Irpef per recuperare le minusvalenze subite con le azioni e le obbligazioni, azzerate. L’ ipotesi prevede, in particolare, un limite di 50mila euro e secondo il segretario di Scelta Civica la soluzione non attribuirebbe «alcun tipo di contributo o nuovo diritto ai titolari di azioni e obbligazioni azzerate» limitandosi solo a semplificare la fruibilità di un diritto già previsto di recupero fiscale della perdita finanziaria patita, mentre per gli incapienti verrebbe previsto un rimborso. Su tutte queste ipotesi peserebbero – a sentire chi ieri ha lavorato fino a sera in Commissione Bilancio alla Camera – le forti perplessità del ministro Padoan. Che ieri ha Bruxelles ha ribaito come l’ intervento di «sollievo», che è allo studio, sarà del tutto separato dalla resolution, che è stata gestita nel pieno rispetto delle regole europee rafforzate sulle crisi bancarie fissato dalla direttiva (2014/59) come è stato fatto con il decreto 180. La soluzione, non facile, è attesa per sabato, giorno in cui il ministro Pier Carlo Padoan ha dato la sua disponibilità a partecipare ai lavori della Bilancio. Ma se l’ esame sul resto della Stabilità dovesse procedere più celermente si potrebbe anche chiudere prima. Ieri Codacons ha parlato di centinaia di segnalazioni giunte dai risparmiatori delle quattro banche che dimostrano «inequivocabilmente come i cittadini non abbiano ricevuto adeguate informazioni sui rischi degli investimenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
davide colombo

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