La prima perizia a bordo della Costa Concordia
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fonte:
- Giornalettismo.com
Era il 13 Gennaio 2012 quando avvenne il naufragio della Costa Concordia , rimasta incagliata di fronte all’ Isola del Giglio . A più di due anni dall’ incidente della nave crociera, allora al comando di Francesco Schettino , per la prima volta una quarantina di persone, tra periti, magistrati, avvocati e consulenti, sono salite a bordo del relitto per un sopralluogo, con l’ obiettivo di raccogliere dati per il processo all’ ex comandante, accusato di naufragio, omicidio colposo e abbandono della nave. Prima non era stato possibile, per ragioni di sicurezza. LA PERIZIA A BORDO DELLA COSTA CONCORDIA – “Diamo la possibilità a tutte le parti di vedere in loco la plancia di comando”, aveva spiegato l’ ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, il capo dei periti del tribunale, che ha guidato il sopralluogo sul relitto. I periti hanno come obiettivo soprattutto l’ analisi della plancia comando , dove si trovava il comandante Francesco Schettino la sera della tragedia, nella quale persero la vita 32 persone. Alla perizia hanno partecipato anche i consulenti del Codacons, che in una nota ha ricordato di aver fortemente spinto per il sopralluogo: “La perizia, fortemente voluta dall’ associazione, è volta a individuare apparecchiature informatiche rimaste a bordo e a una più completa ricostruzione delle ultime ore di vita della nave, analizzando le cause e gli effetti dei malfunzionamenti dei sistemi di emergenza”. Il Codacons ha chiarito come il Tribunale di Grosseto abbia raccolto le istanze dei suoi legali e consulenti, dato che fin dalle prime fasi delle indagini l’ associazione aveva evidenziato “i possibili effetti dei malfunzionamenti del generatore di emergenza sulla tragica evoluzione degli eventi”. Oltre alla plancia di comando, obiettivo del sopralluogo era anche l’ analisi della Safety room adiacente, ha aggiunto il Codacons, alla “ricerca di dispositivi informatici – Pc, Notebook, Hard Disk, Server, Supporti di memoria per backup – che potrebbero contenere dati utili alla ricostruzione degli eventi e delle comunicazioni tra nave e resto del mondo”. Necessario anche il controllo sulle porte degli ascensori: Codacons ha ricordato come quattro delle vittime furono trovate nella tromba di uno degli ascensori, nella quale “potrebbero essere precipitate a causa dei ripetuti malfunzionamenti del Generatore di emergenza che avrebbe dovuto portare le cabine degli ascensori al ponte 4 e bloccare tutte le altre porte in caso di blackout”. Previsto anche un secondo sopralluogo, tra poco più di un mese – il 27 febbraio – che sarà interamente dedicato al Generatore di Emergenza. In quell’ occasione “sarà anche possibile individuare parti e componenti da rimuovere e sottoporre a successive analisi alla ricerca delle cause del malfunzionamento”, ha concluso il Codacons nella sua nota. Videocredit: Repubblica.it LEGGI ANCHE: Quelli che volevano ricattare Costa Crociere “MARE HA MANGIATO TUTTO ” – “È tutto distrutto. Il mare ha mangiato tutto”, ha spiegato il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio , di fronte ai cronisti che chiedevano quale fossero le condizioni della plancia di comando . “L’ attività dei periti era stata eseguita sul cartaceo. Era opportuna forse una verifica sul luogo per vedere se c’ è qualcosa di nuovo. Ma non credo che possa uscire qualcosa di nuovo”, ha continuato. Già prima del sopralluogo aveva comunque chiarito come sarebbe stato difficile trovare elementi di novità rispetto a quanto già conosciuto. “Comunque è bene fare anche questa verifica in loco”, aveva concluso. Il legale di Schettino , Domenico Pepe , invece, ha spiegato come non ci fosse “la leva sul ponte di comando che consente di commutare l’ allarme, da allarme fuoco a allarme falla”. Ha spiegato come fossero stati trovati dei faldoni e di aver chiesto l’ acquisizione al processo. “Sono stati tolti i pannelli del pavimento e mancano delle apparecchiature. Sono stati fatti dei lavori, lo scenario non è più quello originale, c’ è stata una completa modifica dello stato dei luoghi”, ha aggiunto. Non senza accusare come, a suo dire, “forse gli stessi lavori sono stati effettuati da chi non aveva interesse a fare alcuni accertamenti”. Ai cronisti che hanno chiesto se l’ alterazione della plancia di comando fosse avvenuta “in malafede”, Pepe ha risposto però di “no”: “Durante i lavori sono state rimosse delle cose che non fanno più ricondurre la condizione della plancia a quella iniziale”, ha concluso.
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