La prevalenza della vergogna
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fonte:
- la Repubblica
di Natalia Aspesi Chi sono tutti quegli umani con le guance rosse, che camminano a testa bassa, non osando alzare gli occhi, cercando di nascondersi, biascicando scuse e con qualche lacrima di profondo pentimento sul viso? Ma sono i famosi svergognati, quelli sotterrati da centinaia di “Vergogna!” per aver espresso, più che altro per sventatezza e noia, un qualsiasi parere su qualsiasi evento, persona, dichiarazione, idea. Solitamente scemissima. Vergogna, vergognati, quasi mai si vergogni, sarà mica un signore quello che deve pentirsi causa vergogna. Non si riesce a trovare un sinonimo per lanciare la stessa maledizione tanto per variarla: forse ludibrio? No, grammaticamente non è la stessa cosa, ammesso che la grammatica esista ancora. Nel caso, subissati dall’anno dantesco, qualche professore che chiede l’abolizione di voti e bocciature perché tutti devono essere uguali, inclusivi, anzi inclusi direttamente dalla nascita, potrebbe arricchire l’anatema: «Ahi Pisa, vituperio de le genti del bel paese là dove ‘l sì suona» , magari senza sollevare la bocca dal fiero pasto, ma sostituendo il nome della città con quello della spregevole persona vituperabile. Eventuali gare del più vituperato la vincerebbe certamente Renzi, su cui grandinano “Vergogna!” da destra dal centro e da sinistra, da su e da giù. Io non raccolgo strali in quanto sconosciuta a chi ha meno di ottant’anni, e senza fare paragoni, per carità, neppure Mario Draghi, il primo nostro premier a destare terrore in quanto zitto, sorridente, sordo ai mormorii e capace. Gli altri poi non è che durino tanto nell’indignazione dei clic, e per esempio si sta esaurendo il ping pong Fedez-Codacons, del resto privo di interesse,e pure le sparate dei giornalisti che si credono opinionisti e scrivono un libro al mese,e i non vax e i pro vax, eccetera. C’è come voglia di riposo,o un po’ di artrosi al dito del clic e poi finalmente si fa il pigia pigia nei bar e si parla di vacanze ammesso che si sia trovato un posto libero;e poi sono sempre meno interessanti le persone da svergognare (guarda i poveretti candidati nel fastidio generale, alle prossime elezioni amministrative),e gli eventi da maledire.E per esempio, giusto per cancellare, verbo dei più contemporanei,i vergognosi dubbi da parte di frustrati e invidiosi del successo trans, le aziende anche pubbliche che vogliono stare al passo con i tempi stanno già ricorrendo alla collaborazione con le nuove società, anche loro desiderose di stare al passo con i tempi, che offrono consulenza “Gender Equality” per arricchire la cultura dei dipendenti di ogni livello: questi istantanei esperti però sono spesso pregati di lasciar perdere un solo argomento, quello che riguarda l’Equality dei dirigenti: se per caso le donne sono due su dieci o addirittura nessuna, pazienza, al massimo assumiamo un trans che da qualche parte un po’ maschio è. È proprio il momento per i queer o trans o fluidi o non binari o tutto quanto per andare oltre la diffusa e ammirata visibilità e pretendere da subito una vera inclusione: che ci sarà quando in Italia un segretario di partito, un ministro, un premier, un direttore di telegiornale, un direttore di quotidiano, un conduttore di talk show, un cardinale, ecc. sarà uno di loro. Scusate il maschile, d’ora in avanti consideriamolo neutro per non complicare l’ortografia, già sconosciuta ai giovani, come dice l’Invalsi.
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