La presidenza Consob resta in alto mare
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fonte:
- la Repubblica
MILANO – Che fine ha fatto la presidenza Consob? A due settimane dall´uscita di Lamberto Cardia ancora si brancola nel buio. Il tempo passa, le relazioni dentro la maggioranza peggiorano, i mercati friggono. E la candidatura forte di Antonio Catricalà, che guida l´Antitrust e non ha saputo "passare" in Consob via Consiglio dei ministri del 30 giugno, rischia di sfarinarsi, vittima della lite continua tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Così risale la candidatura di Giuseppe Vegas, sottosegretario all´Economia. Catricalà la settimana scorsa sembrava ancora convinto di spuntarla. Ma i litigi nella maggioranza potrebbero indurre a insediare alla Consob direttamente Vegas, per evitare la grana di chiamare in causa Fini, dato che la legge lascia ai presidenti di Camera e Senato la nomina del garante per la concorrenza. Il presidente del Consiglio, cui spetta la nomina Consob "sentito il ministro dell´economia", voleva risolvere la questione a inizio luglio, di ritorno dal Brasile. Ma lì gli sono sorti ben altri problemi e priorità. Dal voto di fiducia sulla manovra che parte oggi al Senato agli screzi con Fini, dalle avance all´Udc di Casini all´ispida "legge bavaglio", dai veleni nella Giunta campana al timore di scivolare nel «clima giustizialista» che lo terrorizza. Non c´è il tempo, neppure fisico, per pensare ad altro. Così si passa da un Consiglio dei ministri all´altro � normalmente ogni venerdì � senza che la Commissione di vigilanza sulla Borsa abbia un nuovo capo. E servirebbe, perché in un momento particolarmente delicato la Consob è prostrata nell´operatività ordinaria, e inerme nelle funzioni oltre frontiera. Specie sul dossier delle regole sovranazionali, che dopo la crisi vive una faticosa fase fondante. Un aneddoto di come la coda finale della gestione Cardia sia poco gloriosa, a riguardo, è l´estromissione dopo anni e anni del membro italiano dall´esecutivo Iosco, l´organizzazione che raduna i watchdog finanziari del mondo. Dietro le quinte si lamentano un po´ tutti. Tra le società emittenti, gli operatori, i dipendenti Consob vecchi e nuovi e perfino al Tesoro. A pochi piace quest´incertezza, soprattutto perché non si sa quanto duri. I più coinvolti sono i tre commissari rimasti, Luca Enriques, Michele Pezzinga e Vittorio Conti. Per loro nessuna prenotazione di ferie, dato che la Commissione si riunisce almeno due volte la settimana, e tre è il numero minimo per deliberare. Sì perché non c´è solo Cardia "dirottato" da Gianni Letta � suo sponsor di sempre � alla presidenza delle Ferrovie. C´è anche il quarto commissario vacante, da marzo, quando Paolo Di Benedetto rimise l´incarico. Si disse, allora, che lo faceva per agevolare l´ascesa di Giuseppina Fusco, manager romana molto ben vista da Cardia. Invece Fusco non ce l´ha fatta, e il commissario ora dovrà aspettare il nuovo presidente (qui in pole sembra Massimo Varazzani, ex ad di Cassa Depositi). I tre superstiti commissari non capiscono se il limbo attuale durerà, e allora sarebbe meglio impugnare i dossier pesanti, oppure basta svolgere l´ordinaria amministrazione in attesa del nuovo capo. Tra i temi caldi c´è il regolamento attuativo della direttiva comunitaria sull´Opa, recepita a novembre 2007 con un decreto legislativo che dava sei mesi a Consob per metterne in consultazione la bozza. Il tempo è scaduto da due anni e ancora non vi è certezza del diritto, con possibili interpretazioni divergenti tra la vecchia legge italiana e la nuova europea. Poi ci sarebbe il codice etico interno, che regola la condotta dei dipendenti Consob, la regalistica e i conflitti di interesse, tenuto fermo per anni da Cardia. Poi c´è il peso internazionale di Consob, ridotto all´osso in un momento in cui le autorità dei grandi paesi europei fiancheggiano i governi per plasmare a loro favore i nuovi paletti della finanza post crisi. Qui invece, ieri, Carlo Rienzi, presidente del Codacons (consumatori) si è candidato alle poltrone di Consob e Antitrust.
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