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19 Novembre 2019

La politica che non c’ è

Un politico che punta sulla battaglia giudiziaria per risolvere i problemi è come il calciatore che spera nella pioggia per l’ impraticabilità di campo. Non vi è dubbio che è una ottima scorciatoia se è la stessa politica a generare i problemi per allontanare le responsabilità da sé. Continua a pagina 5 Magari mascherandola con un buon condimento di retorica contro le “multinazionali predatorie”, o “i capitalisti addirittura arrivati dal terzo mondo”. Lo stato di diritto e la democrazia liberale non funzionano senza la separazione ed equilibrio dei poteri dello Stato. La vicenda Ilva è segnata dallo scontro tra i poteri dello Stato e su una mancanza di equilibrio tra gli stessi. Anche per questo è stato di grande importanza l’ incontro tra i tre segretari generali Furlan, Landini e Barbagallo e il Presidente della Repubblica Mattarella. L’ ultima comunicazione di ArcelorMittal aveva confermato il programma di spegnimento degli Altoforni. L’ interruzione della procedura di spegnimento dell’ Altoforno 2 giunta ieri sera è frutto di un po’ di buon senso nell’ ascoltare tutte le parti prima di procedere ad una ordinanza. Al momento l’ azienda conferma che esaurito il percorso previsto dall’ art.47 il 3 dicembre, dal giorno successivo non sarà lei a proseguire il piano di spegnimento e spetterà all’ amministrazione straordinaria. Mentre per l’ Afo2 è la Procura di Taranto a chiederne lo spegnimento; per quanto riguarda Afo1 e Afo4 lo spegnimento può avvenire solo per analogia poiché hanno lo stesso problema tecnico ovvero l’ automazione del campo di colata per evitare il contatto diretto del lavoratore in caso di ostruzione del foro o di rilevazione della temperatura. È chiaro che se per il 4 dicembre l’ Ilva in amministrazione straordinaria non riassumerà celermente tutto il personale, la situazione diventerà ancora più drammatica. L’ azienda ha interrotto lo sbarco delle materie prime, sta portando le bramme prodotte in stabilimento, gli ordini sono dirottati su altri siti. Nel mentre, l’ unica operazione che il Governo poteva fare celermente, ovvero l’ introduzione dello scudo penale con portata generale, non solo non viene realizzata ma sparisce dall’ ordine del giorno. L’ area a caldo inquina, bisogna metterla a norma, nessuno lo farà se rischia la galera. La Procura di Milano ha deciso venerdì 15 novembre di esercitare il diritto/dovere di intervento in giudizio ex art.70 c.p.c. nella causa civile di “rescissione” del contratto d’ affitto da parte di ArcelorMittal, procedendo all’ apertura di un fascicolo. È una notizia importante, che il Procuratore riconosca un interesse pubblico occupazionale, ambientale ed economico produttivo da tutelare nella causa promossa da ArcelorMittal. Ma è un paese normale quello in cui per ravvisare un interesse pubblico preminente serve una Procura? Lo stesso giorno i commissari dell’ Ilva in amministrazione straordinaria presentano un ricorso d’ urgenza ex articolo 700 c.p.c. al fine di ottenere un provvedimento cautelare avverso allo scioglimento del contratto di affitto che viene richiesto da ArcelorMittal. Poi arriva il fascicolo d’ indagine avviato dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, a carico di ignoti, che ipotizza la violazione dell’ art.499 del Codice penale (“Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione”). La stessa Procura di Taranto che aveva chiesto il sequestro di Afo2 nel 2015 dopo la morte di Alessandro Morricella, 3 anni prima dell’ arrivo di ArcelorMittal. E la stessa che aveva chiesto lo spegnimento di Afo2. O meglio: a chiederlo è stato il custode giudiziario, l’ ingegner Barbara Valenzano, che oltre a scrivere le prescrizioni per la procura è allo stesso tempo dirigente ambiente della Regione Puglia, nominato da Michele Emiliano. Il quale adesso dice che per legge Mittal non può spegnere impianti. Mentre fino a ieri sosteneva che è una fabbrica «totalmente illegale». Praticamente siamo al paradosso: se Mittal fa quello che gli ha imposto la procura di Taranto, la Procura di Milano procede all’ iscrizione di un fascicolo. E siccome il Governo dice che è illegale lo indaga pure la procura di Taranto, che però glielo ha chiesto. ArcelorMittal, non esente da responsabilità ma responsabile di quel che accade in Ilva da un anno, deve comunque scegliere se tenere accesi gli altiforni rischiando il reato di disastro ambientale (secondo una Procura) o spegnerli rischiando il reato di sabotaggio (come sostiene l’ altra Procura). Il Codacons chiede l’ imputazione di estorsione dei vertici Mittal e il loro arresto. È chiaro che sarà sempre più dura trovare qualcuno disponibile investire su un impianto sotto sequestro e in uno Stato senza certezza del diritto. Un cortocircuito giudiziario che rischia di devolvere agli uffici di procura le valutazioni di politica economica. Non so se questo potrà salvare i posti di lavoro, in compenso farà terra bruciata della credibilità nazionale. Dichiarare di non avere un piano b e per questo di “trascinarli in procura”, come ha gridato Luigi Di Maio, consegna alla tempistiche della giustizia una responsabilità che è tutta politica e che può trovare la soluzione economica, occupazionale e ambientale solo riaprendo il confronto e facendo rispettare l’ accordo del 6 settembre 2018. Un Governo deve essere garante ma cessa di essere tale cambiando le norme ogni sei mesi. Senza un ruolo di garanzia, siamo tutti più deboli. A questo dovrebbero pensare i ministri e non a dichiarazioni di guerra con lo scolapasta in testa. Il mercato dell’ acciaio non dorme mai e neanche le sostanze inquinanti che non aspetteranno i tempi di una politica pavida e incompetente. La vita, l’ ambiente, il lavoro e lo sviluppo non si salvano con la demagogia ma con scelte coraggiose a assunzione di responsabilità. Segretario generale Fim Cisl © RIPRODUZIONE RISERVATA

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