21 Gennaio 2018

La piscina non riapre ed è polemica

insorge il codacons: «situazione paradossale». chiesto l’ accesso agli atti
Letizia Varano Isca Slitta ancora l’ apertura della piscina comunale. L’ impianto natatorio di località “Lenze” doveva riaprire ieri. La data del 20 gennaio era stata indicata in consiglio comunale dalla società gestore Asd Calabria Swim Race che ha avuto in affidamento l’ impianto fino al 30 giugno prossimo, ma così non è stato, perché la struttura sportiva è ancora chiusa. Una vicenda ampiamente dibattuta sulla quale oggi accende i riflettori anche il Codacons, dopo essere stato interessato del problema dal gruppo di minoranza “Siamo Isca” che sulla mancata riapertura della piscina, indicata inizialmente per il 5 dicembre scorso, aveva chiesto e ottenuto la convocazione di un consiglio comunale ad hoc. L’ associazione ha, quindi, formalizzato un’ istanza di accesso agli atti, dopo aver rilevato una serie di contraddizioni nella gestione dell’ impianto. Sollecitato dall’ opposizione, il vicepresidente nazionale del Codacons ha chiesto le ragioni per cui l’ amministrazione comunale, a stagione già iniziata e per ragioni tuttora sconosciute ai cittadini, abbia disposto la chiusura della piscina. Di Lieto parla di situazione paradossale che costringe centinaia e centinaia di utenti, che fino a qualche mese addietro affollavano l’ impianto, ad interrompere l’ attività fisica o a recarsi altrove, addossandosi maggiori costi. «La piscina comunale – ha evidenziato il Codacons – era un patrimonio non solo del comune di Isca, ma fungeva da vero e proprio punto di ritrovo per tantissimi giovani e meno giovani, provenienti dai territori limitrofi. Un impianto capace di garantire lo svolgimento di attività fisica, sia ai soggetti sani che a quelli, purtroppo, affetti da patologie». Da qui la richiesta formale al Comune per avere copia della documentazione fornita dal soggetto aggiudicatario da cui si evince il possesso dei requisiti di legge, nonché l’ insussistenza di cause di esclusione, copia dell’ atto di avvenuta consegna dell’ impianto, copia delle autorizzazioni propedeutiche l’ apertura, copia delle preventive autorizzazioni da parte dell’ ente inerenti le modifiche già apportate agli impianti. «Da quanto segnalato – prosegue Di Lieto – sembrerebbe che la chiusura sia riconducibile all’ iter amministrativo relativo all’ affidamento della gestione dell’ impianto. A far da contraltare a questi intollerabili ritardi, vi è la inconsueta solerzia con la quale l’ amministrazione aveva proceduto all’ aggiudicazione provvisoria dell’ impianto già il 28 settembre dello scorso anno. Atteso che, nel capitolato per l’ affidamento della concessione provvisoria, è previsto che la gestione debba essere avviata “entro 15 giorni dalla consegna” – interroga il Codacons – perché dopo quattro mesi dalla consegna, non si apre l’ impianto ai cittadini? Il Comune ha applicato le penali appositamente previste in caso di ritardo?». Obiettivo dell’ associazione è quello di pressare l’ ente affinché renda immediatamente fruibile la piscina e, nello stesso tempo, comprendere se nella vicenda siano ravvisabili profili di illegittimità o si configurino veri e propri reati, nonché ottenere l’ immediato avvio di una corretta procedura per la gestione a lungo termine dell’ impianto.

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