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22 Maggio 2006

La Piovra bianconera

La Piovra bianconera

Un intreccio impressionante di società. Che coinvolge Antonio Giraudo, il figlio di Moggi e quello di Lippi. Tra sponsorizzazioni e vendite di immobili. è il nuovo atto della tempesta Juventus

Ci avevano raccontato che per vincere bastavano i dribbling di Alessandro Del Piero, le acrobazie di David Trezeguet, i polmoni di Pavel Nedved. Tutto falso, a quanto pare. La Juventus dei primati, quella dei sette scudetti in 12 anni, non era un`invincibile armata di campioni, ma un`arma letale nelle mani di una consorteria di falsari. In attesa delle sentenze della magistratura ordinaria e di quella sportiva, questa è l`etichetta infamante che si trovano cucita addosso Antonio Giraudo e Luciano Moggi, l`amministratore delegato e il direttore generale della squadra bianconera. Le vittorie alimentavano una macchina da soldi formidabile. E il denaro serviva a legittimare il potere dei gran capi, ora finiti nella polvere. Le inchieste giudiziarie raccontano di campionati truccati, partite combinate. Altre carte, però, tutti documenti ufficiali, disegnano fin d`ora i contorni di una rete affaristica nata e cresciuta all`ombra del conflitto d`interessi. E nel segno del gran business targato Juventus, la più ricca, famosa e titolata tra le squadre italiane. Pallone e mattone, nel senso degli immobili. Marketing e tv. Calciatori e procuratori. Padri e figli. Erano queste, fino a ieri, le coppie vincenti dell`azienda bianconera. Con Giraudo e Moggi a guidare le danze. Cominciamo dalla fine. Dall`ultimo bilancio presentato dalla squadra, quello chiuso al 30 giugno del 2005. Tra le pieghe dei conti spunta un credito di 623 mila euro, circa 1,2 miliardi delle vecchie lire, verso la società Insieme, una minuscola azienda torinese lanciata da un paio giovani affaristi dal cognome celebre. Tra gli azionisti fondatori troviamo Alessandro Moggi, il figlio di Luciano, fondatore della Gea, la società di procuratori sportivi finita nel ciclone delle indagini. E a fianco di Moggi junior spunta il nome di Davide Lippi, anche lui procuratore di calciatori e collaboratore della stessa Gea, nonché erede del più celebre Marcello, fino al 2004 allenatore bianconero, ora in Nazionale. La Juve è cliente di Insieme, nata nel 2001. Nel 2005 la squadra guidata da Giraudo ha appaltato alla piccola società torinese l`organizzazione di alcuni eventi promozionali come il Summer Village, una sorta di fiera dedicata ai tifosi, con tanto di stand degli sponsor e intrattenimenti vari, allestita all`ingresso del ritiro estivo della Juve, a Salice Terme. Poi c`è il Fair Play on Tour. Anche qui gran folla di sponsor e stand allestiti nelle piazze di alcune città italiane in occasioni di partite di cartello. L`iniziativa parte dal Forum degli oratori italiani per “promuovere il fair play come rispetto delle regole“. E quando il tour fa tappa a Torino, ospite della Juventus, è ancora Insieme a curare l`organizzazione. Nel frattempo i giovani Moggi e Lippi si sono già fatti da parte. Nel giugno del 2004 vendono le loro quote ad Alessandro Coppola, anche lui ben conosciuto nelle stanze juventine. Infatti è una società di Coppola, la Spot & Sport a gestire la vendita degli spazi pubblicitari allo stadio torinese Delle Alpi. Dall`intesa tra Coppola, Lippi e Moggi è nata (nel 2001) anche un`altra società come la Licom, che a ben guardare non è altro che una sigla formata dalle iniziali dei tre soci. Dura poco. La Licom viene messa in liquidazione a fine gennaio di quest`anno. Piccolo cabotaggio? Certo la compravendita di calciatori frutta cifre in apparenza ben più consistenti. Nell`ultimo calciomercato estivo la Juve ha pagato oltre 7 milioni di euro ai procuratori dei calciatori. L`anno prima aveva dirottato nelle tasche degli intermediari più di 12 milioni. E questo denaro è finito in parte alle società in cui lavorano i due rampolli di Moggi e di Lippi. Non solo la Gea, ma anche la Football management. In totale, è stato calcolato, fanno 6 milioni di euro in sette anni. Tra i colpi di mercato conclusi a peso d`oro va citato quello che riguarda Giorgio Chiellini, promettente difensore rimbalzato nel giro di soli due anni (2004 e 2005) tra Livorno, Roma, Fiorentina e, infine, Juventus, la squadra dove ha giocato nell`ultimo campionato. Ogni passaggio ha prodotto profitti nelle casse del club venditore. Festeggiano le squadre. E festeggia anche Davide Lippi, che assiste Chiellini. Nel novembre del 2004 papà Marcello chiama in Nazionale il giovane calciatore. Luciano Moggi nelle intercettazioni telefoniche diffuse in questi giorni, spiega a modo suo la convocazione. “Chiellini l`abbiamo fatto chiama` noi“, si vanta al telefono l`allora direttore generale della Juventus. Lo stesso Davide Lippi, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo operativo di Roma, avrebbe spiegato al centrocampista Manuel Blasi che, se non fosse tornato alla Gea, “non avrebbe potuto sperare in successive convocazioni in Nazionale tanto più in vista del campionato mondiale“. Nazionale allenata dal padre Marcello. Padri. Figli. Manager. La confusione dei ruoli alimenta il conflitto d`interessi. Con buona pace del cosiddetto stile Juventus. A dire il vero, come riferiscono fonti vicine al gruppo Agnelli, da tempo almeno una parte della famiglia torinese ne aveva abbastanza dei metodi spicci di Giraudo e Moggi. Nei mesi scorsi Franzo Grande Stevens, presidente juventino e avvocato storico degli Agnelli, aveva avviato cauti sondaggi per preparare l`uscita dei due manager. Troppo tardi. Difficile salvare la faccia e l`onore dopo aver lasciato correre per un decennio. Anche perché la questione spaccava la famiglia. Da una parte gli eredi di Umberto Agnelli, a cominciare da Andrea, più vicini ai due manager. Dall`altra il giovane John Elkann e, prima dell`uscita traumatica dal gruppo, suo fratello Lapo, ormai in rotta di collisione con Moggi. La rincorsa al grande business, fino al corto circuito di questi giorni, comincia da lontano. Per la precisione dall`estate del 1994, quando al vertice della Juventus approdano Giraudo e Moggi. La rivoluzione di quei giorni è figlia di un altro cambio della guardia. Pochi mesi prima Umberto Agnelli aveva ripreso le leve di comando operative delle due holding di famiglia, Ifi e Ifil. Giraudo era un umbertiano di ferro. Si era conquistato la fiducia incondizionata del fratello minore dell`Avvocato diventandone assistente personale già nel 1981 e fino al 1991. Pessimi, invece, i rapporti con l`allora uomo forte della Fiat, Cesare Romiti. Il nuovo amministratore delegato della Juve si era fatto le ossa al Sestriere, incaricato di rilanciare le attività turistiche degli Agnelli. Più che lo sport, però, la vera passione del manager juventino era il business del mattone. Non per niente aveva tirato le fila di un gran numero di affari per conto del gruppo torinese. Alla fine degli anni Novanta, quando si comincia a parlare di calcio in Borsa, la Juve scatta in prima fila. La vendita dei diritti televisivi gestita dalle singole squadre ha gonfiato la torta dei ricavi. Quello che ci vuole per attirare un esercito di risparmiatori. Giraudo è già pronto per passare alla cassa. Nel novembre1997 la holding Ifi degli Agnelli gli ha venduto 1,6 milioni di azioni al prezzo poco più che simbolico di 0,21 euro ciascuna. Quattro anni dopo, in occasione del collocamento al pubblico per la quotazione in Borsa, i titoli vengono piazzati a 3,7 euro. In altre parole l`amministratore delegato ha investito 300 mila euro per incassare a colpo sicuro 5,9 milioni. Gli restano 4,3 milioni di azioni, anche queste a suo tempo comprate a 0,21 euro. Come dire che anche con le quotazioni in picchiata di questi giorni Giraudo può contare su un guadagno potenziale di oltre 5 milioni di euro. Fino a pochi giorni fa questo compenso straordinario veniva spiegato come la meritata ricompensa a un manager che aveva fatto della Juve la squadra più ricca del campionato. La bella favola della Vecchia Signora aveva invece fruttato solo perdite agli altri investitori, quelli che avevano comprato i titoli ai tempi dell`esordio in Borsa, nel dicembre 2001. In quattro anni le quotazioni sono calate del 60 per cento. Tra progetti roboanti per la valorizzazione del marchio e grandi incassi garantiti dalle tv, i manager bianconeri non si stancavano di promettere un futuro radioso. Ma a ben guardare negli ultimi anni a garantire l`equilibrio di bilancio è stato il business immobiliare, la vecchia passione di Giraudo. Una vera abbuffata, tra dribbling contabili e provvidenziali partner d`affari. Vediamo. Nel marzo 2001, poco prima dello sbarco in Borsa, la Juve compra la Società Campi di Vinovo, che possiede un terreno alle porte di Torino. è il primo passo per realizzare un grande centro sportivo bianconero. Prezzo d`acquisto: 17 milioni di euro circa per il 100 per cento del capitale. Due anni dopo il 27 per cento della Campi di Vinovo viene ceduto per 37 milioni. A comprare è la Costruzioni Generali Gilardi, un`azienda ben conosciuta da Giraudo, se non altro perché ha lavorato molto al Sestriere. La plusvalenza dell`affare Vinovo serve a coprire le perdite del bilancio bianconero al 30 giugno 2003. La Gilardi invece si aggiudica anche appalti milionari legati ai progetti immobiliari juventini a Vinovo. C`è dell`altro. Alla famiglia Gilardi, che controlla l`omonima azienda, appare legata anche la Semana, cioè l`azienda a cui nel 2003 sono stati assegnati i servizi di manutenzione e gestione degli impianti sportivi, a cominciare dallo stadio Delle Alpi. In realtà il 70 per cento del capitale Semana, presieduta da Alessandro Gilardi, fa capo indirettamente a due fiduciarie. Resta ignoto, quindi, il reale beneficiario dell`appalto bianconero. La squadra di Moggi progetta un grande centro sportivo, ma pur di far quadrare i conti non esita a mettere in vendita la propria sede per poi riprenderla in affitto. Operazioni di questo tipo non sono rare, ma di solito vengono concluse con grandi società di leasing. La Juve invece ha ceduto casa a una società semisconosciuta, la torinese Virgiliocinque, che ha investito nell`operazione 15 milioni di euro. Chi c`è dietro? La proprietà fa capo a tre piccoli operatori immobiliari piemontesi. Ma prima di loro Virgiliocinque era controllata da un nome molto noto della finanza nazionale come Gianni Zandano, banchiere, già presidente del San Paolo di Torino. Zandano si è chiamato fuori il 17 giugno 2005. Tredici giorni dopo Virgiliocinque ha incrociato Giraudo sulla sua strada e ha comprato la sede juventina. n E ai tifosi indietro i soldi I tifosi che hanno speso dei soldi per seguire il campionato 2004-2005, a quanto pare taroccato, possono sperare di recuperare qualche quattrino? Le associazioni dei consumatori credono di sì e stanno preparando una raffica di iniziative legali. Secondo il Codacons le persone interessate sono parecchie: abbonati in quella stagione a una squadra di serie A, acquirenti di uno o più biglietti di quel campionato, utenti di Sky o del digitale terrestre, scommettitori del Totocalcio, del Totogol, etc. A farsi carico di ripagare i costi vivi e il `danno esistenziale`, secondo l`avvocato Mario Donzelli del Codacons, dovranno essere le società calcistiche responsabili. Naturalmente, per fare la causa bisogna aver conservato il biglietto, la tessera da abbonato, le fatture delle tv o le ricevute delle scommesse. L`Adoc, ritiene invece l`unico rimborso possibile sia quello dei soldi scommessi, anche se non saranno in molti ad aver conservato le ricevute o le vecchie schedine. Per il tifoso danneggiato dal calcio-scandalo la strada più economica da percorrere per ottenere un risarcimento porta al giudice di pace. Per una causa che può valere fino a un massimo di 516 euro, infatti, andare dal giudice di pace non comporta spese né avvocati. Guido Rossi e Fiamme gialle L`ufficio indagini sarà uno dei primi problemi sul tavolo del commissario della Figc Guido Rossi. L`organo guidato dal generale della Guardia di Finanza Italo Pappa dovrà valutare le accuse dei pm contro la Juventus. Ma l`informativa dei carabinieri su calciopoli non è un ottimo biglietto da visita. Sono tante le conversazioni di Moggi con i generali della Finanza. Molti generali chiedevano a Moggi biglietti per sé o per i capi di Roma. Il comandante piemontese Pino Mango dice a Moggi che il figlio del comandante generale vorrebbe seguire la trasferta di Madrid. Mentre Moggi interviene sul ministro Domenico Siniscalco per il trasferimento del predecessore di Mango, il generale Aielli. Pappa (estraneo alle intercettazioni), avrà pure la delicata missione di valutare alcuni colleghi. Come il generale Francesco Attardi, 007 dell`ufficio indagini, indagato perché avrebbe rivelato notizie segrete a Moggi. I Carabinieri hanno appena acquisito le carte di due inchieste del generale Pappa: su Cagliari-Juventus del 2004 e sulle prime intercettazioni di Moggi provenienti dalla Procura di Torino. L`ufficio indagini, prima dell`inchiesta dei carabinieri, aveva chiuso il primo caso Moggi-Pairetto con una relazione `soft` che ora è all`esame dei pm napoletani.

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