La pillola del giorno doping
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fonte:
- Il Manifesto
Maglia rosa «positiva» Stefano Garzelli continua la corsa in attesa delle controanalisi. Avrebbe usato un «mascherante» di sostanze vietate. Confessa il ciclista Varriale
La salita è brutta, la salita è dura. Ma è lei che fa la selezione, pennella il campione, infiamma l`immaginazione. Ed è quando le gambe non girano, quando un altro qualsiasi ti passa come se avesse una moto sotto il culo, e ti lascia lì sul posto a piangere sui tuoi muscoli vuoti, è lì che chiunque di noi – umanamente – si chiede: ma che cavolo avrà preso quello? Il problema è che il ciclismo, come ogni altro sport, professionistico, è soprattutto uno spettacolo. E nessuno paga per guardare 200 persone che pedalano tranquillamente fino a che la salita, maligna, non si incarica di stabilire chi è il migliore. C`è bisogno di lotta per tutto il tempo del collegamento in video, c`è bisogno di alte velocità in discesa come in pianura. E di scatti in salita. E ripetere `sto tran tran 200 giorni l`anno. Se vuoi stare in questo sport devi andare a mille. Come ha confessato il povero Antonio Varriale, arrestato nei giorni scorso per spaccio di sostanze dopanti, si prendono le bombe «per restare competitivi». E – gli ha chiesto il pm di Brescia – quante sarebbero le schiappe che sono obbligate a doparsi per andare forte come i migliori? «Non so se nel gruppo c`è gente che non ne faccia uso». Non ci potrebbe essere una chiamata di correo più completa.
Il Giro si aspettava che dall`interrogatorio arrivasse, per il quarto anno consecutivo, l`assalto delle toghe, della Finanza, dei Nas. Tra i colpiti eccellenti, ancora una volta, la stessa maglia rosa. Stefano Garzelli, vincitore fra l`altro del Giro del 2000, ha ricevuto il responso delle analisi effettuate subito dopo l`arrivo a Ans Liegi, in Belgio, dove aveva conquistato la più esaltante delle doppiette: tappa e maglia. La notizia gli è stata data l`altro ieri sera, alle 22,20, dal presidente di giuria. In attesa delle controanalisi è stato ammesso alla partenza della tappa di ieri, la Cuneo-Varazze in cui – per la cronaca – ha perso la leadership della corsa a favore dell`anziano tedesco Hepner, mentre a tagliare il traguardo per primo è stato un altro «vecchietto», Giovanni Lombardi. Combattiva la reazione della sua squadra, la potente Mapei, che ipotizza tra le righe l`ipotesi del sabotaggio o del complotto ai propri danni. «Ci sono stati fatti strani – ha detto il team manager Alvaro Crespi – Quel giorno ho notato che i nostri avevano un`insolita necessità di fermarsi a fare pipì, anche 5 o 6 volte».
La spiegazione sta nella sostanza riscontrata nel sangue di Garzelli, il probenecid. Un diuretico, è stato detto. Ma il farmacologo Silvio Garattini ha chiarito che si tratta, più precisamente, di «un uricosurico, che facilita l`escrezione di acido urico, ma serviva a inibire l`eliminazione (con l`urina, e quindi il rilevamento ai controlli, ndr) di altre sostanze». E` insomma quello che si dice un mascherante, e anche molto antico, visto che fu rilevato la prima volta su Delgado, al Tour dell`88. D`altro canto non si vede per quale altro motivo un giovane atleta, un professionista, dovrebbe imbottirsi di un farmaco che veniva prescritto, al più, agli anziani malati di gotta.
Autodifese a parte («Se le controanalisi saranno positive smetto di correre», ha promesso Garzelli), basterà attendere pochissimi giorni. Il laboratorio di Roma dovrà solo confermare, oppure no, i risultati di quello di Losanna. Attende il responso anche Roberto Sgambelluri, della Mercatone Uno, risultato parimenti «non negativo» al controllo preventivo fatto dall`Uci il 9 maggio. Mentre ha preferito andarsene a casa il russo Zakirov. Assai diversa è la posizione di Nicola Chesini, compagno di squadra di Varriale e da lui accusato di essere un «fornitore» di sostanze. Al pari di Antonio Marzano, poliziotto napoletano già sospeso dal servizio un anno fa per l`identico reato, che lunedì sarà interrogato a Brescia dal gip Roberto Spanò. Filippo Perfetto, altro ciclista coinvolto dalle confessioni di Varriale, è stato invece sospeso dalla corsa. Per l`inchiesta la guardia di finanza non ha lesinato mezzi, arrivando a installare telecamere nascoste nella stanza di albergo di Varriale per riprendere il momento in cui si iniettava quello che «ci faceva andare come motociclette».
Di prammatica anche le reazioni scandalizzate. Da quella di un Prodi, immortalato decine di volte in sella a una bici, che sente «una tristezza enorme». A quella di Moser, che sembra pentito di essersi fatto assistere – ai tempi – dal più che sospettato professor Conconi, e tuona «fuori dal ciclismo chi sbaglia». Fino ai presenzialisti del Codacons, che chiedono ancora una volta a Guariniello di intervenire, sospendendo la corsa (ma il giudice di Torino ha dovuto quanto meno far presente di non aver visto gli atti, che il reato non è avvenuto nel territorio di sua competenza e, quindi, di non poter dire nulla). Più cauti i corridori in attività, a metà strada tra la volontà di non contribuire alla mostrificazione dei colleghi e il bisogno di chiamarsi individualmente fuori dal sospetto di «essere tutti uguali».
Mesto, infine, e potenzialmente suicida sul piano politico, il commento del ministro della salute, Girolamo Sirchia. Doparsi «è visto come un comportamento certo moralmente criticabile, ma tutto sommato furbo, per poter vincere…. C`è tutta una cultura da ricostruire». E` vero, Siamo italiani e Berlusconi ci rappresenta in modo perfetto. Le regole, insomma, bisognerebbe rispettarle; ma come si fa allora a sorpassare tutti con un sorriso sulle labbra? Qualcuno avverta il buon Sirchia: se davvero vuol «ricostruire tutta una cultura» del rispetto delle regole, forse ha sbagliato governo.
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