7 Giugno 2016

La (piccola) rivincita delle ideologie sconfitte

La (piccola) rivincita delle ideologie sconfitte

A 99 anni dall’ assalto al Palazzo d’ Inverno (1917) e a mezzo secolo dalla rivolta d’ Ungheria schiacciata dai carrarmati sovietici (1956), quasi diecimila romani si sono messi in fila ai seggi, hanno ritirato la scheda e barrato con convinzione la casella con su scritto «Partito comunista». Ancora di più, circa 14 mila, sono stati coloro che hanno scelto la tartaruga, simbolo dei «fascisti del terzo millennio» di CasaPound. Il tutto mentre le liste di un ex ministro potente (Francesco Storace), di un personaggio noto come Carlo Rienzi, il vulcanico capo del Codacons che anni fa si presentò a una conferenza stampa in mutande (e non fu un bello spettacolo), e di un fenomeno mediatico come Mario Adinolfi, il pantagruelico alfiere della famiglia, scivolavano nell’ irrilevanza, sotto o poco sopra lo 0,5%. C’ è anche questo, nel voto che ha rivoluzionato la geografia politica della capitale: lo 0,83% conquistato dal ventisettenne Alessandro Mustillo, nato nei giorni del crollo del Muro di Berlino, ex liceale del Giulio Cesare fiero di definirsi «marxista-leninista», e l’ 1,18% ottenuto dall’«arrogante e xenofobo» Simone Di Stefano, come ammonivano i manifesti, rappresentano qualcosa di più della rivincita di due piccoli «sporchi e cattivi» contro avversari più accreditati. Nella classifica dei candidati a sindaco, sono stati loro a occupare le posizioni d’ onore, dopo i 5 famosi: il camerata Di Stefano sesto e il bolscevico Mustillo settimo, appunto. E’ il segnale di una velata nostalgia dei romani per la politica che fu? Gli opposti estremismi tornano ad affacciarsi? Di certo, ai tempi pentapartitici della prima Repubblica, consensi da prefisso telefonico consentivano a un Pli o un Pri di strappare potere negoziale e, non di rado, qualche cadrega ministeriale. Oggi no, i paladini delle ideologie novecentesche sconfitte restano fuori da Palazzo Senatorio. Ma chi lo sa che quello «zero virgola» di vantaggio, tanto piu che a votarli sono stati soprattutto i giovani, non rappresenti un indizio, un avviso per il futuro. Con il «laboratorio Roma» non si può mai sapere .
fabrizio peronaci

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