30 Settembre 2007

La pausa pranzo? Un incubo

La pausa pranzo? Un incubo. Si svuotano gli uffici e c`è la corsa al bar. Folla, briciole sul bancone, e come in una catena di montaggio panini, pizzette, piatti al volo e insalate. Per gli impiegati non c`è scampo. Dall`una alle due cercano un posto per il break. Ma non è facile salvare la salute e il portafoglio. E ora, dopo gli aumenti di settembre, la stangata è arrivata anche sul tramezzino: 6% in più: costa 1,90 euro, l`anno scorso era a 1,80. Ma il vero boom lo registrano pizzette e panini, entrambi cresciuti del 20%. Nel 2001 le prime costavano 0,77, nel 2006 1,50, ora 1,80 euro. L`escalation del panino non è stata diversa: 1,55 nel 2001, 2,50 nel 2006, da poco è schizzato a 3 euro. Tanto dovranno pagarlo i venti milioni di italiani quotidianamente costretti al “mordi e fuggi“. Ma quanto spenderà in totale chi pranza fuori casa? Bancari, commesse, ministeriali, autisti, ragionieri e poliziotti sono legati dallo stesso destino, quello di bruciare oltre 200 euro al mese, in media dieci euro al giorno. C`è chi i dieci euro non può o non vuoli spenderli e stringe la cinghia. Però, anche il più frugale degli impiegati, non spende meno di 4,60 euro. Già, perchè anche la bottiglietta d`acqua è aumentata: 0,52 nel 2001, 1,50 nel 2006 e 1,60 ora, con un più 7%. Gli aumenti non hanno risparmiato la pausa pranzo. Su tutti i generi consumati nei bar o nei ristorantini l`incremento è stato in media del 7%, con punte del 13%. E` il caso della tazzina di caffè, passata da 0,62 a 0,80 a 0,90 euro. Stessa percentuale di aumento registrato dal “pesce al piatto“: 3,87, 5,50 e ora 6,20. Anche la pizza Margherita, piatto caldo per chi non ne può più dei panini, ha fatto un balzo in avanti: più 4%. E chi prende un piatto di pasta e dessert? Spende rispettivamente 4,40 più 3,30, con acqua e caffè superiamo i dieci euro. Per i consumatori è decisamente un autunno caldo. L`allarme lo lanciano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, a detta dei quali il pranzo fuori casa costa adesso il 7% in più rispetto al 2006. “Era inevitabile – commenta il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti – soprattutto dopo gli aumenti dei costi di pane e pasta. Noi avevamo avvisato di questi possibili sviluppi già a luglio e agosto scorsi, ma ci era stato risposto che volevamo fare allarmismo. Ora è chiaro che non era così“. Contro il boom-prezzi, suggerisce Trefiletti, “occorre mettere mano alla filiera di pane e pasta, perchè è da questi due prodotti che prende spunto tutta la catena degli aumenti“. Però, avverte, “è bene chiarire che il costo della materia prima in questo caso ha un`incidenza relativa“. Nel senso che se aumenta del 10% il costo della pasta ma rimangono ferme, ad esempio in un bar, tutte le altri voci di costi (affitto, luci, personale), non si può caricare del 10% il conto finale. Secca la replica della Federesercenti. Dice Tullio Galli, segretario generale della Fiepet – Questi aumenti a noi non risultano. Semmai si può parlare di un 3% in più, come del resto dice l`Istat. Del resto il caffè non subisce aumenti da tre anni, così i prezzi delle bevande“. Ma anche la Coldiretti si schiera in difesa dei consumatori e accusa gli esercenti di avere praticato “aumenti ingiustificati“. “Gli aumenti dei panini e della pizza – sottolinea ancora l`associazione degli agricoltori – risultano i meno giustificati dall`andamento dei costi della materia prima. Tanto più che i prezzi riconosciuti agli agricoltori per il grano sono gli stessi del 1985, ma la pizza si acquista a quasi 9 volte il costo degli ingredienti di base“.

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