24 Aprile 2016

La paura del disastro è passata«Coste pulite in sei settimane»

La paura del disastro è passata«Coste pulite in sei settimane»

PEGLI – La Liguria con il fiato sospeso. La grande paura del disastro ecologico in mare sta, piano piano, ridimensionandosi. La riviera di Ponente è sotto la lente d’ ingrandimento, dopo l’ esplosione di un oleodotto dell’ Iplom, sopra Fegino, nei colli a ovest di Genova, domenica scorsa. L’ afflusso del petrolio fuoriuscito, 500 tonnellate secondo i primi calcoli, è stato arginato alla foce al 90% nei primi giorni, ma era bastata mezz’ ora di pioggia perché il torrente Polcevera riuscisse a rompere sabato mattina il primo degli argini predisposti, lasciando temere per diverse ore che altro petrolio potesse raggiungere il mare . Mentre nella vallata il disastro è visibile, e fiutabile, con la morte di germani reali, pesci, granchi d’ acqua, e la fuga degli aironi, cui si sommano la rabbia degli abitanti e la preoccupazione dei dipendenti dell’ Iplom minacciati dalla cassintegrazione, in mare e sulle spiagge le conseguenze dello sversamento sono appena visibili. «Qualche iridescenza al largo di Imperia e di Savona», segnala l’ ammiraglio Giovanni Pettorino, dopo aver sorvolato il golfo fino a Ventimiglia. Nulla che non possa essere risolto dalle quattro navi d’ altura antinquinamento schierate fra sabato e domenica notte lungo il percorso di quella scia. Altre «panne oleo assorbenti» stanno cercando di risucchiare, davanti a Pegli e a Voltri, alcune chiazze più scure che ancora galleggiano a testimonianza della fuga di petrolio nei giorni scorsi. La sabbia della spiaggia di Pegli è stata setacciata, lo strato superficiale dove luccicavano macchioline nere è stato aspirato dai grossi tubi di una ditta specializzata inviata dall’ Iplom, gli scogli dove si era appiccicato un po’ di catrame sono stati ripuliti. Mentre già si azzarda una prognosi per la completa del litorale: ci vorranno più o meno sei settimane. Giusto in tempo per la stagione estiva che s’ inaugura ai primi di giugno nelle località che si sentono minacciate: Arenzano, Loano, Finale, Varazze. Ma a Fegino e nella Valpocevera la guerra è appena cominciata. Gli abitanti sono esasperati e hanno chiesto al sindaco di Genova, Marco Doria, la chiusura immediata e definitiva degli impianti. La Procura di Genova riceve dossier dagli ambientalisti e dalla Codacons. Gli enti locali si preparano a inviare all’ Iplom il conto salatissimo delle operazioni di contenimento e di bonifica. La società petrolifera replica con l’ argomento più forte che ha: se dobbiamo sospendere l’ attività, se dobbiamo addossarci tutte le spese, non ci resta che mandare a casa tutti i dipendenti. E ha già annunciato per 240 di loro la cassintegrazione a partire dal 6 maggio. Infine si dovrà arrivare a stabilire le responsabilità della rottura del tubo che trasportava il greggio dalle navi alla raffineria: «L’ azienda dà la colpa a uno smottamento», dice l’ assessore alla Protezione civile di Genova, Gianni Crivello, «ma in realtà la frana può essere stata provocata dall’ esplosione del tubo. Si vedrà. In ogni caso, è in discussione la manutenzione di questi tubi. Che avrebbero dovuto essere in sicurezza, ed evidentemente non lo sono». Anche il ministro dell’ Ambiente, Gian Luca Galletti, annuncia che non ci saranno sconti: «Chi ha inquinato pagherà fino all’ ultimo euro. Come è già successo con la Costa Concordia».
elisabetta rosaspina
 
 

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