4 Settembre 2009

La pandemia Virus A, il piano Ausl parte dalle scuole “Presto gli incontri con i presidi”

L’Ordine dei medici: si rischia di paralizzare tutto se si chiudono gli istituti per soli tre contagi I dottori chiedono una task force: «Nella fase acuta non possiamo farcela, la Regione ci aiuti»

La Regione e l’Ausl preparano il piano contro l’influenza A (h1n1) che punterà sull’assistenza territoriale con una struttura di supporto ai medici di famiglia, sul coinvolgimento di scuole, Comuni e quartieri, sulla distribuzione dei vaccini quando arriveranno, sulla predisposizione di corsie riservate negli ospedali per i casi più gravi e su un flusso continuo di informazioni circa l’evoluzione dell’attesa pandemia. «Stiamo lavorando in base alle previsioni dell’Istituto superiore di sanità spiega Fausto Francia, direttore delle Politiche di sanità pubblica dell’Ausl di Bologna , i diversi scenari non si preparano all’ultimo momento: se il contagio riguarderà il 10 per cento della popolazione avremo un certo numero di ricoverati, se si arriverà al 25 o al 30 per cento saranno di più». Il picco, dicono gli esperti dell’Iss, sarà tra il 17 dicembre e il 17 gennaio. «Avremo un mese in più per le vaccinazioni », chiosa Francia. Ma la curva della pandemia salirà già a fine settembre, in anticipo sull’influenza stagionale. Per ora, nel distretto dell’Ausl di Bologna che comprende la provincia tranne Imola, da maggio in poi ci sono stati 168 casi, 88 dei quali confermati dalle analisi riservate ai pazienti ospedalizzati e a quelli che potrebbero avere un virus autoctono, diverso da quelli importati dall’estero e già noti: il responso del laboratorio serve ad osservarne le eventuali mutazioni, mentre per gli altri casi basta la segnalazione clinica del medico di famiglia. «Qui da noi nessuno è in pericolo di vita », assicura Francia. Sta meglio anche il 24enne di Parma, il più grave in Regione: ha superato il virus ma è alle prese con la polmonite. Parte essenziale del piano riguarda le scuole, che riaprono a metà settembre. «Faremo incontri con i presidi all’inizio dell’anno», annuncia Francia. Ai dirigenti scolastici sarà spiegato come comportarsi, cosa dire alle famiglie, con quali autorità relazionarsi. Il governo ha stabilito che le scuole chiuderanno a partire dal terzo contagio, ma a Bologna c’è polemica. Secondo l’Ordine dei medici la misura può avere un senso «solo se l’incidenza del virus è molto alta», sostiene il vicepresidente dell’Ordine di Bologna, Luigi Bagnoli, altrimenti «c’è il rischio che nessuno vada più a lavorare e la società si fermi». La vede così anche l’Ausl, che teme di ritrovarsi senza dipendenti: «Fissare il limite a tre contagi vuol dire chiudere tutte le scuole», dice Francia. Il Provveditore agli studi Vincenzo Ajello non si pronuncia: «Eseguiremo le direttive».  Il Codacons intanto ha depositato in tutte le Procure un esposto con il ministro Mariastella Gelmini: secondo l’associazione il limite di 30 alunni per classe, anziché 25, favorirebbe il contagio. La Procura di Bologna ha escluso estremi di reato. Le vaccinazioni non saranno per tutti, inizieranno a metà novembre quando sarà pronto il vaccino. «A metà ottobre iniziamo con il vaccino tradizionale spiega Francia che di solito si fa a fine mese. A metà novembre il grosso sarà fatto e ci dedicheremo alla nuova influenza. Il nostro suggerimento è di fare entrambi i vaccini. Saranno distribuiti a seconda delle dotazioni, che ancora non conosciamo». Ai tavoli con Regione e Ausl partecipano i medici di famiglia. «Se ci sarà pandemia saremo noi il front office sottolinea Stefano Zingoni, segretario regionale della Fimmg (Federazione medici medicina generale) . E se saremo soli crollerà l’intero sistema. Non è un rischio, è una certezza. Ieri per una visita domiciliare a un caso sospetto di influenza A ho impiegato 45 minuti invece degli abituali 20. È il tempo che ci vuole per indossare il camice monouso, i guanti, la mascherina e per informare il paziente e i familiari. Il doppio del normale. Nella fase più acuta non ce la faremo, per questo abbiamo chiesto un supporto professionale, uno staff di medici della continuità assistenziale, in formazione o normalmente disponibili per le sostituzioni. Ne stiamo discutendo con la Regione». L’Ausl è d’accordo sulla task force: «È una proposta interessante commenta Francia . Per i medici in formazione c’è da rimuovere un divieto ma in caso di emergenza si può fare, almeno temporaneamente».

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