3 Aprile 2019

La nuova legge sulla class action non convince i consumatori

 

Via libera definitivo dall’Aula del Senato al disegno di legge sulla nuova class action. Il provvedimento, a Palazzo Madama, ha ottenuto 206 sì, un solo no e 44 astenuti. La nuova legge sposta la disciplina della class action dal codice del consumo all’interno del codice di procedura civile ma non convince le associazioni dei consumatori.
Codacons: resta arma spuntata

Il nuovo testo approvato oggi rappresenta, purtroppo, un’occasione sprecata nell’avvicinare la class action “farsa” esistente in Italia a quella reale degli Usa, di cui purtroppo conserva sostanzialmente solo il nome. Lo afferma il Codacons, commentando il ddl approvato al Senato.

“Tra gli elementi positivi è stato introdotto l’obbligo di anticipare le spese a carico del resistente e la possibilità, ai fini dell’accertamento della responsabilità del resistente, che il tribunale possa avvalersi di dati statistici e di presunzioni semplici – spiega il Codacons –. Troppi, tuttavia, sono gli elementi che al contrario rappresentano un peggioramento rispetto alla class action esistente, come l’imposizione agli aderenti del versamento di “fondi spese” per la validità dell’adesione. Questo diventa quasi ridicolo nella maggioranza dei casi quando la class action è proposta per la tutela di microlesioni: in questi casi il fondo spese può essere maggiore del risarcimento, con ovvio effetto dissuasivo”.

La normativa prevede inoltre l’improponibilità delle azioni introdotte decorsi 60 giorni dal deposito del primo ricorso: tale disciplina induce la presentazione affrettata e immediata di azioni di classe, con un perverso effetto di “prenotazione” dell’azione da parte di chi “arriva prima” di altri, costringendo altri potenziali ricorrenti a un deposito della loro azione in tempi brevissimi.

“La class action italiana rimane un’arma spuntata anche perché non sono stati introdotti, adeguando la legge alla realtà degli Usa, né il principio dell’opt out, per cui tutti i consumatori che si trovano nella medesima situazione sono automaticamente parte della class action, né il principio del danno punitivo, e dunque una condanna del resistente proporzionata al fatturato e all’utile conseguito, unico strumento realmente efficace al fine dissuasorio dei comportamenti delle aziende lesive dei diritti dei consumatori” afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi.

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