La notte di Capitan Naufragio
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fonte:
- il Tirreno
di Pierluigi Sposato wGROSSETO Tardi. Troppo tardi. Francesco Schettino ha tardato troppo per dare l’ allarme. Era tardi già alle 22 di quel 13 gennaio, un quarto d’ ora dopo l’ impatto con lo scoglio delle Scole: sarebbero bastati 3 minuti per comprendere la gravità della leggerezza commessa. E il comandante non avrebbe detto subito la verità; anzi, avrebbe chiamato prima Costa invece che avvertire la capitaneria. Se si aggiunge il fatto che i suoi ordini non erano stati capiti subito dal pilota straniero, che le fasi conclusive della manovra vengono definite “fortuite” («dal momento in cui il timone si blocca, la nave è di fatto ingovernabile»), che il personale non risultava sufficientemente addestrato, che due scialuppe erano senza conducenti e risultavano avarie non segnalate, il quadro dipinto dai 4 esperti nominati dal gip Montesarchio è un vero e proprio atto di accusa nei confronti del comandante. Sono le risposte alle 50 domande formulate nell’ ambito dell’ incidente probatorio del 3 marzo scorso; risultati che saranno discussi dal 15 ottobre davanti ai 9 indagati. A Schettinovengono concesse pochissime attenuanti. Cavo Dragone, Carpinteri, Dalle Mese e Maestro (con i loro collaboratori) non risparmiano comunque contestazioni alla compagnia di navigazione. Ecco i passi salienti. La rotta. Il maitre Antonello Tievoli aveva chiesto di poter fare l’ inchino. Schettino accetta («andiamo sotto il Giglio» dice al secondo ufficiale Simone Canessa) ma avrebbe dovuto rifiutare «perché sprovvisto delle carte nautiche idonee per una navigazione sotto costa; comportamento che evidenza una scarsa serietà professionale», anche di Canessa. Sarebbe servita la carta n.119 scala 1:20.000. Della nuova rotta – che comportò una «manovra estremamente azzardata» – la capitaneria non era stata informata; e neppure Costa. Gli ordini. Impostata la rotta (pilota automatico), di guardia c’ era Ciro Ambrosio: «Il comandante vuole arrivare sotto l’ isola arrivando alle dieci meno un quarto», dice l’ ufficiale ordinando alle macchine di procedere a 15,5 nodi. Schettino voleva essere chiamato 5 miglia prima del Giglio e alle 21.19 Ambrosio lo avverte: «Siamo a 6 miglia e alle 21.44 siamo al traverso del Giglio». Fa rallentare e aspetta Schettino, che arriva in plancia alle 21.34 «15 minuti dopo essere stato contattato; la nave ha percorso 4 miglia». Schettino dà ordini senza assumere il comando fino alle 21.39, con Ambrosio che supera il punto di accostata: ciò «va contro le consegne dell’ ufficiale di guardia ma non per questo tale comportamento è stato la diretta causa della collisione perché alle 21.39 la nave era ancora in posizione tale da poter accostare in sicurezza e tornare sulla rotta per Savona pianificata da Canessa». Il timoniere. Jacob Rusli, 49 anni, nativo di Giacarta, capisce 315 quando Schettino gli ordina 325 (gradi della rotta): si corregge anche per l’ intervento di Ambrosio. Sbaglia anche quando il comandante ordina 350 (capisce 340) alle 21.43, con la nave a 0,25 miglia, cioè 400 metri dalle Scole. Poi comprende. Schettino in quel momento esclama un «otherwise we gon on the rocks» (cioè «altrimenti andiamo sugli scogli»): tutti in plancia ridono. Alle 21.44, 34″ dopo l’ ordine 350, la nave con tutti i suoi 297 metri è a 0,09 miglia (160 metri). La manovra. Secondo i periti, è qui che Schettino capisce che c’ è lo scoglio, o di essere troppo vicino. E dà ordine: 10-20 gradi a dritta. Pochi secondi dopo, cambia idea: barra al centro per interrompere l’ accostata e poi a sinistra. L’ inerzia porterà però la nave contro lo scoglio. Da quei secondi si susseguono altri errori del timoniere, con ritardo significativo sulla rotta: 13″. L’ impatto. Avviene alle 21.45.07 (5′ e 50″ dopo che aveva preso il comando): «Madonna ch’ aggio combinato». Schettino «ordina lucidamente di chiudere le porte stagne di poppa e mette barra al centro». I motori vengono spenti periodicamente per evitare incendi ed esplosioni, con l’ acqua entrata già nei compartimenti. Schettino alle 21.46 non ha più i timoni. Le pompe non avrebbero potuto comunque fronteggiare entrate di acqua così imponenti. Schettino sapeva. I periti evidenziano un «comportamento poco lineare del comandante che, venuto a conoscenza della presenza di acqua in notevole quantità, contatta il Fleet crisis coordinator (Ferrarini, ndr) esponendo la situazione chiaramente, individuando nella falla il pericolo maggiore e condividendo le informazioni; mentre quando contatto dalla capitaneria poco dopo (e quindi in questo caso non è lui ad allertare i soccorsi, come avrebbe dovuto fare), non fa parola della falla e dichiara il solo blackout a bordo». I tempi.Dopo l’ impatto, alle 21.49 Schettino parla con Pillon dalla sala macchine viene a sapere la situazione. «Tre minuti dopo l’ impatto Schettino ha la certezza di avere una falla. A questo punto avrebbe dovuto effettuare la chiamata in codice per informare l’ equipaggio, permettere loro di assumere il ruolo di appello per la falla a bordo ed essere fattivamente d’ aiuto». Perdita di tempo, scarsa chiarezza. Alle 21.51, saputo dell’ allagamento, Schettino avrebbe dovuto «allertare le autorità esterne della situazione in corso» e solo dopo chiamare Ferrarini (lo fa alle 21.58). Alle 22 il comandante sa da Iaccarino che ci sono 3 compartimenti allagati fino al ponte 0: «informazione non compresa e/o valorizzata correttamente». Da allora, 15′ dopo l’ impatto, se ci fosse stata una «gestione professionale e organizzata» si doveva capire che la «galleggiabilità era compromessa e che doveva essere dato l’ abbandono nave». I 7 fischi dell’ emergenza generale risuonano solo alle 22.33: ma non segue alcun annuncio. Quello arriva alle 22.48 e lo fa Bosio: avrebbe dovuto farlo Schettino. Codacons all’ attacco. Codacons chiederà la sostituzione dei periti e un nuovo accertamento. Denuncia che la perizia «appare in diversi punti carente e in altri eccessivamente benevola nei riguardi della Costa Crociere». La Costa «si riserva di analizzare i documenti ufficiali nei prossimi giorni, per poter così formulare un proprio giudizio». E ritiene in ogni caso «che la perizia debba essere oggetto di discussione e analisi esclusivamente nell’ ambito del procedimento, la cui prossima udienza è fissata il 15 ottobre».
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