La nautica scoppia made in Italy a picco miliardi di euro il contributo al pil
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fonte:
- La Stampa
Gli industriali: ordini in calo del 35 per cento la flessione in Francia Ritardi e disservizi, Enac convoca Alitalia La nautica, nonostante non sia una «bolla», scoppia. La crisi dei mercati picchia duro sulle vendite di beni di lusso (-10% a livello globale, quest’anno, stima Bain & Co, che si aspetta una punta del -20% nei primi due trimestri) e frena anche quelle delle barche. Secondo Le Monde, il mercato dell’industria dello yacht è crollato del 60-70% negli Stati Uniti, Spagna e Regno Unito. Del 50% in Francia, dove il costruttore Couach (340 addetti) è dal primo aprile scorso in amministrazione controllata, Rodriguez Group ha chiesto la procédure de sauvegarde (atto di pre-insolvibilità ispirato al chapter 11 del diritto fallimentare Usa), già applicata per Poncin Yachts, che ora vuole prolungarla, oltre che rinegoziare un debito di 22 milioni di euro. E dove Bénéteau, il cantiere numero uno della vela mondiale, si appresta a tagliare di almeno 600 unità la sua pianta organica. Le cose non vanno meglio negli Stati Uniti, dove sono in affanno colossi come Brunswick e Genmar, e in Germania, dove all’ultimo Salone nautico di Düsseldorf c’è stato un calo dell’11% nei visitatori. Nel Regno Unito il marchio inglese Fairline ha tagliato la produzione del 35% e licenziato 400 dipendenti, Princess ha adottato la settimana di quattro giorni lavorativi, Sealine ha lasciato a casa 290 addetti su 630 e ridotto l’attività del 50%, Sunseeker ha ridimensionato la produzione dei superyacht. E in Italia, dove nel 2007 il settore ha contribuito al pil per 5,5 miliardi? Il presidente dell’Ucina, l’associazione degli industriali nautici, Anton Francesco Albertoni vede un’ulteriore flessione degli ordini, dopo il -21% degli ultimi cinque mesi: «Il periodo più brutto è questo: temo ci assesteremo su un calo del 30-35%». Anche colossi come Azimut-Benetti e Ferretti (che ha rinegoziato con le banche un debito di 1,1 miliardi), per far fronte al rallentamento della produzione stanno ricorrendo alla cassa integrazione. La sofferenza dei grandi cantieri si ripercuote naturalmente anche sui fornitori: Opacmare, tra le principali aziende di accessori nautici, è ricorsa alla «cassa» per un centinaio di dipendenti. La crisi si sente anche nei superyacht, fiore all’occhiello del made in Italy, comparto che sembrava immune dalla recessione: russi, americani, arabi non staccano più assegni da milioni di dollari con tanta facilità. L’impressione generale è che anche la nautica sia un settore destinato a un ritorno alle origini: sempre più nicchia di appassionati anziché di spendaccioni poco marini che si erano moltiplicati negli anni d’oro. Nel frattempo, però, le aziende devono sopravvivere. L’Ucina, l’associazione degli industriali nautici, che ha chiamato a riunione gli stati generali il 16 maggio a Venezia per il Satec, cerca di reggere il mare. Nonostante le onde, qualcuna anche polemica. C’è chi le contesta ad esempio di non aver chiesto al governo aiuti di settore. «Sarebbe stata una battaglia persa, essendo la nostra un produzione di beni per il tempo libero. Inoltre, la rottamazione dei motori, piuttosto che delle barche non avrebbe contribuito a rimettere in moto il mercato» spiega Albertoni, che dà il via libera invece agli ammortizzatori sociali previsti da Roma. «Le aziende non devono vergognarsi ad applicare questi strumenti». Nessuna altra ricetta? «Al governo abbiamo chiesto di dare corso a quei provvedimenti che da tempo chiediamo: la conversione alla nautica di aree portuali commerciali non utilizzate, la semplificazione della burocrazia per la costruzioni di nuovi porticcioli; la riduzione dei canoni demaniali dei marina, tornando a quelli ante-2006; la revisione delle regole sulle riserve marine e la loro apertura "intelligente" al diporto» spiega il presidente. E poi c’è la questione del leasing. «Si è aperto un contenzioso tra Agenzia delle Entrate e società finanziarie su alcune presunte irregolarità nei contratti 2003/04: ciò ha frenato le stipule e riaperto la corsa al leasing francese, che eravamo riusciti a fermare. Portando con il leasing italiano alle casse dell’Erario tra il 2002 e il 2005 oltre 630 milioni di euro». Albertoni ha sottoposto il problema al ministro del Tesoro Giulio Tremonti e propone una revisione delle regole condivisa con l’Agenzia delle Entrate (contenzioso a parte). Sul tavolo di Ucina c’è anche l’accordo siglato con Confidi, per allentare la stretta del credito, e l’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico e l’Ice per promuovere all’estero lo yacht made in Italy. Più una scommessa: «Anziché aiuti di Stato servono finanziamenti per la ricerca e la formazione del personale. Per prepararsi alla ripresa. Che verrà».L’Enac ha convocato per martedì 5 maggio Alitalia «in merito ai recenti disservizi della compagnia aerea». Nel corso dell’incontro con i rappresentanti della compagnia, riferisce l’ente, «verranno verificate le cause dei disservizi e le eventuali azioni correttive da intraprendere». Nei giorni scorsi il sottosegretario ai Trasporti, Roberto Castelli, e il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, hanno denunciato disservizi, rispettivamente, sulla tratta Roma-Milano e sui collegamenti con l’isola. Lombardo viaggiava su un volo Airone Roma-Catania, atterrato con tre ore di ritardo: sullo stesso aereo, c’era anche il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, che ha annunciato il ricorso alle vie legali. «Ho dato mandato – afferma Tanasi – all’avvocato del nostro ufficio legale di citare in giudizio la compagnia aerea per i danni anche da paura apportati ai passeggeri del volo». Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, preoccupato per i ripetuti episodi di disservizi e ritardi (che hanno riguardato anche altre compagnie aeree) ha annunciando «tolleranza zero», soprattutto in vista dell’imminente periodo estivo.
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