11 Dicembre 2015

La morte del pensionato di Civitavecchia: si indaga per “istigazione al suicidio”

La morte del pensionato di Civitavecchia: si indaga per “istigazione al suicidio”

CIVITAVECCHIA (ROMA) – Istigazione al suicido. È con questa ipotesi di reato contro ignoti che la procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo, sollecitata da un esposto presentato dal Codacons, sulla morte di Luigino D’ Angelo, il pensionato di 68 anni che il 28 novembre scorso si è ucciso dopo aver perso tutti i suoi risparmi nel fallimento della Banca dell’ Etruria. L’ istituto è salvo, come lo sono anche CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche, per intervento del governo. A essersi volatilizzati invece, sono i risparmi di migliaia di famiglie. Come quella di D’ Angelo, ex dirigente dell’ Enel. «Chiedo scusa a tutti per il mio gesto: non è per i soldi, ma per lo smacco subito», ha scritto nella lettera d’ addio trovata nel suo pc dalla moglie. Lidia, 51 anni, e un presente che la vede inconsolabile. «Andrò avanti? Se ce la farò sì» ha detto lasciando il villino di Civitavecchia e i giornalisti che lo assiepavano. Ora, quella lettera -memoriale che spiega tutta la vicenda degli investimenti «sicuri» con tanto di nomi dei dirigenti di banca che lo hanno seguito, è in mano agli inquirenti. A Civitavecchia, chi lo conosceva, fatica a credere nel suo gesto. «Era una persona solare, con mille passioni. Amava la vita, mai misa rei aspettato una tragedia simile», ha raccontato uno degli amici più stretti che però nulla sapeva delle sue vicende finanziarie. Secondo un altro amico del pensionato, Paolo Gianlorenzo, direttore del quotidiano online “Etrurianews”, «la lettera che ha lasciato è un atto d’ accusa nei confronti della Banca dell’ Etruria. È un resoconto di quanto accaduto dall’ inizio alla fine. Racconta le motivazioni che lo hanno portato a questo gesto». Ad aver perso tutto sono almeno 150mila persone. «Ho sudato quei risparmi con queste mani piene di calli ed ora non ho più niente. Ma “loro” me li hanno fregati delinquentemente», ha detto un ex obbligazionista di Banca Etruria, che risiede a Chiusi della Verna, paese dove sono 150 le famiglie sul lastrico. «Avevo obbligazioni già dal 2013 – ha raccontato una signora poi quando la banca è stata commissariata nel febbraio scorso ho chiesto di poterle vendere ma mi sono state proposte obbligazioni “sicure”.

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