«La morte dei nostri figli non ha insegnato nulla»
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fonte:
- La Sicilia.it
CAMPOBASSO. La ferita, dodici anni dopo, è ancora assolutamente aperta. La piccola comunità di San Giuliano di Puglia, il Comune molisano dove il 31 ottobre del 2002, dopo una scossa di terremoto, crollò la scuola del paese causando la morte di 27 bambini e della loro maestra, vive ogni suo giorno con la mente rivolta a quella tragica giornata. Il centro abitato è stato tutto ricostruito, ma per tutti è impossibile dimenticare quei piccoli bambini finiti sotto le macerie della scuola che doveva proteggerli. Ed è per questo che i dati del Censis, dati che denunciano la mancanza di sicurezza nelle aule di tutta Italia, qui provocano molta rabbia. Rabbia che è tutta nelle parole di Antonio Morelli, uno dei genitori dei bambini morti sotto la “Jovine” e che è a capo del Comitato dei familiari delle vittime. «Dopo San Giuliano – accusa – le cose invece di migliorare sono peggiorate perché ogni governo che è arrivato ha solo tolto fondi alla scuola. Anziché togliere fondi ai partiti li hanno tolti alle scuole. Di conseguenza la sicurezza è venuta sempre meno, ma noi l’ abbiamo sempre denunciato». Per Morelli quello che è successo alla “Jovine” non ha portato ad una inversione di rotta: «La morte dei nostri figli non è servita a nulla, non ha insegnato niente a nessuno, soprattutto ai politici». È con loro che si arrabbia il presidente del Comitato, anche se spera in Matteo Renzi. «Oggi forse il premier ha finalmente rilanciato il tema della sicurezza nelle scuole, quantomeno lui ne parla e dice che a breve partiranno i cantieri. Allora noi lo aspettiamo al varco, aspettiamo che si passi IL CODACONS dalle parole ai fatti. Io gli ho anche mandato una lettera e l’ ho invitato a fare una visita a San Giuliano, laddove è nato il problema. Qui oggi c’ è una scuola sicura, dopo il tributo che abbiamo pagato è il minimo che si poteva fare». E infatti la nuova Jovine è considerata oggi la scuola più sicura d’ Italia, costruita con le tecniche più avanzate. Certo, non si può dire lo stesso degli altri paesi terremotati del Molise: in alcuni si sono realizzati i nuovi edifici a norma, in altri ancora oggi, dodici anni dopo, si fa lezione nei prefabbricati di legno. Proprio dal Molise parte il ragionamento del sindaco di San Giuliano, Luigi Barbieri: «Forse solo in Molise qualcosina in più si è fatta a seguito dello stanziamento di fondi avvenuto dopo il terremoto – sottolinea – ma la situazione resta grave in tutta Italia e rischiamo di piangere altre vittime. L’ appello che rivolgiamo da anni è: mai più una nuova San Giuliano, ma bisogna farlo concretamente, con iniziative e fondi precisi». Dal Comitato dei familiari delle vittime della “Jovine”, negli anni passati era partita l’ iniziativa per una apposita legge di iniziativa popolare per la sicurezza delle scuole. La proposta fu fatta propria da parlamentari di tutti gli schieramenti politici: poi più nulla, resta una “proposta” chiusa in qualche cassetto del Parlamento.
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