1 Ottobre 2011

La moda dà un´altra spinta ai prezzi a Milano l´inflazione più alta d´Italia

La moda dà un´altra spinta ai prezzi a Milano l´inflazione più alta d´Italia
 

Mai così alta da quindici anni. A Milano l´inflazione non rallenta la sua corsa e arriva a quota 4,1 per cento rispetto al 2010. Il dato è più alto di un punto rispetto alla media nazionale – che questo mese si attesta al 3,1 per cento – e supera dello 0,9 quello di agosto. Ma soprattutto, è il tasso più elevato dal luglio 1996, quando in città l´indice dei prezzi al consumo sfiorò il 4,4 per cento. Un record tutto milanese, che va dagli alimentari ai trasporti, passando per i servizi ospedalieri e le rette scolastiche, fino ai ristoranti e agli alberghi. Che, complice la settimana della Moda appena conclusasi, registrano un più 33 per cento su base mensile e un più 22,4 su base annua. Una corsa, quella dell´inflazione, che non accenna a fermarsi dallo scorso gennaio: all´inizio dell´anno l´indice era all´1,6, meno della metà dell´attuale. Oggi, il tasso è il più alto a livello nazionale: a Bari l´inflazione si è attestata al 4 per cento, a Roma e Bologna al 3,4, a Venezia al 3 e Torino al 2,4. Un primato che si somma al caro-prezzi cittadino: a Milano lo stesso carrello della spesa costa almeno il 10 per cento in più che nelle altre città italiane. Nonostante i consumi, nel 2010, in Lombardia siano diminuiti dello 0,8 per cento, a fronte della stabilità nazionale. Ad aumentare di più sono i prezzi dei trasporti – le tariffe dei taxi in un anno sono cresciute del 4,4 per cento, quelle dei treni del 13,5 – e degli alimentari, il cui indice sfiora quota 3,5. Con il record della colazione mattutina: in un anno il prezzo del caffè è aumentato del 22 per cento e quello dello zucchero del 16, la marmellata costa il 6,1 per cento in più e lo yogurt il 4,8. E ancora: le tariffe dei dentisti sono aumentate del 2,4 e quelle dei medici specialistici del 3,8, le rette degli asili del 4,8, le calzature e l´abbigliamento rispettivamente dell´1,1 e dell´1,4 per cento. «Gli aumenti dell´Iva dal 20 al 21 percento, dei biglietti Atm e delle tariffe alberghiere durante la Settimana della Moda – spiega Giuliano Noci, vice direttore della Business School del Politecnico – hanno inciso sull´inflazione a livello mensile. A questo, si aggiunge il divario di un punto percentuale rispetto alla media nazionale, dovuto al fatto che Milano attira visitatori di fascia alta. Ovvero, russi, cinesi e giapponesi, che considerano la città un "cancello" d´Italia e sono disposti a pagare per i prodotti in vendita cifre più elevate che altrove». Risultato? A Milano la domanda è più sostenuta che nel resto del Paese. «Questo permette alle imprese di alzare i prezzi dei prodotti con la certezza di riuscire a venderli comunque – aggiunge Giuseppe Ferraguto, docente di Economia della Bocconi – In questo modo, le ditte ammortizzano gli aumenti legati a trasporti e caro-petrolio e non perdono guadagni». Ad ampliarsi è soprattutto la forbice tra chi ha un budget mensile elevato e chi no: «A pagare le conseguenze della corsa dei prezzi – conclude Ferraguto – sono le fasce più deboli, che sostengono meno la domanda. Ma che sono la maggior parte della popolazione». Per questo, le associazioni dei consumatori lanciano un appello: «Il Comune – chiede Marco Donzelli, presidente del Codacons – aumenti i controlli della polizia annonaria, multando i negozianti che alzano i prezzi in modo fraudolento». Ma non solo sanzioni: la proposta che i consumatori avanzano alla giunta è quella di creare un "bollino" per i commercianti virtuosi, «che accettino di mantenere fissi i prezzi per sei mesi. Così – conclude Donzelli – i cittadini saranno protetti dai rincari. E forse si eviterà quella stangata di fine anno che, al momento, appare inevitabile».

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