13 settembre 2017

La ministra dice sì al telefonino in classe Sarà contento il prof

 

“Cogli l’ attimo”? Dimenticatelo. Il prof che con amore e passione si affanna a stuzzicare la vostra immaginazione? Dimenticate pure quello. Quell’ altro che, pure lui, ancora si ostina a voler insegnare a scrivere (sì, scrivere, anche agli universitari che pare abbiano qualche difficoltà con l’ italiano), leggere e far di conto? Roba antica. Superata. Gli studenti, da qui a un po’, non saranno più obbligati a guardare in direzione cattedra. Tanto potranno portare in classe lo smartphone, o più banalmente il cellulare. Con il benestare della ministra dell’ Istruzione. Ma mica per collegarsi a Facebook, chattare su WhatsApp o giocare ininterrottamente. No, no. Per apprendere. Cosa non è dato sapere. «Quello che autorizzeremo», assicura Valeria Fedeli intervistata da Repubblica, «non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico». E già ce lo immaginiamo questo miracoloso strumento didattico in grado di unire i ragazzi in una scuola che cade a pezzi, in una scuola con gli insegnanti che fanno su e giù, in una scuola che pesa sempre di più sulle famiglie, in una scuola che non boccia più. Quando, si chiede il Codacons, la ministra autorizzerà i ragazzi anche a bere e fumare in aula? In questa storia dell’ assurdo, a guadagnarci saranno i prof. Non avranno bisogno più di attirare l’ attenzione. Un cellulare li sostituirà. Di diritto. E gli studenti saranno un tutt’ uno con la solitudine digitale.