15 Luglio 2016

La mappa del rischio

La mappa del rischio

di Rosario Di Raimondo è la maledizione dell’ autostrada. Quella che arriva ogni anno. Come le feste comandante accompagnate da quel senso di impotenza che suggerisce di «non poterci far nulla». E sperare solo di essere fortunati, almeno un po’ di più rispetto allo scorso anno visto che incombe l’ esodo estivo 2016. La consolazione è che si tratta di un incubo «democratico». Condiviso. Vale per gli automobilisti italiani, ma anche per gli stranieri per i quali le nostre autostrade sono quasi un oggetto di studio. Ogni anno, probabilmente allo stesso chilometro: lì c’ è sicuramente lo «stesso» cantiere. Accompagnato dallo stupore che a distanza di tempo non sia accaduto nulla. Agli italiani meno. Ci si riconosce «l’ allenamento». L’ abitudine alla disperazione: in auto, sotto il sole con la famiglia. Milioni di automobilisti potrebbero raccontare a modo loro quei seimila chilometri che ci legano come vasi sanguigni. Una metafora, nel bene e nel male, del Paese. Senza dimenticare il mantra (spesso segnalato sulle frequenze di Isoradio): «Barberino del Mugello…» dove incombe spesso un problema. C’ è chi sull’ autostrada ci vive e lavora, chi la attraversa solo quando è necessario, chi la evita come la peste. Francesco Tamburella è uno di quelli che la studia. Per il Codacons, l’ associazione dei consumatori, raccoglie migliaia di critiche che arrivano dagli automobilisti: «Nell’ ultimo anno abbiamo ricevuto circa quattromila segnalazioni. Molti si lamentano della manutenzione: copertoni o imballaggi lungo la carreggiata, vegetazione che copre i cartelli o la benzina più costosa rispetto alla città con rincari fino al 10 per cento. Oppure c’ è chi giudica scarsa l’ informazione sui pannelli luminosi e in radio» dice Tamburella. Punto dolente, le aree di servizio. Dimenticate il ristoro chic aperto da poco sulla Secchia Ovest, il tratto di A1 vicino Modena, dove grazie a un patto tra Autogrill e Eataly la rustichella lascia il posto alla tagliata o alla pizza cotta nel forno a legna. «Troppo spesso i bagni sono sporchi, i prodotti del bar scadenti, la merce dei negozietti vergognosa» aggiunge Tamburella. Alcune strade sono vecchie e pericolose, come l’ A10 tra Savona e Ventimiglia, che non ha la corsia d’ emergenza. Altre hanno dei evidenti problemi strutturali. Enrico Pagliari, coordinatore dell’ area tecnica Aci (Automobile Club Italia), racconta che una volta, negli anni Settanta, «eravamo i migliori al mondo nel progettarle. Poi ci siamo fermati». E oggi spiega i difetti principali della rete: «In generale, credo servirebbe una manutenzione migliore e programmata, che i concessionari sono obbligati a tenere in perfetto ordine, dalla qualità dell’ asfalto alla segnaletica. Poi bisogna intervenire sulle infrastrutture. A partire dagli svincoli non ben segnalati che causano rallentamenti e tamponamenti. E studiare le uscite solo in tratti rettilinei, visibili, non dopo una curva. Ci sono dei punti che conosciamo bene, come nell’ A9 Genova – Chiasso o nella tangenziale est di Milano». Ma non tutto va così male. Parola di tecnico. Pagliari ha la sua autostrada preferita: «La bretella tra San Cesario e Fiano. Tecnologie nuove, il tracciato non è rettilineo ma curvilineo e “delicato” e consente uniformità nella guida. E alcuni tratti nuovi della Salerno-Reggio Calabria. Sì, in alcuni casi i lavori sono stati fatti bene». A proposito di Salerno-Reggio: il sito dell’ Anas pubblica un contatore che in tempo reale indica quanti giorni, ore, minuti e secondi mancano al completamento di quel lembo di terra che doveva «unire le genti del Mezzogiorno», come recitava la targa posta in occasione dell’ avvio dei lavori. Era il 1962, presidente del Consiglio Amintore Fanfani, foto in bianco e nero. «Una grande via del traffico e del lavoro». Il traffico c’ è. Il contatore scandisce i poco più di quei 5 mesi. Il premier Renzi la vuole pronta entro il 22 dicembre, come un regalo di Natale (nel 2015, il 23 dicembre, venne inaugurata la Variante di Valico). L’ Anas assicura che sarà una smart road, grazie a un bando da 20 milioni di euro che la renderà super tecnologica. Sul sito di Autostrade c’ è un elenco dettagliato di lavori in corso o programmati. Nel momento in cui scriviamo contiamo 70 ordinanze: la maggioranza sulla Milano-Napoli, Milano-Genova, Bologna-Taranto, Napoli-Canosa. In autostrada c’ è anche chi perde la vita. Da gennaio a giugno 2016, rileva il database della Polizia, le vittime sono state 101 e i feriti 6.427. Il rapporto più completo è quello Aci-Istat sul 2014 (pubblicato a fine 2015). Gli incidenti sono stati 9.148 (il 5,2 per cento del totale sulle strade italiane), 15.290 i feriti e 287 i decessi. Le cinque Regioni più «coinvolte» sono state Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Campania. Tutte al sud le province maglia nera: Enna, Avellino, Messina, Reggio Calabria, Cosenza e Frosinone. Sempre al 2014 risale l’ ultima classifica Aci sui tratti dove si verificano più incidenti per chilometro. Ai primi posti l’ A24 tra il Grande raccordo anulare di Roma e Portonaccio (11,67 incidenti/km), lo stesso Gra (9,94), il raccordo autostradale di Reggio Calabria, il tratto di A1 che da Napoli conduce all’ aeroporto di Capodichino e l’ A18 per Catania. Seguono le tangenziali di Torino, Bologna e Milano. L’ A1, anche per via della sua lunghezza, è quella che ha registrato più morti: 51. Rispetto al 2010 si sono fatti dei passi avanti: in quell’ anno gli incidenti furono 12.079, i feriti oltre 20mila, i decessi 376. Entro il 2020, l’ Europa proverà a cancellare il numero di vittimedell’ asfalto. Secondo uno studio Aiscat, l’ associazione che rappresenta 27 concessionari e 6 mila chilometri di rete, il traffico sulle autostrade nel 2014 è aumentato del 46 per cento rispetto al 1990, e nello stesso periodo i morti sono diminuiti del 70 per cento. Massimo Schintu, segretario generale Aiscat, dice: «I risultati ottenuti mostrano che si è lavorato bene. Ma certi sforzi rischiano di essere vanificati dai cattivi comportamenti degli automobilisti». Su quello che c’ è da fare per migliorare la rete, aggiun «Negli ultimi 2 anni sono stati aperti al traffico circa 200 km di nuove tratte, oltre l’ 80 per cento della rete ha una pavimentazione drenante e fonoassorbente, 36 sale radio operative h24 tutti i giorni dell’ anno». Uno dei grandi problemi sono i limiti di velocità non sempre rispettati dagli automobilisti. Su questo interviene Austotrade per l’ Italia che analizza l’ impatto della tecnologia tutor sulla Rete. «Il sistema è stato installato lungo quelle tratte che avevano tassi di mortalità superiori alla media. Attualmente il tutor è attivo su oltre 2.500 km e ha permesso, nei primi 12 mesi di funzionamento, di registrare una significativa riduzione della velocità media (-15 per cento) e della velocità di picco (-25 per cento), determinando anche una netta diminuzione dell’ incidentalità e delle conseguenze alle persone. Il tasso di mortalità è stato abbattuto del 51 per cento». Come dire, che ogni anno vengono salvate 300 vite. Lavori in corso e «sindrome» da cantieri lungo i 6 mila chilometri di rete che saranno presi d’ assalto per le vacanze. E su sicurezza e manutenzione c’ è da fare…

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