La manovra taglia anche i giudici tributari Il governo: “Correzione dopo l’ estate”
ROMA «LA GIUSTIZIA tributaria non può essere trattata come la Cenerentola della giurisdizione, anche per gli interessi economici dello Stato che sono in gioco. Un decreto correttivo della manovra finanziaria su questo punto, dopo la pausa estiva, è fra gli obiettivi del governo». Maurizio Leo, deputato Pdl e presidente della Commissione bicamerale di vigilanza sull’ Anagrafe tributaria, risponde all’ appello dei giudici chiamati a decidere sul contenzioso fiscale. Il segnale d’ apertura dall’ interno della maggioranza, a rivedere la miniriforma del settore inserita nella manovra, arriva dopo che Giorgio Fiorenza, componente «laico» (di nomina parlamentare) del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, ha promosso una tavola rotonda per segnalare il rischio di un «effetto devastante» delle nuove norme su organici, carichi di lavoro, cause arretrate e, quindi, su tutti i contribuenti. Il tasto più dolente è il nuovo regime dell’ incompatibilità: «Questa riforma tende a ridurre il numero dei giudici che provengono dalle libere professioni, per ampliare quello dei magistrati che operano nel civile, nel penale, nell’ amministrativo e nel contabile – spiega Fiorenza -. Questo dipende dal dubbio che i componenti ‘ laici’ delle commissioni tributarie risultino troppo favorevoli al contribuente che, statistiche alla mano, vince il proprio ricorso nel 42% dei casi». Una chiave di lettura che stimola Carlo Rienzi, presidente del Codacons: «I cittadini sono stanchi della schizofrenia dei politici: cosa c’ entra la riforma della giustizia tributaria con la manovra economica? Quei cinque miliardi di vittorie dei cittadini nei giudizi non ci saranno più perchè verranno a mancare i giudici».
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