31 Ottobre 2013

La lunga marcia delle class action

La lunga marcia delle class action

 

Tempi lunghi e procedure complesse. La class action all’ italiana non assomiglia a quella americana. Ma le «azioni collettive» avviate dalle associazioni di tutela dei consumatori qualche risultato l’ hanno portato a casa anche nella Penisola. Magari perché aziende e imprese hanno temuto il peggio e scelto di accordarsi. Le class action sono quelle azioni legali mosse da un gruppo di persone che, unite da una questione comune, chiedono che la soluzione processuale avvenga con effetti ultra partes. Per tutti. «Le class action in Italia sono un po’ una presa in giro – spiega l’ avvocato Marco Donzelli, presidente del Codacons -: la struttura processuale non è concepita per ostacolare le aziende né per ottenere risarcimenti. L’ unica andata a buon fine è quella sull’ inefficacia dei test per l’ influenza suina: indennizzo, ma nessuna sanzione all’ azienda produttrice» sottolinea il presidente del movimento che si è mosso contro Milano Ristorazione, Trenord e Atm. Le azioni, oggi, sono in fase istruttoria: sapremo solo tra qualche mese se gli alunni delle scuole milanesi hanno ragione quando dicono che il cibo delle loro mense è immangiabile, o se i pendolari coinvolti nel caos di ritardi causato per 15 giorni dal cambio di software delle Ferrovie nel dicembre dell’ abbo scorso verranno risarciti, così come i passeggeri intrappolati nel metrò a causa dello sciopero dei mezzi pubblici dell’ ottobre 2012. «È uno strumento imperfetto, ma a volte la class action può avere effetti quasi immediati. Nel caso di Apple, l’ abbiamo depositata il 5 settembre 2012 e, pochi giorni dopo, la società di Cupertino si è adeguata alla legislazione italiana in tema di garanzie dei prodotti, passando da un solo anno a due: era parte di quanto chiedevamo a nome di Federconsumatori. Sarà un caso?» si chiede l’ avvocato Massimo Cerniglia in attesa che il giudice (a dicembre) valuti l’ ammissibilità per i rimborsi delle costose estensioni di garanzia acquistate dai fan della «mela» morsicata. La tesi: «I clienti sono stati indotti all’ acquisto con pratiche commerciali scorrette». È andata meglio, per i correntisti, con Banca Popolare di Milano: «Pochi mesi dopo aver depositato la class action per i bond convertiti in derivati – continua Cerniglia – siamo stati convocati per aprire una trattativa e abbiamo sottoscritto una rapida intesa: 40 milioni ai risparmiatori che con i titoli Convertendo subirono perdite ingenti». Sarà anche un’ arma di Diritto un po’ spuntata, dicono i legali, ma l’«azione di classe» resta strumento di difesa. «Negli Usa, basta essere cliente di una banca o di un’ assicurazione per aderire a una class action ». In Italia, no. Spiega Paolo Martinello, avvocato e presidente di Altroconsumo: «Da noi, i consumatori devono firmare. Quando c’ è ammissibilità, le associazioni devono pubblicizzare su mezzi stabiliti dal giudice, pagando gli spazi su quotidiani e rischiando che nessuno veda gli annunci». Il bilancio: Altroconsumo ha promosso azioni contro Trenord e Intesa San Paolo (per commissioni illecite), mentre ha già visto dichiarare inammissibile l’ istanza contro la Rai (nonostante 50 mila pre-adesioni). «Le associazioni hanno la possibilità di agire su due fronti – spiega il segretario generale nazionale del Movimento Consumatori, Alessandro Mostaccio -. Il primo è l’ azione inibitoria: eliminare una clausola vessatoria contrattuale. Ne abbiamo fatte molte, soprattutto con i gestori telefonici che pretendevano cifre astronomiche per passare dall’ uno all’ altro. Ma anche con Groupalia, che ora si assume la responsabilità in caso d’ inadempienza di un partner». Secondo fronte, le azioni risarcitorie: «Noi non le facciamo. Sono pericolose e troppo costose: l’ obbligo di pubblicità peserebbe troppo sul nostro bilancio». Le azioni collettive non riguardano solo servizi o prodotti, treni in ritardo o incauti acquisti. Il «verde» Enrico Fedrighini e l’ avvocato Claudio Linzola hanno raccolto le adesioni dei milanesi e avviato nel 2011 una class action contro Comune e Regione. L’ accusa: gli enti locali non fanno abbastanza per limitare le emissioni di polveri sottili (Pm10). «L’ Ue ha aperto una procedura d’ infrazione e sta per multarci affinché si capisca le città italiane non possono soffocare nell’ inerzia delle amministrazioni. La nostra class action procede». Udienza prevista: luglio 2014. Anna Tagliacarne RIPRODUZIONE RISERVATA.
anna tagliacarne

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