“La legge sul made in Italy? Un passo avanti ma non basta”
-
fonte:
- La Nazione
FIRENZE – ORA CHE il «made in Italy» è legge, dopo il via libera bipartisan nella commissione Attività produttive sulla riforma per tutelare i marchi, imprenditori e consumatori si aspettano che l’ Europa non metta ostacoli alla difesa dei prodotti italiani. Contro le «brutte copie» soprattutto nel settore tessile, abbigliamento e calzaturiero, c’ è la trincea del «fatto prevalentemente in Italia». «E’ stato un passo avanti importante – è il commento di Ferruccio Ferragamo , presidente della Salvatore Ferragamo spa – anche se non è il massimo per chi produce completamente in Italia. La speranza è che l’ Ue accompagni l’ Italia in questa sua battaglia, anche se la legge non è perfettamente in linea con i dettami di Bruxelles. E’ un diritto del consumatore sapere dove è fatto quello che compra. Questi sono piccoli passi, l’ informazione non è ancora il massimo della trasparenza. Ma se l’ Europa non capisce che i prodotti europei vanno tutelati, farà sempre il gioco dei Paesi che rispettano meno le regole». Anche per il presidente degli industriali di Prato, Riccardo Marini , la legge è un passo avanti. «Purtroppo è limitata al territorio italiano – è la tesi di Marini – e non copre tutto quello che ritenevamo potesse tutelare. Combatte più il falso che viene smerciato in Italia, piuttosto che i prodotti italiani all’ estero. In Francia e Inghilterra i ‘ falsari’ potranno tranquillamente fare ciò che hanno fatto finora. Comunque la legge può fare da stimolo, affinché l’ Europa prenda coscienza del problema e capisca che deve tutelare le sue imprese. Oggi non ci sono i numeri sufficienti per convincere gli Stati membri a darsi nuove regole». Il presidente di Pitti Immagine Gaetano Marzotto è più ottimista: «E’ una legge che andava portata avanti, ne stiamo discutendo da troppi anni. Negli Usa e perfino in Cina i consumatori sono tutelati con le etichette contro i falsari, il Made in Italy è una difesa per chi compra. Ma sarebbe ridicolo varare una legge solo per l’ Italia. Il passaggio essenziale sarebbe superare le resistenze delle lobby del Nord Europa, pilotate dai grandi distributori, che importano prodotti dall’ Estremo Oriente e li targano con il nome delle catene. La legge è estremamente positiva, il made in Italy di qualità ne trarrà vantaggio, ma ora bisognerà farla rispettare». Anche i consumatori sono in linea. «La prima impressione – è la tesi di Silvia Bartolini , presidente regionale Codacons – è positiva, soprattutto per le nostre imprese. Le nuove norme possono fare da argine alla piaga delle contraffazioni, almeno difenderanno i marchi di prestigio dall’ assalto degli abusivi».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
